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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 16, 2007

I capricci


PASTA, carne e patatine fritte. Guai a presentare in tavola insalata, mele o arance, pena una crisi di pianti e capricci. Sembra il ritratto ideale di un bambino viziato e capriccioso. O di quello con una mamma che è una pessima cuoca. E invece la spiegazione è un'altra, e il piccolo in questione ha probabilmente una parte di ragione nel rifiutare ogni tonalità di verde o di rosso nel piatto. Si tratta sicuramente di un bambino che è sensibile al 6n-propiltiouracile (più semplicemente, Prop). O forse i suoi geni lo hanno reso vulnerabile al feniltiocarbamide, un composto che rende l'amaro in bocca ancor più amaro. Se non sopporta il sapore del parmigiano nella pasta si scoprirà che anche un genitore, o un altro parente stretto, condivide la stessa particolarità. Uguale discorso per la tolleranza nei confronti dei cibi piccanti: anche lei corre lungo l'albero genealogico della famiglia. In fatto di gusti, si sta scoprendo oggi, l'eredità genetica detta legge molto più di quanto non si ritenga. Le papille gustative e la distribuzione dei recettori per i vari sapori sulla lingua sono infatti assai diversi da un individuo all'altro. La loro distribuzione viene determinata alla nascita da una matassa di geni che ancora è ben lungi dall'essere sbrogliata. Sicuramente comunque l'effetto di questi frammenti di Dna è rendere diverse le sensibilità individuali verso dolce e amaro, aspro e piccante.
Lucy Cooke, epidemiologa dell'University College di Londra, ha voluto fare la prova investigando due gruppi di gemelli: 1.913 coppie di monozigoti (gemelli identici) e 3.477 di dizigoti (gemelli diversi). Ha chiesto ai loro genitori quanto i figli fossero difficili in fatto di cibo, facendo compilare un questionario sulle abitudini alimentari quotidiane. E ha osservato che risultati omogenei si registravano fra i monozigoti, mentre fra i gemelli dizigoti era più facile trovare un fratello molto più schizzinoso dell'altro. Segno, conclude Cooke, "che il rifiuto per i cibi nuovi è altamente ereditabile". Un bambino che rifiuta frutta e verdura, dunque, può appellarsi a ragioni molto serie quando fa i capricci. "Prop e feniltiocarbamide sono due sostanze che usiamo per i nostri test. Le somministriamo in laboratorio" spiega Sabrina Giglio, genetista dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze. "Circa la metà delle persone se assaggia il Prop non sente nulla. L'altra metà descrive un sapore asprigno. Non abbiamo ancora capito perché, ma chi riconosce questa sostanza non ama le verdure, e viceversa. La spiegazione andrà cercata nei recettori delle papille gustative". Recettori che sono controllati dai geni. Nei felini, per esempio, il Dna non prevede che la lingua riconosca il dolce. E per questo i gatti non si fanno lusingare da caramelle o pasticcini (neanche i leoni, se è per questo). "In genere i bambini hanno papille molto sensibili, che si attutiscono crescendo. Per questo gli anziani amano più i dolci e i sapori forti in genere" continua Giglio. Aver individuato la causa di molti capricci non vuol dire però doverla dare vinta ai bambini. Fina Belli, che del Meyer è responsabile del servizio di nutrizione, invita a sfruttare quella finestra dei primi anni di vita in cui le papille gustative sono ancora "in formazione". "Soprattutto nel primo anno di vita, bisognerebbe far assaggiare al bambino più sapori possibile. Ed è importante non fermarsi al primo rifiuto. Uno studio americano di qualche anno fa stabiliva che i genitori erano autorizzati a desistere solo dopo ventidue rifiuti consecutivi".
di ELENA DUSI per http://www.repubblica.it/

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