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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

febbraio 21, 2008

''La lite di Cambridge'' di David Edmonds e John Eidinow


"So che a questo mondo succedono cose bizzare.E'una delle poche cose che ho imparato nella mia vita"
(Wittgenstein)

"Anche i grandi uomini possono commettere grandi sbagli."
(Popper)


Appassionante romanzo storico edito da Garzanti nel 2002, reso quasi leggenda da un incontro, quello tra Karl Popper e Ludwig Wittgenstein, avvenuto il 25 ottobre 1946 a Cambridge presso l'aula H3.I due autori, David Edmond e John Eindnow, sono entrambi giornalisti della BBC, appassionati di filosofia e di storia, riportano tramite ricordi di testimoni presenti quella sera, quello che è considerato ufficialmente l'unico incontro che ci sia mai stato tra i due grandi filosofi.Come in tutte le storie che trascendono la loro verità ponendosi poi come momenti unici e quasi fiabeschi, la verità non si conosce interamente e nemmeno chi sia il vincitore di quella disputa è chiaro o accertato; ciò che si conosce è il fatto, l'incontro e quello che ci fu tra i due."Non minacciare i conferenzieri in visita con l'attizzatoio", è ciò che disse Popper a Wittgenstein; l'uscita dall'aula con relativo lancio dell'attizzatoio, fu la risposta di Wittgenstein a Popper.Chi ne uscì vincitore?Il fatto storico è dunque l'incontro tra i due pensatori in una fredda serata invernale a Cambridge organizzata da Bertrand Russell, dal tema: "Esistono problemi filosofici?".Wittgenstein non accetta la definizione di problemi per i fatti filosofici da lui chiamati "rompicapi linguistici", Popper a contrario, e con lui pare anche Russell, negano la definizione di rompicapi e necessitano che la filosofia abbia e si ponga dei problemi.Ma cosa c'entra la filosofia, quando nella stessa aula sono presenti Russell, Wittgenstein e Popper?Tutto!, risponderebbe lo studioso di filosofia zelante in cerca di avara sapienza; nulla! risponderebbe lo storico curioso voyeurista, perchè il momento storico è quello, l'incontro e ciò che in esso vi avvenuto. La Lite di Cambridge si basa sulla concezione storica che l'accompagna, e con essa il momento principale è stata la presunta minaccia con l'attizzatoio di Wittgenstein avvertita da Popper e poi evidenziata ed esaltata a vittoria nella autobiografia dello stesso empirista La ricerca non ha fine ("Autobiografia intellettuale" di K. Popper, 1974). Nel libro si accenna al fatto, e poi si va verso la storicità biografica dei due filosofi, diversi in tutto, dall'ambiente familiare di provenienza - i Wittgenstein erano una delle famiglie più ricche d'Europa, mentre Popper faceva parte della borghesia -, agli studi e al modo di relazionarsi con il resto della società.Popper, autore del Tractatus logico-philosophicus (1921), risulta essere un genio non del tutto compreso; egli infatti sostiene: "In un'affermazione, ciò che è implicito per me non lo è per voi. Se mai doveste vivere in mezzo a stranieri per un certo periodo e dipendere da loro, capirete le mie difficoltà."Popper invece è considerato un brillante filosofo non riconosciuto tale solo in tardo periodo, sempre alla ricerca di qualche riconoscimento accademico, ma molto umano e più uomo del suo tempo. La stella del tempo e del libro era ed è Wittgenstein; gli altri, Russell, Moore, il Circolo di Vienna e lo stesso Popper sono quasi dei comprimari di quel mondo filosofico ai piedi di Wittgenstein.La ricostruzione fatta dai due giornalisti pecca forse in più punti; ma non sul piano storico, bensì nei rapidi excursus filosofici presenti, necessariamente, in alcuni punti del libro. Ben curato invece il rapporto esistente nel mondo accademico del tempo e l'alone leggendario ricamato attorno alla vicenda della lite.


1 commento:

tony27maggese ha detto...

Ho letto e riletto bene l'esposizione; ad un cero punto, verso la fine, è scritto: " Popper, autore del Tractatus Logico-filosofico... " E' Ludwig Wittgenstein l'autore di questo testo, non Popper. E' un refuso.