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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

luglio 30, 2007

Lettura applicata.


Quando si voglione trovare soluzioni alla vita direttamente da un libro scritto in un'epoca remota, la lettura applicata può dare questi risultati.
La signora Laura Schlessinger fornisce consigli sessuali agli ascoltatori di una radio americana. Si tratta di una signora che soffre di un livello di bigottisimo inimmaginabile per noi. Nonostante gli esempi quotidiani che ci circondano. Nel 2002 la signora Laura Schlesinger ha dichiarato che un ebreo ortodosso osservante deve considerare l'omosessualità un abominio così come previsto dal Levitico 18,22, senza alcuna eccezione e senza possibilità alcuna di tolleranza.
Jeffrey Kohen, presidente di una società di Denver che vende magliette tramite web, le ha scritto la lettera che segue per poter avere altri preziosi consigli da parte della signora in questione. Mi auguro sia un argomento di riflessione rispetto alle molte persone che non utilizzano il libero arbitrio e, soprattutto, chiudono le discussioni con un "l'ha detto Dio" in maniera sprezzante precludendo ogni confronto e tolleranza delle altrui opinioni.
Cara Laura,
grazie per la tua opera educativa riguardo alla legge del Signore. Ho imparato molto dal tuo programma. Se qualcuno cerca di difendere lo stile di vita degli omosessuali, ad esempio, gli ricordo Levitico 18,22 dove si afferma che è un abominio. E il discorso finisce lì.
Tuttavia, ho bisogno dei tuoi consigli su qualche altro caso specifico.
Quando brucio un toro sull'altare in sacrificio, so di creare un aroma piacevole per il Signore (Lv 1,9). Il problema sono i miei vicini. Dicono che per loro l'aroma non è piacevole. Devo sterminarli?
Vorrei vendere mia figlia come schiava, così come contemplato in Esodo 21,7. Al giorno d'oggi, quale credi sia un prezzo equo?
So bene che non mi è consentito alcun contatto con una donna fintanto che è nel periodo di impurità mestruale (Lv 15,19-24). Il mio problema è: come faccio a saperlo? Ho provato a chiedere, ma molte delle donne a cui mi sono rivolto si sono offese.
Lv 25,44 assicura che posso avere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto di acquistarli da uno stato confinante. Un mio amico sostiene che la regola vale per il Messico ma non per il Canada. Puoi chiarire questo punto? Perché non posso diventare il proprietario di un canadese?
Uno dei miei vicini continua cocciutamente a lavorare il sabato. Esodo 35,2 prevede chiaramente che deve essere messo a morte. Ho l'obbligo morale di ucciderlo io stesso?
Un amico sostiene che benché mangiare crostacei sia un abominio (Lv 11,10), si tratta di un abominio di grado minore rispetto all'omosessualità. Puoi risolvere la questione?
Lv 21,20 afferma che non posso avvicinarmi all'altare di Dio se ho un difetto alla vista. Devo confessarti che porto gli occhiali per leggere. È veramente necessario avere dieci decimi o si può fare uno strappo alla regola?
Quasi tutti i miei amici si tagliano i capelli, comprese le basette sulle tempie, sebbene sia espressamente proibito da Lv 19,27. In che modo devono morire?
In Lv 11,6-8 apprendo che toccare la pelle di un maiale morto mi rende impuro; se metto i guanti, posso continuare a giocare a football americano? [la palla di questo sport è di cuoio e si tocca con le mani].
Mio zio ha una fattoria e infrange la regola di Lv 19,19 piantando due piante diverse nello stesso campo. Per giunta, anche sua moglie porta vestiti fatti con due filati diversi (cotone e poliestere). Mio zio bestemmia anche parecchio. È proprio necessario scomodare tutta la città per lapidarli (Lv 24,10-16)? Non basterebbe bruciarli al palo in una piccola pira di famiglia come facciamo con chi si corica con i cognati (Lv 20,14)?
So che hai studiato queste cose a fondo e confido nel tuo aiuto. Mille grazie per ricordarci che la parola del Signore è eterna e immutabile. Il tuo discepolo devoto e grande ammiratore.
Jeffrey Kohen, presidente Now and Zen Productions, Inc.

Nel caso vogliate soggiornare in paradiso passando per il purgatorio:
http://www.flickr.com/photos/alfiere/691387839/

luglio 27, 2007

Realtà


"… la Realtà è come l’immagine di noi stessi che sorge in tutti gli specchi, simulacro che esiste per noi, che insieme a noi arriva, gesticola e se ne va, e tuttavia basta andare a cercarla per incontrarla ogni volta."

