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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

febbraio 04, 2008

Into the wild


Neve. Una semplice, bianca, disarmante distesa di neve. E una macchina, che entra in scena lentamente, ma che resta lì, sul margine sinistro dell’inquadratura. L’uomo, la società, la civiltà moderna: ci sono, certo, ma non sono loro i protagonisti di questo film. O forse sì, ma solo di riflesso.
E’ complicato parlare di un film come “Into the wild - Nelle terre selvagge”, diretto da uno Sean Penn letteralmente folgorato dal romanzo “Nelle terre estreme” dell’alpinista-scrittore Jon Krakauer.Christopher McCandless è un neolaureato statunitense, che prende il coraggio a due mani e decide di partire per l’avventura della sua vita: un viaggio in Alaska. Dopo aver donato tutti i suoi risparmi ad un’associazione umanitaria e senza nemmeno avvertire i propri familiari, il ragazzo intraprende il proprio cammino facendo perdere ogni traccia di sé. Ripudia un passato infelice, nel tentativo disperato di lasciarsi alle spalle una società corrotta che non riesce più a tollerare con il sorriso ipocrita che gli hanno insegnato i suoi genitori. E così rinasce come Christopher Supertramp, il trampoliere, colui che migra con la sola forza delle proprie gambe.Lungo il suo percorso verso il nord, incontra persone di ogni genere ed età: una coppia di hippies che lo inviteranno nella propria comunità, un anziano vedovo e sofferente per la morte dei suoi cari, una congrega di mietitori di grano con qualche problemino di troppo con la legge.Christopher, però, ha il suo obiettivo ben in testa. Nord, natura, solitudine. Così si lancia in una ricerca spasmodica di libertà, attingendo da ogni incontro solo ed esclusivamente ciò che potrebbe aiutarlo nel suo scopo. E rifiutandosi categoricamente di stabilire il benché minimo legame che lo possa in qualche modo trattenere.Libertà è il corrispettivo di felicità. E la natura è la madre di ogni libertà. Un sillogismo che non fa una sola piega, fino al momento finale, quello decisivo, che dimostra in un solo colpo la fragilità di un simile ragionamento. Christopher si ritrova solo, isolato dal mondo e senza la possibilità di fare ritorno a casa. L’Alaska, con i suoi cieli azzurri, con i suoi paesaggi incontaminati, diventa improvvisamente una gabbia letale.Ed è nel delirio dei suoi ultimi giorni di vita, che il ragazzo si rende conto dell’imperdonabile errore commesso. La libertà sta dentro al proprio essere, non fuori. E la felicità non è reale, se non è condivisa.

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