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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 01, 2007

Leggere


« Si può leggere in una biblioteca? Si può. A dispetto di tutto, si può. Ma ci sono delle condizioni, una mi permetterò di formularla nell'ultima di queste poche righe. ¶ Dico a dispetto di tutto perché le biblioteche talvolta non aiutano la lettura, anzi la ostacolano. Edifici vecchi, perché quasi nessuno si è preoccupato di costruire delle vere biblioteche nuove a parte i pochi esempi che tutti conosciamo, a cominciare dalla Nazionale di Roma. Sale troppo fredde o troppo calde, sedie scomode, luci da tavolo inadeguate, brusio, il famoso brusio delle biblioteche tanto più irritante quanto più sommesso. Risate soffocate o, peggio, rumori sospetti. Una volta, all'emeroteca della Nazionale a Roma, ero immerso in certe cronache del 1943 consapevole però, con una parte della testa, di un rumore che non avrebbe dovuto esserci, non lì, non in quel momento. Di colpo, capii. Era il rumore, cauto, lento, sornione, di un foglio strappato. Mi voltai. Nella sala semideserta, nel banco dietro il mio, un esimio mascalzone stava intascando, dopo averle strappate, alcune pagine della raccolta. Gridai; "Ma che fa! È pazzo?". ¶ Ci fu trambusto, rovinai sicuramente la lettura a molti utenti. Chissà, forse era meglio fingere di niente e far proseguire il tranquillo ron-ron della sala. Continuo a chiedermelo, quando ci penso. ¶ Ma nelle biblioteche, e questo è il miracolo, si può nonostante tutto leggere. Non mi riferisco al reperimento di libri rari, fuori commercio, introvabili, costosi. Penso a un altro episodio che mi capitò alla Sormani di Milano. Era di sera, molti anni fa, credo nel 1980. Anche quella volta eravamo pochi in sala. Leggevo dei testi sul cinquantenario dell'Unità d'Italia, il famoso Giubileo del 1911 che per qualche settimana ci fece immaginare possibilità che non vennero mai davvero realizzate. Erano accese solo le luci basse sui tavoli. Paralumi verdi. Alzai gli occhi e per puro caso incrociai lo sguardo di una giovane lettrice che, pochi tavoli più in là, aveva fatto nello stesso istante lo stesso gesto. Ci fu un'occhiata tra noi, intensa e distratta insieme. In parte ci guardavamo, forse ci valutavamo, in parte continuavamo a pensare alle carte abbandonate per un attimo. ¶ Nonostante questo, nonostante il fatto che fossimo diversi per sesso, per età, probabilmente per interessi, credo che ci riconoscemmo: due persone chine su dei testi intente alla stessa cosa: cercare di sapere, di capire. ¶ Pensai, chissà quanto congruamente: Mon semblable, ma soeur. ¶ Continuai più volentieri a leggere ».


Tratto da "Leggere" di Corrado Augias


Per saperne di più: http://www.corradoaugias.net/


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