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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

novembre 16, 2007

Fotografia




(foto: Luigi Ghirri - 1989 - Cervia)



UN CERTAIN REGARD
Trent’anni della nostra storia. Valérie Fougeirol, commissario generale di Paris Photo, spiega perché quest’anno il posto d’onore spetta all’Italia. Concludendo con un auspicio: per i fotografi del Belpaese, la partecipazione al salone parigino costituirà uno scatto... in avanti. Verso le collezioni internazionali, a dispetto dell’oblio in patria...


Perché avete scelto l’Italia come invitata d’onore per l’edizione di Paris Photo 2007? Dopo la Svizzera, la Spagna e i Paesi Scandinavi, ci sembrava importante soffermarsi sull’Italia, che sta conoscendo da soltanto dieci anni un nuovo interesse per la fotografia. Nonostante sia vicina alla Francia, la creazione italiana non è sufficientemente diffusa oltre le frontiere della Penisola e ci siamo resi conto che esistono una scena e un patrimonio fotografico che meritano di essere conosciuti. Secondo voi perché il paesaggio costituirebbe il comune denominatore della fotografia italiana degli ultimi trent’anni? Per Walter Guadagnini, commissario invitato per l’Italia, sarebbe “il luogo autentico di una pratica dello sguardo e del pensiero” propria dell’Italia. L’interesse per il paesaggio nella fotografia è anche quello di ricollegarsi alla lunga tradizione del paesaggio nella pittura italiana. Quali criteri ha utilizzato il comitato di Paris Photo per selezionare le fotografie della collezione UniCredit? La collezione d’arte contemporanea italiana di UniCredit, sviluppatasi sul tema della fotografia con cinquecento opere, rappresenta una delle collezioni private più significative in Italia. Questa riunisce sia le figure emergenti della creazione attuale che i maestri classici fondatori di una nuova estetica e visione del paesaggio, come Mario Giacomelli e Luigi Ghirri. Come spiegate il fatto che in Italia non esiste una vera e propria scuola italiana della fotografia, come accade in Germania, negli Stati Uniti, in Giappone, nonostante la grande tradizione artistica del nostro paese? Lo si deve senz’altro attribuire all’assenza di reti costituite e di scuole per l’insegnamento della fotografia che hanno un ruolo di primaria importanza per una scena emergente, come è stato il caso di Yale negli Usa, del dipartimento di Arte e design dell’Università di Helsinki, da cui la fondazione della Scuola di Helsinki, o della Scuola di Düsseldorf in Germania, da cui sono usciti Thomas Ruff, Andreas Gursky, Thomas Demand, Candida Hofer…Perché l’arte fotografica in Italia è stata emarginata fino a dieci anni fa? Essenzialmente per una mancanza di riconoscimento a livello istituzionale, visto il poco interesse da parte dello Stato italiano a valorizzare il ricco patrimonio fotografico italiano. Attualmente esiste in tutta la Penisola un solo museo pubblico consacrato alla fotografia, quello di Cinisello Balsamo. Qual è l’identità della fotografia italiana che emerge da Paris Photo? Dominano le ricerche intorno al paesaggio, che riflettono un mondo disincantato, senza figure, disumanizzato, abbandonato alle attività predatorie dell’uomo. Qual è la situazione dei fotografi italiani contemporanei nel mercato d’arte internazionale? Al di fuori dell’Italia si esportano pochi fotografi, fatta eccezione per Massimo Vitali, Walter Nidermayr, Olivo Barbieri, Mimmo Jodice, o anche il duo Botto & Bruno, Bianco–Valente, senza dimenticare i maestri classici come Mario Giacomelli o Luigi Ghirri, il cui riconoscimento aumenta, ma senza raggiungere i prezzi dei loro omologhi stranieri (il prezzo medio di una stampa d’epoca di Ghirri varia tra i 7mila e i 15mila euro). Speriamo che la piattaforma italiana presentata a Paris Photo permetta a numerosi artisti di far parte di collezioni internazionali come di gallerie straniere, accelerandone la diffusione a livello mondiale.




a cura di Thea Romanello http://www.exibart.com/

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