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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

luglio 06, 2007

Perchè i volti di razze diverse dalla nostra ci sembrano tutti uguali?


E' noto come sia particolarmente difficile distinguere fra visi di persone che appartengono a una razza diversa dalla nostra. Un esempio fra tutti: molti condividono la sensazione che i cinesi o comunque gli asiatici siano tutti uguali fra loro.Il motivo per cui questo accade è oggetto di controversia: alcuni ricercatori ritengono che esista un'innata predisposizione a processare i volti di persone della propria razza meglio di quanto non si riesca a fare con quelli appartenenti a un' altra razza, altri ritengono invece che questa "preferenza razziale" per i volti dei propri simili non sia innata, ma il frutto di un apprendimento, anche se molto precoce.Per provare a dirimere la questione Yair Bar-Haim e i suoi colleghi hanno studiato la velocità di processamento facciale di bambini di tre mesi e mezzo.I bambini provenivano da tre differenti gruppi razziali: il primo gruppo era costituito da israeliani (caucasici) nel cui ambiente erano prevalenti i contatti con caucasici, il secondo gruppo era costituito da etiopi (africani) nel cui ambiente erano prevalenti le componenti razziali africane, il terzo gruppo era costituito da israeliani africani nel cui ambiente era presente un misto di razze.I bambini sono stati messi in braccio alle mamme e sono state loro mostrate 8 coppie di volti composte da un africano e da un caucasico. Sono stati quindi misurati i punti di fissazione e la durata degli sguardi dei bimbi su ciascuna coppia di foto, ipotizzando che uno sguardo significativamente più prolungato su uno dei due volti stesse ad indicare una preferenza del bambino per quel viso in particolare. I risultati hanno dimostrato che i bambini israeliani caucasici guardano più a lungo i visi caucasici e i bambini etiopi guardano più a lungo i visi africani, ma gli israeliani africani non mostrano alcuna preferenza per l'uno o per l'altro dei gruppi razziali, avvalorando la tesi che la preferenza razziale non sia innata, ma si apprenda nel contesto in cui si vive per esposizione a un certo "ambiente facciale" prototipico.A tre mesi di età questo bias cognitivo è già completamente sviluppato. Il legame fra questo fenomeno di preferenza nel processamento dei volti non è necessariamente connesso al pregiudizio razziale, ma la frequentazione di un ambiente multirazziale in età precoce minimizza sicuramente il primo e dà senz'altro una mano a combattere il secondo.
"Scegli i tuoi amici per il loro carattere e le scarpe per il loro colore. Scegliere le scarpe in base al carattere non ha senso, scegliere gli amici in base al colore è impensabile".


Pubblicato da Giulietta Capacchione


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