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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

maggio 07, 2007

Diamanda Galas


"Ho la faccia severa, come tutte le donne greche". E una straordinaria voce in grado di fare a pezzi convenzioni e ipocrisie. Storia di un'artista che canta la tragedia dell'Aids, e che ama in egual modo la Callas e Ornette Coleman

Intervista a cura di Damir Ivic (in collaborazione con Andrea Prevignano)
A torso nudo, gocciolante vernice rossa, la faccia dura come pietra. Così si presentò nel '94 a Torino Diamanda Galas, in occasione di un concerto che raccolse due performance. Sola sul palco, la voce e un pianoforte, le americane a illuminare il palco con luce rossa e blu. L'urlo straziato di Wild Women With Steak Knives e i blues e i gospel vellutati e sofferenti, rauchi e commoventi di The Singer. Questo era lo spettacolo di Diamanda Galas, la summa di tutta la sua attività artistica, a ben guardare.
Quattro ottave di estensione al servizio non bel canto, bensì di una sofferta ricerca dei limiti dello strumento voce e della narrazione, senza mezze misure e cautele autocensorie, di temi terribili: l'Aids, il disagio mentale, la guerra. Non può dirsi piacevole o di facile ascolto la voce della Galas, così come le sue opere non si prestano ad uso di commercio. Frutto forse, questa vocalità esasperata, di un divieto, quello di genitori greci di religione ortodossa emigrati a San Diego, che nel canto intuivano un'espressione artistica peccaminosa. Il peccato, appunto, o meglio, il concetto insito, è un argomento che turba e affascina la Galas: "Contro chi ritiene la mia arte peccaminosa e il mio linguaggio immondo posso solamente dire: 'Se pensate che vesta i panni dell'osceno, allora sappiate: mi ci sento a mio agio'".
Il peccato, nel vangelo deviante di Diamanda Galas, alligna nelle menti degli alfieri del moralismo e dell'ipocrisia, come testimonia You Must Be Certain Of The Devil, la terza parte della trilogia Masque Of The Red Death dedicata al dramma dell'Aids. "Il male, il diavolo sta là dove stanno i codardi, gli uomini spiritualmente impotenti, gli omofobi, chi si ostina a non guardare, chi diserta la realtà". Amen.

Per saperne di più: http://www.kwmusica.kataweb.it/kwmusica/pp_scheda.jsp?idContent=65792&idCategory=2028&pageIndex=1

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