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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 08, 2007

Il diritto al paesaggio urbano

'Una torre appoggiata sul vuoto ecco come sarà il mio grattacielo' 'Il palazzo sarà caratterizzato dalla leggerezza e dalla sostenibilità' 'L'edificio dialogherà con la città: i torinesi potranno viverlo fuori dall'orario di servizio'
«Amo le torri. Con il mio studio ne sto costruendo una a New York, per la sede del 'New York Times', e una a Londra. Ma le torri, si sa, non godono di buona reputazione, vengono recepite come simboli di potere, arroganti e un po' bui. La nostra cifra stilistica vuole invece essere qui la leggerezza». Ama le sfide Renzo Piano, autore di importanti progetti in tutto il mondo, dal Beaubourg a Parigi agli interventi nella Potsdamer Platz di Berlino, dall'aeroporto di Osaka al nuovo quartiere di Lione, all'Auditorium di Roma. Architetture essenziali e armoniche le sue, eleganti e dal segno inconfondibile, che ne fanno uno dei professionisti più contesi a livello internazionale. Ama le sfide soprattutto nei confronti della materia. «E' una mia idea infantile quella di combattere la forza di gravità», ammette infatti. L'ultima scommessa è con una città che l'ha visto attivo per vent'anni al Lingotto e in cui dice di trovarsi bene.


Comunicato stampa di Italia Nostra
Compare nel panorama torinese un quarto grattacielo! due a Porta Susa, uno a Spina 1, uno al Lingotto ... sarà finita? È una rincorsa di progetti di “voluminoso” impatto che coinvolgono lo “spazio visuale” svilendo ambiti storico-culturali e prospettive urbane-paesaggistiche. È architettura - quella dei grattacieli - che non nasce da un “bisogno”, ma piuttosto pare rispondere ad un narcisismo di interventi improvvisi. È architettura globalizzata, indifferente, che non stabilisce un rapporto con la città, ma anzi si impone su di essa, frammentando la preesistenza di quartieri consolidati e vivibili, portando a somigliare sempre più a territori di periferia. È espressione di una cultura di rapida trasformazione metropolitana e di consumo urbano, ben diversa dalla nostra cultura di uno storico sviluppo urbano organico, prodotto di una successione di adeguamenti. Investono l’immagine, il carattere, il paesaggio della città. Ma il paesaggio non è semplice res nullius, è res omnium: è un bene diffuso che pretende, di converso, il diritto ad esso. Al pari della tutela di tanti altri interessi, pubblici e privati, occorre altrettanta dignità per il diritto al paesaggio urbano e la tutela da un inquinamento visivo all’interno dei nostri ordinamenti legislativi e normativi, assicurando procedure autorizzative nel rispetto del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio e l’introduzione di una Valutazione d’Impatto Ambientale-urbano.


Torino, 3 ottobre 2007

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