J. L. Borges

luglio 26, 2007

La filosofia del marchese De Sade


C’è un primo scarto che traspare dalla scrittura di Sade da ciò che egli voleva fosse il suo sistema filosofico. Se la trascendenza viene negata con veemenza e con dovizie di argomentazioni logico-razionali, perché l’autore è ossessionato dal sacro in quanto luogo del trascendente e perché ha un bisogno continuo di negarlo, quando una volta per tutte la ragione ne ha dimostrato la natura effimera o chimerica, come spesso ama ripetere Sade? Gli serve forse come gesto profanatorio – che è anche ciò che lo stesso marchese dichiara in molti luoghi – dal quale trarre un surplus di godimento? Ma questa sembra una spiegazione insufficiente. Nel gesto sacro vive qualcosa che la società dell’Illuminismo tende a perdere, una mancanza irrecuperabile sulla sfondo della quale emerge la dicotomia fondamentale razionale/irrazionale, propria della cultura del Settecento. Più propriamente, si tratta dell’antica dicotomia razionale/a-razionale, presente già nel pensiero platonico. Ma al contrario di Platone, Sade colloca nel luogo dell’a-razionalità solamente l’istinto sessuale e in quello della razionalità il mero operare sulla materia (operatività), escludendo dal novero di ciò che esiste l’immaginativo. Ciò che è puramente intellettuale o è pura ragione o è puro nulla, per Sade pura metafisica. La spiegazione finale di ogni gesto umano, il fondamento ultimo dell’esistenza nel pensiero di Sade è l’istinto sessuale. Si tratta non solamente di un acquisto teoretico, ma di una vera e propria ossessione che investe tutta l’esistenza dell’uomo Sade, il libertino, che agisce e dello scrittore, il filosofo Sade, che ricorda e ripete l’azione. La razionalità, qui intesa come mera operatività, è allora strumento e non guida per il miglior soddisfacimento dell’istinto sessuale. Essa è la radice di tutti gli strumenti, vero e proprio principio coordinatore che predispone i mezzi materiali di cui l’istinto ha bisogno per essere soddisfatto, e di cui Sade dà, in continuazione, minuziose e spesso ripetitive descrizioni. Il toglimento della fantasia, dell’immaginazione produttiva, in quanto gioco mentale, cortocircuito della ragione che si ripiega su se stessa e non serve affatto ai sensi, cioè a soddisfare l’istinto, è operato sostituendo ad essa la complessità dei fatti sotto forma di ripetizione. Il percorso è segnato, come nelle traiettorie fisse degli elementi di una macchina. Di quella macchina estremamente complicata e in parte ancora sconosciuta - ma pur sempre macchina - che compone l’uomo inteso dal materialismo sensista dei vari Le Mattrie, D’Holbach, Condillac. 2.2 Il principio razionale del Male e l’antiplatonismo Risulta evidente il ribaltamento dello schema platonico che vede l’essere umano razionale alla continua ricerca del Sommo Bene, ove per Sade invece la ragione spinge a produrre l’esatto contrario. Se la ragione platonica in materia di piacere, ma anche il racconto mitico (si pensi al mito del carro alato), hanno il compito controllare la sessualità, di imbrigliare la dannosa sfrenatezza di eros, il pensiero di Sade pone la ragione al servizio di questa sfrenatezza sessuale. Si crea una visione del mondo in cui ogni presunta trascendenza è il simbolo fallace di una divinità ridotta a fantoccio senza senso. L’immaginazione, che per Sade è precipuamente quella religiosa, va continuamente ridicolizzata indicandone la nullità dell’oggetto, il non essere o meglio il non essere possibile del dio che afferma. L’Illuminismo fa della ragione il centro della vita umana e il fine cui l’uomo deve tendere, man mano liberandosi dai pregiudizi imposti dal potere temporale e da quello religioso. Ma nessun illuminista si rende veramente conto della natura strumentale della ragione sviluppata dalla nascente modernità o, se ciò accade, non porta il discorso razionale iniziato dal secolo dei Lumi alle sue estreme conseguenze. Sade, per primo, intuisce che se la razionalità è il mezzo più efficace che l’uomo ha a disposizione per giungere agli scopi che egli sente in sé in quanto uomo, questi non sono determinabili tramite la razionalità stessa, ma derivano da una regione dell’animo umano ancora sconosciuta, quell’inconscio che la psicanalisi scoprirà e tenterà di esplorare solo un secolo più tardi, e che il marchese qualifica genericamente come istinto. Genericamente, in quanto vago punto di accumulazione per ogni umana volizione e non concettualizzabile in quanto creare concetti è compito della sola ragione e l’istinto va al di là della sua portata, ma nondimeno potente polarità per la ragione stessa. Nel paradigma sadiano l’istinto è una tensione irrazionale, che non spinge l’uomo all’uguaglianza o alla giustizia o ad un generico anelito verso il sacro, tutte nozioni troppo generali o astratte e perciò sadianamente poco umane, ma è essenzialmente istinto sessuale di dominio. L’immaginazione è qui sotto accusa: colpevole di aver creato il fraintendimento fondamentale che vede i valori morali e la stessa garanzia di essi, l’esistenza di quel Dio, che Sade instancabilmente combatte, quali verità eterne scoperte dalla ragione. Mentre essi non sarebbero che il prodotto di una sorta di debolezza organica, di peccato originale della facoltà immaginativa che spinta dalla paura dell’ignoto, si sostituisce all’azione dell’istinto e crea una serie di fantasmi per riempire lo spazio lasciato vuoto da quest’ultimo.
Dolmancè

