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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

marzo 27, 2007

Inarcobaleno uno


Indistinto, il mio futuro è indistinto. Non vedo molto distante, giusto la strada che mi riporta a casa dal lavoro, in mezzo a questo traffico da girone dantesco; non riesco a procedere sono bloccato, anche qui, come nella mia vita. Cerco inutilmente di cambiare la corsia, quella che sembra più libera ma anche di là non si procede. Sono di nuovo fermo. Aspetto paziente che qualcosa accada, che si liberi magicamente la lunga fila che percorre questa dannata tangenziale, ma non so quando accadrà e nemmeno quando riuscirò ad arrivare alla meta. Ma se qui almeno so dove alla fine mi porterà questa lunga attesa, nella mia vita no. Eppure faccio parte di quelle persone che, nella società di oggi, risultano essere tra quelle più felici e sicure, invece niente, non so dove ho sbagliato. Anzi, lo so ma non voglio pensarci, sarebbe assai più difficile poter procedere. Ho una bellissima moglie dei figli meravigliosi, un maschio e una femmina, la possibilità di fare qualche viaggio, andare a cena fuori con la famiglia, ma non sono felice. Chissà cosa mi è preso oggi, di solito sono di ottimo umore quando rientro. Posso riabbracciare i miei figli, dare un bacio alla mia adorata moglie, ma niente oggi non va. Il mio ottimismo è svanito. Non mi ricordo quando è iniziata questa inquietudine, ma so per certo che è accaduto al lavoro. Assì ora ricordo bene: ci hanno comunicato che l'azienda va male e che ci saranno licenziamenti. A partire, come sempre, da quelli più anziani, costano di più. E io sono tra i più anziani, non so che fare. Come raccontare questa situazione in casa. Trentatre anni di lavoro, sempre nella stessa azienda, e ora mi buttano come uno strofinaccio troppo consunto per essere usato. Si certo, troverò un altro posto di lavoro, ma dove? Non ho più la forza di ricominciare e non sono nemmeno così certo che la mia professionalità potrà in qualche modo interessare a qualcuno. E ora che faccio? Leggo che daranno gli incentivi per rimanere anche dopo la pensione, mentre qualcuno dice che 57 anni per andare in pensione è comunque una vergogna, e poi di colpo sei rottamato. Via, non servi più. Le scelte fatte da una intera vita diventano degli incubi notturni. Se quella volta avessi preso altre strade, ma, come su questa tangenziale, le altre strade non danno garanzie. Pensare che volevo fare il contadino e l'allevatore. Mi sono sempre piaciuti gli animali. Il verde della natura, non quello contaminato da pesticidi e OGM, ma quello della puzza di vacca. Quello in cui eri certo di ciò che ci avevano messo sopra. Il campo dove crescevano i cocomeri giganti, ma buoni e saporiti. Il grande cocomero di Charlie Brown. E, come ho sempre fatto, sarei stato comunque controcorrente. Avrei coltivato gli animali con l'erba e il foraggio, concimato con le cacche delle mucche. Insomma un contadino un po' strano per questi tempi. Ma felice di poter mangiare quello che io avevo contribuito a fare. Invece ora ho la gestione del recupero crediti, contribuisco a mandare sul lastrico le persone, e mangio grazie al fatto che altri non riescono a mangiare. Non si tratta mai di grandi imprese, quelle non vengono neanche sfiorate dal recupero credito, ma da famiglie che hanno rincorso il benessero e hanno fatto i "debiti" per comprarsi il nuovo televisore al plasma o pagato a rate le vacanze che non si potevano permettere, acquistato la nuova play station 3 o il nuovo cellulare Iphone, con le nuove bellissime tecnologie. Poi però sono arrivati gli "imprevisti", proprio come a Monopoli, e sono stati male o sono stati licenziati, porca puttana proprio come accadrà a me, e non hanno trovato un lavoro subito e i debiti si sono accumulati e sono esplosi guardando la TV al plasma, giocando alla play station, oramai sempre con gli stessi giochi, telefonando disperato con l'Iphon perchè qualcuno potesse dargli un aiuto, non dei soldi ma un aiuto per trovare un posto di lavoro. La vacanza rigenerante, "si vive una volta sola, almeno una volta l'anno facciamo una bella vacanza", è ormai messa nel dimenticatoio e sei da solo con i tuoi "debiti". Però hai contributo alla ricchezza nazionale, hai speso fino all'ultimo quattrino in cose inutili ma necessarie per vivere felice. Già perchè è proprio quello che succede, sei in un vortice, dove, se non possiedi, non sei nessuno e ti senti infelice perchè non possiedi. Avessimo tutti fatto la scelta di diventare contadini, magari il televisore era quello col tubo catodico di pochi euro senza parabola e senza "pay Tv" come si dice ormai, ma nessuno ti veniva a bussare alla porta, esigendo il pagamento. Nessuno ti telefonava ogni giorno minacciandoti di toglierti tutto (il televisore ormai no, è diventato un bene necessario, probabilmente perchè altrimenti non vedi la pubblicità di qualche nuovo prodotto che, passato questo triste periodo, potrai andare a comprare). Magari non mangiavi le fragole a dicembre o l'uva in gennaio, però qualcosa da mettere sotto i denti l'avresti avuta. Sto divagando e mi distraggo dalla guida, con questo traffico devo essere attento, non si sa mai di colpo la coda potrebbe sparire.

