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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

settembre 25, 2007

Variazioni sul tema della libertà


di Mario Luzi

“Me libertino patre natus” – Orazio afferma la sua fierezza di essere stato accolto nei grandi circoli augustei pur avendo avuto così umili origini: elogio della equanimità imperiale propiziata da Mecenate, elogio del suo merito letterario.
Liberto il padre modestissimo agente tributario nella provincia di Apulia, lui uomo libero e per di più scrittore celebrato. Da nonno a nipote la trafila del riscatto nell’ordine romano c’è tutta. La libertà raggiunta è apprezzata, goduta e vissuta con toccante saggezza dal poeta. Essa lo ha elevato addirittura a una condizione di privilegio, ma ha comportato di fatto la poco gradevole adesione al mondo della ufficialità per il quale la sua natura era refrattaria.
Ecco un nuovo limite che gli si profila davanti e che vorrebbe superare; ecco una cattura da cui non vorrebbe essere preso. Liberato dal servaggio quante servitù aspettano l’uomo! Liberazione per Orazio allora sta nel rifugio agreste, nella dissociazione dalla corte e dalle sue appendici, nella beatitudine solitaria dei campi, non importa se lavorati ancora da servi.
Solo in astratto la libertà è un bene in se stessa e può divenire un principio. In realtà, posto il principio della libertà e accettatolo come irrefutabile dalla nostra etica, essa rimane incomprensibile se non rapportata a una costrizione da abolire. E’ il bisogno di libertà che ravvisa o inventa gli ostacoli e reciprocamente sono le situazioni oppressive che di continuo si generano a provocare quel richiamo alla libertà.
Libertà da che o da chi? L’assoluto della libertà non ci è dato. Sono più a nostra misura le endiadi o i trinomi: libertà e giustizia; libertà, eguaglianza, fraternità – che conclamano desideri ideali e richieste precise da soddisfare mediante una trasformazione dello stato attuale. La rivoluzione appunto: essa ha sempre come movente primario e come insegna la libertà. La libertà conseguita rispetto ad alcuni soprusi può costituirsi come tirannide verso altri desideri naturali nell’uomo. Lo insegnano le più importanti rivoluzioni della storia moderna: la francese e la sovietica. Libertà era divenuto un principio dispotico al tempo di Saint-Just; non c’è bisogno di soffermarsi sulla sua paradossale metamorfosi al tempo di Stalin.
Nei Vangeli i poveri pescatori e pubblicani trovano la loro libertà nel seguire l’imperioso appello di Gesù. Nel Paradiso tomistico di Dante “è formale a esto beato esse / tenersi dentro alla divina voglia / perch’una fansi nostre voglie istesse”. E’ la libertà suprema che il poeta inventa, dentro la sua fede e la sua cultura.
Nella prospettiva infinita della libertà noi siamo tutti liberti tesi a un grado ulteriore di libertà da conquistare; aspiranti a una libertà illusoriamente definitiva. Il figlio Orazio, è vero, trova insopportabile la libertà che il padre liberto gli ha con sacrificio regalato, senza una ulteriore liberazione questa volta più intima. Eppure nonostante i disinganni, senza quella vibrante prospettiva non ci sarebbe la poesia e neppure, penso, la musica. Non ci sarebbero, a rigore, le scienze senza una tensione alla conoscenza che è anch’essa libertaria.
La libertà, assunta come principio cardinale dalle società moderne, viene proposta come ideologia dai liberali. Il partito liberale ha un ruolo notevole nella disputa politica dell’epoca ottocentesca. Tuttavia sarebbe assurdo da parte loro sentirsi campioni esemplari di libertà, considerarsi al sicuro da ogni possibile involuzione.
Tramutando da principio e teoria a ideologia la libertà si espone a tutte le pubbliche occorrenze e alle inevitabili magagne che sollecitano il desiderio e l’istinto di liberazione.
Libertà civili, libertà politiche, libertà personali. L’universo della libertà è molto frammentato, ma tutto sommato è uno e indivisibile anche se episodicamente (rapsodicamente) invocato e allarmato.
E c’è poi al di sopra di tutto il grande problema ontologico e, di riflesso, morale del dilemma tra libertà e determinazione. Fino a che punto le imprese umane sono obbligate implicitamente da necessità di natura e di cultura atavica o altrimenti consequenziale; e quanto deve operare la volontà per liberarsene e affermare la sua autonomia… senza escludere che talora proprio nella sottomissione a una legge condivisa o a una legge fatale risiede la libertà.
E’ un tema, questo, che ha alimentato la letteratura per secoli. Il teatro soprattutto ha coltivato questo dibattimento della coscienza. La tragedia da Sofocle a Racine a Pirandello rinnova continuamente l’insolubile contrasto. Quello di Racine specialmente è paradigmatico. Proprio nel combattimento interiore, di timbro agostiniano, fra la libera volontà e la forza fatale delle passioni si consuma la vicenda dei suoi eroi.
E’ la frontiera più avanzata della libertà.
Penso spesso alla azione punitiva dovuta a riparazione di torti subiti. In alcune società assume perfino dei caratteri rituali. La vendetta. Il marito tradito avrebbe forse maturato una umana inclinazione a comprendere l’errore e la debolezza della compagna, ma la legge intrinseca del villaggio vuole che egli la uccida. Il cosiddetto delitto d’onore è spesso un delitto coatto.
Si tratta del livello più basso a cui scenda la libertà rivolta contro se stessa.
La ritorsione dei sentimenti liberi e spontanei contro se stessi genera il tragico nell’ossessione di Oreste, nell’angosciosa tortura di Antigone, per esempio. Ciò che è dovuto per principio convenzionale avvelena ciò che è voluto per sentimento di giustizia.
Siamo a un passo dal rivolgimento cristiano e il libero arbitrio porrà in termini radicali il problema della libertà. Problema vivo e sempre aperto come una ferita inguaribile nel cristiano, e non solo.
La conclusione del processo libertario è forse identica al suo inizio; se non che alla massima potenza. La catena delle liberazioni brilla proprio nell’autoliberazione incessante dell’uomo dai propri stati di inerzia e di comodo, di insufficienza, di presunzione…
Libertà come dinamica propria dello spirito umano si manifesta in obiettivi specifici naturali o coltivati. La libertà di uscire di casa e di andare al mercato è un bisogno organico di qualunque cittadino o individuo. La libertà r eclamata di indipendenza da un potere sentito come sopruso è già il prodotto di una cultura che include il criterio di equità e quello di legittimità. E questi non sono possibili senza quello del diritto.
Quando una ventina d’anni or sono andai in Cina insieme con alcuni scrittori italiani per un incontro con alcuni scrittori cinesi, mi resi conto che potevamo intenderci su parecchi temi e argomenti ma non su quello della libertà di parola o di opinione che noi ponevamo (un po’ alla PEN Club) e che a loro era del tutto incomprensibile: la cultura di corte e poi di regime non aveva generato questa istanza e non aveva certo contribuito a idealizzare il principio.
La libertà è dunque una scuola dove bisogna andare per imparare a volerla e in cui la lezione è ininterrotta. Chi mette su quella scuola è la natura stessa dell’uomo se non ostacolata o compressa.


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