luglio 24, 2007

André Breton

André Breton was born in Tinchebray (Orne) the son of a shopkeeper. He spent his childhood on the Brittany coast and started early on to write poems - he knew the poet Paul Valéry while still young. Breton studied medicine and later psychiatry, and in 1921 met Freud in Vienna. He never qualified but during World War I he served in the neurological ward in Nantes and made some attempts to use Freudian methods to psychoanalyze his patients, whose disturbed images he considered remarkable. Among Breton's friends was Jacques Vaché, a wounded, rebellious soldier, who declared art to be nonsense. Vaché died of an opium overdose in 1919 in a hotel room with another young man, but his views, expressed in Lettres de guerre (1919), continued their life in the Dadaist movement.
Breton joined first in 1916 the Dadaist group, but after various quarrels continued his march forward: "Leave everything. Leave Dada. Leave your wife. Leave your mistress. Leave your hopes and fears. Leave your children in the woods. Leave the substance for the shadow. Leave your easy life, leave what you are given for the future. Set off on the road." He turned then to Surrealism and cofounded with Louis Aragon and Philippe Soupault the review Littérature. Very important for his literary work were his wartime meetings with Apollinaire. His MANIFESTE DU SURRÉALISME was published in 1924. Influenced by psychological theories, Breton defined Surrealism as "pure psychic automatism, by which an attempt is made to express, either verbally, in writing or in any other manner, the true functioning of thought. The dictation of thought, in the absence of all control by reason, excluding any aesthetic or moral preoccupation." In the Second Manifesto Breton stated that the surrealists strive to attain a "mental vantage-point (point de l'esprit) from which life and death, the real and the imaginary, past and future, communicable and incommunicable, high and low, will no longer be perceived as contradictions."
Breton and his colleagues believed that the springs of personal freedom and social liberation lay in the unconscious mind. They found examples from the works of such painters as Hieronymus Bosch and James Ensor and from the writings of Charles Baudelaire, Arthur Rimbaud, Alfred Jarry - and from the revolutionary thinking of Karl Marx. The Surrealist movement was from the beginning in a constant state of change or conflict, but its major periodicals, La Révolution surréaliste (1924-30) and Le Surréalisme au service de la révolution (1930-33), channeled cooperation and also spread ideas beyond France.
In the 1930s Breton published several collection of poems, including Mad Love (1937), a defence of an 'irrational' emotion of lovers, which used the Cinderella myth. Humor was an essential part of the Surrealists' activities and Breton also edited in 1937 an anthology on l'humour noir, which featured such writers as Swift, Kafka, Rimbaud, Poe, Lewis Carroll, and Baudelaire. "When it comes to black humor, everything designates him as the true initiator," Breton wrote on Swift. His prose has been more highly rated than his poetry, and among his masterworks from the 1920s is NADJA (1928), a portrait of Breton and a mad woman, a patient of Pierre Janet. The title refers to the name of a woman and the beginning of the Russian word for hope. Breton's first-person narrative is supplemented by forty-four photographs of places and objects which inspire the author or are connected to Nadja. In LES VASES COMMUNICANTS (1932, The Communicating Vessels) Breton explored the problems of everyday experience, dreams, and their relationship to intellect. "Anyone who has ever found himself in love has only been able to deplore the conspiracy of silence and of night which comes in the dream to surround the beloved being, even while the spirit of the sleeper is totally occupied with insignificant tasks", he wrote. "How can we retain from waking life what deserves to be retained, even if it is just so as not to be unworthy of what is best in this life itself?"