La Malinconia


Malinconia
la vita mia
struggi terribilmente;
e non v'è al mondo, non c'è al mondo niente
che mi divaghi.

Niente, o una sola
casa. Figliola,
quella per me saresti.
S'apre una porta; in tue succinte vesti
entri, e mi smaghi.

Piccola tanto,
fugace incanto
di primavera. I biondi
riccioli molti nel berretto ascondi,
altri ne ostenti.

Ma giovinezza,
torbida ebbrezza,
passa, passa l'amore.
Restan sì tristi nel dolente cuore,
presentimenti.

Malinconia,
la vita mia
amò lieta una cosa,
sempre: la Morte. Or quasi è dolorosa,
ch'altro non spero.

Quando non s'ama
più, non si chiama
lei la liberatrice;
e nel dolore non fa più felice
il suo pensiero.

Io non sapevo
questo; ora bevo
l'ultimo sorso amaro
dell'esperienza. Oh quanto è mai più caro
il pensier della morte,

al giovanetto,
che a un primo affetto
cangia colore e trema.
Non ama il vecchio la tomba: suprema
crudeltà della sorte.


Umberto Saba

marzo 26, 2007

A muso duro.




Pierangelo Bertoli
F.Urzino - P.A.Bertoli
(1979)
E adesso che farò, non so che dire e ho freddo come quando stavo solo ho sempre scritto i versi con la penna non ordini precisi di lavoro. Ho sempre odiato i porci ed i ruffiani e quelli che rubavano un salario i falsi che si fanno una carriera con certe prestazioni fuori orarioCanterò le mie canzoni per la strada ed affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.Ho speso quattro secoli di vita e ho fatto mille viaggi nei deserti perché volevo dire ciò che penso volevo andare avanti ad occhi aperti adesso dovrei fare le canzoni con i dosaggi esatti degli esperti magari poi vestirmi come un fesso per fare il deficiente nei concerti.Canterò le mie canzoni per la strada ed affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.Non so se sono stato mai poeta e non mi importa niente di saperlo riempirò i bicchieri del mio vino non so com'è però vi invito a berlo e le masturbazioni celebrali le lascio a chi è maturo al punto giusto le mie canzoni voglio raccontarle a chi sa masturbarsi per il gusto.Canterò le mie canzoni per la strada ed affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.E non so se avrò gli amici a farmi il coro o se avrò soltanto volti sconosciuti canterò le mie canzoni a tutti loro e alla fine della strada potrò dire che i miei giorni li ho vissuti