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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 04, 2007

I Longobardi


(568-772)

Cosi detti dalla lunga barba (longbart), o dalla lunga ascia (partha), lasciarono la Pannonia nell'aprile del 568, con reparti Bavari, Bulgari, Gepidi e Sassoni; in tutto forse 100.000 uomini. Da Enona (Leibac), seguendo la Sava, varcarono nel maggio i confini. Avanzando contro i Greci, essi costituirono a mano a mano le provincie militarmente in ducati; primo, quello del Friuli, poi quelli di Verona, Vicenza, Brescia etc.; Milano cadeva nel estate del 569. In quella congiuntura molte genti della terraferma cercarono la libertà sulla laguna, da cui doveva sorgere la città di Venezia. Nel frattempo l'Impero mandava in Italia Longino col titolo di esarca. Le disposizioni militari da lui prese non valsero ad arrestar l'invasione. Poche città tentarono la difesa: Padova, Cremona, Mantova. Soltanto Pavia eroicamente tenne fermo per tre anni, e quando fu caduta, Alboino la fece capitale del regno. Le conquiste s'erano estese intanto alla Liguria e alla Tuscia senza gravi danni materiali pel paese: i Longobardi non venivano per depredare, ma per fondare stabilmente uno stato; erano Ariani, ma tolleravano le altre religioni. Alboino perì a Verona, trucidato durante un banchetto da alcuni gepidi al seguita della regina. Rosmunda e i complici, cercarono scampo a Ravenna presso l'esarca. Due anni dopo cadeva anche il successore Clefi (575) per una congiura di capi, contro i quali egli aveva usato le sue durezze; durezze che erano pesate anche sulla chiesa e sul clero. Seguì un interregno di dieci anni, durante i quali i singoli duci continuarono i loro assalti contro le deboli forze dell'Impero, impegnato contemporaneamente in una terribile guerra coi Persiani. Nella sua maggior estensione la conquista Longobarda risultò di 36 ducati; essa era proceduta con spirito previdente di organizzazione militare; ma, dilatandosi, perdè d'impulso e di vigore, e s'arrestò senza aver raggiunto le marine. Così gli accessi della Penisola restarono in potere altrui. A questa debolezza organica del regno cercheranno invano di porre riparo Liutprando e i successori. Con la conquista longobarda incomincia il vero medioevo italiano; Roma, che ha fin qui governato con le sue istituzioni, le sue leggi, i suoi magistrati, si eclissa e scompare; i Longobardi non riconoscono che il loro diritto nazionale e le loro consuetudini; fissi costituiscono un esercito accampato in mezzo ai vinti, la voce dei quali si spegne in una condizione d'inferiorità politica e sociale.


Una interessante mostra sui Longobardi sarà aperta a Palazzo Bricherasio di Torino fino al sei gennaio duemilaotto: http://www.teknemedia.net/archivi/2007/9/27/mostra/25079.html


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