From 1927 to 1935 Breton was a member of the French Communist Party. Although he broke with the party in disgust with Stalinism and the Moscow show trials, he remained committed to Marxism. In Nadja he had said: "Subjectivity and objectivity commit a series of assaults on each other during a human life out of which the first one suffers the worse beating." With Leon Trotsky, whom he met in Mexico, he founded in 1938 the Fédération de l'Art Revolutionnaire Independant, and produced a paper on the civil liberties of an artist. When the Nazis occupied France, Breton fled to the United States with Marcel Duchamp and Max Ernst. He held there a broadcasting job and arranged a surrealist exposition at Yale in 1942. On a boat ride to Martinique in 1941 Breton met the anthropologist Claude Lévi-Strauss and discussed with him artistic creation. Lévi-Strauss criticized that Breton's definition of a work of art as the spontaneous activity of the mind opens the question of the aesthetic value of the work. Breton answered that he is "hardly interested in establishing a hierarchy of surrealist works (contrary to Aragon who once said: "If you write dreadful rubbish in an authentically surrealistic manner, it is still rubbish") - nor, as I have made clear, a hierarchy of romantic or symbolist works." (from Look, Listen, Read, by Lévi-Strauss, 1997)
During the war Breton wrote three poetic epics in which he dealt with the theme of exile. After WW II Breton traveled in the Southwest and the West Indies and returned to France in 1946. He soon became an important guru of a group of young Surrealists. In the 1940s and 1950s Breton wrote essays and collections of poems, among them ARCANE 17 (1945), a mythological work set in Canada. Breton's last poetical work, CONSTELLATIONS (1959), paralleled a series of poems with Joan Miro's gouaches. André Breton died in Paris on September 28, 1966. His three-room studio at 42 Rue Fontaine became a research center, preserved by his third wife Elisa. Breton's daughter Aube from his marriage to Jacqueline Lamba decided to put his books, drawings, paintings, sculptures, photographs, and other items on the market in 2003 after the French government did not buy the personal collections
André Breton (1896-1966) è il fondatore del Surrealismo.E' nato a Tinchebray e si è presto trasferito a Parigi, per studiare medicina. Nella Guerra del '15-'18 ha prestato servizio come psichiatra dell'esercito francese. La preparazione in psichiatria e psicologia del profondo viene utilizzata da Breton nell'elaborazione di una strategia intellettuale antirazionalista, che cerca di attuare mediante la creazione di circoli e gruppi di avanguardia intellettuale, i cui motivi sono destinati a mutare per sempre il corso della letteratura e dell'arte europee.La teoria psicanalitica del sogno, l'elaborazione di un modello energetico per l'inconscio, gli esperimenti condotti in materia di scrittura automatica vengono violentemente sottratti all'àmbito scientifico e tradotti in prassi artistiche a dir poco rivoluzionarie.E' sotto l'egida di Tzara che Breton dà impulso al movimento Dada, celebrato e messo in crisi e superato dal gruppo che avrebbe poi formalizzato l'avvento del Surrealismo. Vi partecipano giovani intellettuali come Eluard e Aragon, ma il circolo, sebbene umanamente definito, dà energia a una temperie che presto diviene di moda in Francia e, quindi, in Europa.Il primo Manifesto del Surrealismo, steso direttamente da Breton, data l'anno 1924. Quattro anni più tardi, Breton riesce a dare vita a una traduzione precisa di quegli intenti teorici con il suo romanzo capolavoro, Nadja. Altri due Manifesti vedranno la luce prima del dopoguerra: nel 1930 e nel 1942. Accanto a questi lavori si pone l'opera poetica di Breton, che pratica un distacco meno radicale dalla tradizione precedente, mantenendo fisso l'occhio sulla stella di Rimbaud e sui lavori di Paul Valéry.Dopo una fase di assoluta preminenza intellettuale, per Breton arriva il momento di essere divorato dai suoi figli. Le sue posizioni anticomuniste non vengono gradite da giovani intellettuali come Jean-Paul Sartre, che si scagliano con virulenza contro il padrinaggio culturale dei surrealisti e danno vita a una nuova stagione intellettuale.Per Breton, coerente fino alla fine, è l'inizio di un periodo di polemiche e di asti, di elaborazioni letterarie e teoriche non sempre all'altezza delle precedenti.

