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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

settembre 14, 2007

Scienza e fede


di Lawrence M. Krauss


Una questione a mio avviso centrale nel dibattito attualmente in corso tra gli scienziati a proposito della religione: La religione è intrinsicamente negativa? Confesso che le mie opinioni in merito sono cambiate nel corso degli anni, anche se tu potresti sostenere che mi sono semplicemente rammollito.

Che la religione sia stata responsabile di molte atrocità è una cosa ampiamente provata. Ho spesso affermato, come hai fatto tu, che nessuno si schianterebbe volutamente con un aereo di linea contro un grattacielo, se non fosse convinto che Dio è dalla sua parte.

Come scienziato, penso che il mio ruolo sia quello di obiettare quando la fede religiosa induce le persone a insegnare menzogne sul mondo. A questo proposito, direi che si devono rispettare le sensibilità religiose né più né meno di tutte le altre inclinazioni metafisiche, ma che esse non dovrebbero essere rispettate quando sono sbagliate, intendo convinzioni palesemente in disaccordo con le prove empiriche. La Terra non ha 6000 anni di età. Il Sole non si è fermato nel cielo. L'Uomo di Kennewick non era un indiano Umatilla. Non è la religione, o la fede, che dobbiamo cercare di sradicare, è l'ignoranza. Soltanto quando è minacciata dalla conoscenza la fede diventa il nemico.


Di Richard Dawkins


Su questo credo siamo d'accordo. E anche se "menzogna" è una parola troppo forte, perchè implica l'intenzione di ingannare, io non sono tra quelli che mettono le argomentazioni morali al di sopra della questione se le convinzioni religiose siano vere oppure no.

Tempo fa ho partecipato a un dibattito televisivo con Toby Benn, un veterano della politica britannica ed ex ministro della tecnologia, che si definisce cristiano. Nel corso della nostra discussione si è capito perfettamente che non gli interessava affatto stabilire se le convinzioni cristiane fossero vere; la sua unica preoccupazione era se fossero morali. le sue obiezioni contro la scienza si fondavano sul fatto che essa non offre una guida morale. E quando ho protestato, osservando che questo non è compito della scienza, mi ha quasi chiesto a che cosa serviva. Un classico esempio di una sindrome che il filosofo Daniel Dennett ha chiamato "fede nella fede".

Un altro esempio sono le persone convinete che la verità o la falsità di un credo religioso siano meno importanti della sua capacità di offrire conforto e dare un senso alla vita. Immagino concorderai con me che non abbiamo obiezioni a che le persone traggano conforto da ciò che preferiscono, né abbiamo obiezioni nei confronti di validi punti di riferimento morali. Ma la questione del valore morale o consolatorio della religione deve, comunque, restare separata nelle nostre menti dal valore di verità della religione. Trovo sempre difficile convincere le persone religiose di questa distinzione, il che mi fa pensare che noi seduttori scientifici abbiamo di fronte un'ardua battaglia.


[questa è una parte di un articolo più ampio e articolato che potrete trovare su "Le Scienze" in edicola in questi giorni, se volete la versione in rete più breve: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Scienza_e_fede/1312005]


Ho creduto opportuno dare spazio alla possibilità di un dialogo tra scienza e religione fatta da due illustri scienziati con idee diverse sull'argomento, anche solo per bilanciare il dibattito univoco che in questi giorni è stato avviato in Italia. Personalmente penso che la chiave giusta sia il RISPETTO delle convinzioni altrui e la libertà di potersi confrontare. La religione non può in alcun modo sostituirsi alla scienza, come la scienza non ha alcuna volontà di sostituire la religione. Sono due aspetti diversi della vita che vivono ambiti diversi e verità diverse, e portare come verità assoluta la religione crea superstizione e ignoranza.







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