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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

dicembre 09, 2007

L'analfabetismo funzionale


In un altro post, di qualche tempo fa, si era già parlato dell'analfabestimo di ritorno o analfabetismo funzionale, riporto un ulteriore articolo a supporto. Anche perchè, nonostante quello che si pensi, è riconducibile ad ogni strato sociale, età e livello scolastico. E importante capire che è necessaria una continua formazione lungo l'arco dell'interea vita.


L'analfabetismo propriamente detto è la completa incapacità di leggere e scrivere, riconducibile per lo più alla mancanza di un'istruzione minima. Tuttavia, nella società contemporanea, la concezione della competenza alfabetica è divenuta sempre più complessa e oggi è facile rendersi conto che non basta saper leggere o far di conto per partecipare con successo al ciclo produttivo della società, capirne i meccanismi, inserirsi con soddisfazione in un'attività lavorativa. Negli ultimi quarant'anni la discussione su queste tematiche si è sviluppata molto a livello accademico, portando alla definizione di un nuovo concetto, quello di alfabetizzazione funzionale. si può dire che una persona è alfabetizzata in questo senso quando possiede la capacità di capire e usare l'informazione presente in testi stampati a casa, sul lavoro e nella vita sociale, per raggiungere i propri obiettivi e sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità (Gallina, 2000). In altre parole, per un buon adattamento sociale è importante non solo che l'individuo possegga competenze alfabetiche ma che sappia anche utilizzarle con cognizione nella varie situazioni della vita di tutti i giorni come, ad esempio, comprendere le tabelle degli orari di treni o aerei, usare un computer in ufficio, esprimere e far valere i propri diritti civili, comprendere i principi base della statistica e dell'economia, essere in grado di leggere un quotidiano dall'inizio alla fine, non soltanto i resoconti delle pagine sportive...

Abilità tutt'altro che scontate anche in soggetti mediamente scolarizzati.

Studi internazionali

Sulla functional illiteracy, come viene definito, a livello internazionale, l'analfabetismo funzionale, sono stati condotti numerosi studi in molti dei quali è stata coinvolta direttamente anche l'Italia. Uno tra i più importanti e recenti è il progetto ALL (Adult Literacy and Life skills) che ha analizzato le competenze alfabetiche e matematiche funzionali della popolazione di età compresa tra i 16 e i 65 anni in diversi Paesi come Stati Uniti, Canada, bermuda, Italia, Svizzera e Norvegia. I risultati di questo lavoro hanno messo in evidenza che solo la parte di popolazione adulta che raggiunge un livello di competenza pari a 3 - misurata su una scala che prevede cinque livelli che vanno da limitatissime compretenze (livello 1), a padronanza sicura (livello 4/5) - è quella davvero capace di rispondere efficacemente alle esigenze di vita e di lavoro del mondo attuale.

La Norvegia è risultato il Paese che complessivamente ha ottenuto le prestazioni pià elevate nelle abilità testate (prima nelle competenze alfabetiche, seconda in quelle matematiche), mentre l'Italia ha fornito le prestazioni più modeste tra tutte le nazioni coinvolte nello studio. nel nostro Paese, secondo questa interessante indagine, solo una quota relativamente limitata della popolazione raggiunge o supera i livello critico (livello 3) della scala di misura dell'analfabetismo funzionale.

Un dato interessante riguarda le competenze degli adolescenti: la quota di ragazzi italiani che si collocano ai livelli medio-alti di competenza alfabetica funzionale è significatimanete pià bassa di quella di coloro che si collocano invece ai livelli 1 e 2. E allarmante pensare che secondo questo studio circa il 33% dei ragazzi di età compresa tra i 16 e 25 anni si colloca al livello più basso della competenza alfabetica funzionale e solo il 26% raggiunge le capacità necessarie a garantire un adeguato inserimento sociale. (...)

Formazione Permanente

Parlando dell'analfabetismo nella società contemporanea si chiama spesso in causa il cosiddetto analfabetismo informatico. Potremmo definirlo in parole semplici come l'incapacità di utilizzare le nuove tecnologie, dal computer alla rete interenet. Si tratta di competenze che sono ormai essenziali nel mondo attuale al punto che il Parlamento Europeo, nel consiglio tenutosi in Portogallo nel 2000, ha definito le abilità in materia di tecnologie dell'informazione, lingue straniere e cultura tecnologica, come competenze di base che dovrebbero essere garantite e implementate lungo tutto l'arco della vita perché indispensabili a favorire l'ingresso prima e il successo poi degli individui nel mondo del lavoro.

Le tecnolgie informatiche sono rilevanti soprattutto per i giovani: innanzitutto possono giocare un ruolo determinante nel processo di apprendimento e di adattamento sociale in quanto la capacità di utilizzarle rappresenta un requisito importante per la partecipazione alla vita sociale e lavorativa nel mondo contemporaneo. In secondo luogo possono portare informazioni e cultura a gruppi isolati con costi relativamente contenuti. Infine, riuscire a muoversi all'interno di percorsi, memorizzare e comprendere le numerose regole e possibilità offerte dal mondo informatico serve ad ampliare gli orizzonti e acquisire flessibilità. A fronte però di giovani che utilizzano la rete a fini formativi e culturali o che addirittura, lanciano iniziative imprenditoriali di successo, molti altri invece usano i computer prevalentemente a fini ludici.

Considerazioni analoghe si possono fare per quanto riguarda il consumo di televisione: trascorrere molto tempo di fronte al piccolo schermo seguendo programmi di basso profilo, troppo semplici e banali, crea le condizioni per l'illetteralismo e l'analfabestimo di ritorno.

Un uso più efficace e intelligente del computer, della rete o della tv non significa che libri, scrittura, esposizione orale non abbiano più un ruolo. E vero il contrario. Questi mezzi di comunicazione continuano ad avere un ruolo rilevante nella formazione mentale e culturale dei giovani così come dei meno giovani: approfondimento, concentrazione, rilfessione, discussione, confronto delle idee sono favoriti dai tempi "naturali" di questi media e il fatto che in molti centri urbani medi e piccoli del nostro Paese non ci sia né una libreria nè una biblioteca è indice di una grossa carenza.

Per acquisire tutte quelle nozioni e competenze di base irrinunciabili nel mondo contemporaneo i giovani non devono avere paura di applicarsi in compiti che, impegnando le loro facoltà mentali in un periodo di grande plasticità cerebrale, ne favoriscono lo sviluppo. In seguito, disponendo di una buona base di conoscene, di efficaci griglie interpretative e punti di riferimento, non avranno difficoltà a tenersi aggiornati, a provare interesse per le novità, ad avvertire l'esigenza di ampliare la propria cultura.


Di Anna Oliverio Ferraris e Alessandro Rusticelli

Per leggere l'intero articolo con le tabelle:

Psicologia Contemporanea (dicembre 2007)


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