http://www.seaboarcreations.com/

luglio 16, 2007

Leonardo Sciascia


"Si sa che in Francia è frequente l'aggregazione di lettori particolarmente fedeli intorno al nome di certi scrittori: associazioni che si dicono di amici: Amici di France, Amici di Giraudoux, Amici di Buzzati (e credo Buzzati sia uno dei pochi scrittori stranieri a godere in Francia di una cerchia di amici); associazioni che, con quelle degli Amici del Libro, cui si debbono felicissimi incontri tra opere letterarie e artisti che le illustrano, sono segni di una civiltà intellettuale a noi quasi ignota."

Leonardo Sciascia, 3 novembre 1983

Appunto per un discorso sul mistero di Stendhal






"Perché Sciascia è diventato lo scrittore che sappiamo? E qual è stata la mossa iniziale? Ho scritto questo libro per rintracciare i punti eminenti della vita di un uomo tra i più colti e raffinati di questo secolo, formatosi - e questo andava indagato, perché ha dello straordinario - nell'angolo più povero dell'Italia più povera, violenta e dimenticata. Vero è che nella Sicilia di Sciascia erano già nati Pirandello, Quasimodo, Brancati e Vittorini, ma è altrettanto vero che Leonardo Sciascia, contrariamente a loro, non si è mai allontanato dalla terra d'origine (mai per più di un mese di seguito), e anzi ne ha fatto punto d'osservazione ideale, addirittura una metafora del mondo." Matteo Collura.

Titolo: Il maestro di Regalpetra. Vita di Leonardo Sciascia
Autore: Collura Matteo
Editore: TEA


Leonardo Sciascia, uno dei più importanti scrittori italiani contemporanei, narra la storia della Sicilia che, nei suoi aspetti positivi e negativi riflette la storia italiana dal punto di vista sia sociale sia politico. Nato a Racalmuto, vicino ad Agrigento, nel 1921, frequentò le scuole a Caltanissetta e, fino al 1968, quando divenne scrittore a tempo pieno, lavorò come impiegato ed insegnante. Membro del Partito Comunista Italiano al Comune di Palermo, fu eletto al Parlamento Italiano e a quello Europeo nelle liste del Partito Radicale. Il suo primo lavoro, Favole della dittatura, del 1950, è una satira sul fascismo. Sei anni dopo, il suo primo romanzo, Le Parrocchie di Regalpietra, narra gli effetti della politica sugli abitanti di una piccola città siciliana. Il primo giallo di Sciascia, Il giorno della civetta (1961) divenne una pietra miliare e fu l'inizio, da parte dello scrittore, dell'uso del giallo per analizzare la società italiana e siciliana in particolare. I suoi gialli sono dei punti fermi della letteratura italiana. Ricordiamo, tra i tanti: A ciascuno il suo, Todo Modo, Una storia semplice. Nel 1970 iniziò a specializzarsi nell'analisi di casi reali. Fu ispirato dal Medio Evo, dai processi dell'Inquisizione, dagli eventi precedenti la II guerra mondiale, come la morte di Raymond Roussel e la scomparsa di Maiorana, ma anche da argomenti di attualità: il suo lavoro sul rapimento e l'assassinio di Aldo Moro gli valsero una considerevole impopolarità da parte del mondo politico italiano. Morì a Palermo nel 1989.

luglio 11, 2007

Magritte il poeta dei sogni




IL SENSO E IL NON SENSO

Nel senso di esistere è imperniata la condizione umana, trovare un senso logico, concreto, corrispondente al vero, al trascendente è bisogno primario dell’uomo. La continua ricerca di un equilibrio tra il sé e l’esternazione del sé, si configura in una parabola tra etica e utopia, come quintessenza del pensiero per scorrere tra la linfa del mondo. Ma dietro l’apparente tranquillità delle cose c’è il sogno, il presagio, lo spirito, il surrealismo e lo spostamento del senso.
Il surrealismo non nega la realtà, la trasfigura, questo disorienta, sconcerta, inquieta, induce al mistero, all’enigma più dell’astrattismo. Fondamentalmente i principi basilari sono due: gli accostamenti inconsueti e le deformazioni irreali. I primi, spiegati da Max Ernst come “accoppiamento di due realtà in apparenza inconciliabili su un piano che in apparenza non è conveniente per esse".
Per libera associazione di idee si uniscono oggetti e spazi che non hanno niente in comune, distanti fra loro e appartenenti a contesti diversi. Ne risulta una visione di bellezza inedita, assurda, al limite del concepibile quasi, a voler frantumare le nostre certezze. Le seconde nascono dalla metamorfosi. Corpi, oggetti, forme rivelano la nature delle cose nella loro trasformazione in qualcos’altro. Caducità di uno stato transitorio che suggestiona la mente, suscita sensazioni sospese tra l’apparenza della realtà e il suo profondo, e induce a riflettere sul divenire comprensibile e l’onirico, il mistero, l’impenetrabile. La trasformazione della foglie in uccelli ne Le grazie naturali, 1963, di Magritte, è dialogo allo stato puro, dove nessun parametro logico viene rispettato, la visione supera la realtà, si stacca dalla sua crosta e vive libera da vincoli e da limiti.
Magritte è surrealista, estremamente surrealista tanto da risultare scomodo al surrealismo. Sia perché il suo ostinato isolamento belga lo tiene lontano dal fermento parigino, sia perché la visione, acquista sempre più spessore, valenza autonoma e importanza fondamentale, superiore e al di là della realtà.
Un percorso solitario all’interno di un movimento eterogeneo, che provoca nel 1929 la rottura con l’amiciza di Breton, quando decise di tornare in Belgio, ma già nel 1934 è il quadro di Magritte Le viol a fare da copertina al libro di Breton, Qu'est-ce que lesurréalisme?

luglio 06, 2007

Perchè i volti di razze diverse dalla nostra ci sembrano tutti uguali?


E' noto come sia particolarmente difficile distinguere fra visi di persone che appartengono a una razza diversa dalla nostra. Un esempio fra tutti: molti condividono la sensazione che i cinesi o comunque gli asiatici siano tutti uguali fra loro.Il motivo per cui questo accade è oggetto di controversia: alcuni ricercatori ritengono che esista un'innata predisposizione a processare i volti di persone della propria razza meglio di quanto non si riesca a fare con quelli appartenenti a un' altra razza, altri ritengono invece che questa "preferenza razziale" per i volti dei propri simili non sia innata, ma il frutto di un apprendimento, anche se molto precoce.Per provare a dirimere la questione Yair Bar-Haim e i suoi colleghi hanno studiato la velocità di processamento facciale di bambini di tre mesi e mezzo.I bambini provenivano da tre differenti gruppi razziali: il primo gruppo era costituito da israeliani (caucasici) nel cui ambiente erano prevalenti i contatti con caucasici, il secondo gruppo era costituito da etiopi (africani) nel cui ambiente erano prevalenti le componenti razziali africane, il terzo gruppo era costituito da israeliani africani nel cui ambiente era presente un misto di razze.I bambini sono stati messi in braccio alle mamme e sono state loro mostrate 8 coppie di volti composte da un africano e da un caucasico. Sono stati quindi misurati i punti di fissazione e la durata degli sguardi dei bimbi su ciascuna coppia di foto, ipotizzando che uno sguardo significativamente più prolungato su uno dei due volti stesse ad indicare una preferenza del bambino per quel viso in particolare. I risultati hanno dimostrato che i bambini israeliani caucasici guardano più a lungo i visi caucasici e i bambini etiopi guardano più a lungo i visi africani, ma gli israeliani africani non mostrano alcuna preferenza per l'uno o per l'altro dei gruppi razziali, avvalorando la tesi che la preferenza razziale non sia innata, ma si apprenda nel contesto in cui si vive per esposizione a un certo "ambiente facciale" prototipico.A tre mesi di età questo bias cognitivo è già completamente sviluppato. Il legame fra questo fenomeno di preferenza nel processamento dei volti non è necessariamente connesso al pregiudizio razziale, ma la frequentazione di un ambiente multirazziale in età precoce minimizza sicuramente il primo e dà senz'altro una mano a combattere il secondo.
"Scegli i tuoi amici per il loro carattere e le scarpe per il loro colore. Scegliere le scarpe in base al carattere non ha senso, scegliere gli amici in base al colore è impensabile".


Pubblicato da Giulietta Capacchione