______________________________________________

Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

marzo 04, 2008

Sottsass


Abbiamo voluto bene a Ettore Sottsàss, quasi come lui ne ha voluto al mondo. E' stato uno dei più importanti autori, intellettuali e progettuali, del nostro tempo. Leggete le sue parole e guardate i suoi progetti, senza pregiudizio. Disarmatevi e commuovetevi, e andate avanti.Ha sempre avuto le sue idee confuse ben chiare, curioso di provare tutto, con confini fragili e significativi, e questo gli ha permesso di essere pronto ad accogliere vibrazioni e punti fermi, come pensare / dire / scrivere / disegnare che: "sono passate migliaia di anni per inventare un muro tutto diritto", o capire che: "basta un fiore per muovere l'aria".

E partendo anche da questo, il suo ruolo storico (come ricorda Alessandro Mendini) è stato quello di aver aperto il primo contraddittorio culturale, operativo e linguistico ai modelli del funzionalismo, e di essere divenuto il perno attorno a cui hanno gravitato tutti coloro che cercano una architettura più libera. "L'architettura può essere fatta di poco, di molto poco, purché questo poco sia tutto quello che gli uomini devono avere per non dimenticarsi di essere uomini, e niente altro". Ha avuto la sensibilità che deve stare sempre prima del gesto progettuale -"in realtà, semplicemente, penso prima di fare". Osservazioni del reale e dell'immaginario, perché che si traducono in forme, materie ed espressioni, a volte in emozioni. "Vorrei sapere perché", appunto, è il titolo dell'ultima mostra che lui quasi non voleva, ma che poi ha benedetto (e ne ha detto bene). Basta il titolo, ripreso dalle sue note dei viaggi in India mentre si interrogava sul senso del sacro di alcune costruzioni, per capire l'importanza del primo passo di un progettista e il necessario continuo coraggio di mettersi in discussione, fino alla fine. E forse è tutto lì.Per alcuni di noi, recenti allievi-non allievi della Scuola di Architettura, conoscerlo da dentro cercandolo di fuori, è stato come prendere uno schiaffo con una carezza (e viceversa). Un maestro-non maestro, uno di quelli per cui i veri Maestri danno dei perimetri, poi siamo noi che dobbiamo muoverci, lì dentro. Il suo, un pittore, non gli spiegava mai qualcosa, faceva discorsi circolari: "per cui, se avevo voglia e se ero capace, imparavo". Credo davvero non volesse allievi, ma solo amici... con cui continuamente discutere, per progettare, disegnare, e far volare nuvole di pensieri. All'inizio non voleva mai, poi, quasi non poteva più smettere. E' stato molto esigente e generoso, diretto e silenzioso, vivace e operoso, ma alla fine, non sapeva più per chi disegnare, pur protetto dai suoi tanto amati amici, allievi. Forse ora è tornato libero. Lascia un grande vuoto, ma tanta fiducia per questo grande spazio da riempire.A qualcuno ha raccontato che nei suoi viaggi (come nei suoi progetti) voleva trovare "l'uccello del paradiso". Penso che se l'avesse trovato, l'avrebbe disegnato così.Anzitutto dipingere una gabbiacon la porticina apertadipingere quindiqualcosa di graziosoqualcosa di semplicequalcosa di belloqualcosa di utileper l'uccelloappoggiare poi il quadro ad un alberoin un giardinoin un boscoo in una forestanascondersi dietro l'alberosilenziosiimmobili...A volte l'uccello arriva prestoma può anche impiegare degli anniprima di decidersi.Non scoraggiarsiattendereattendere se è il caso per anni,la rapidità o la lentezza dell'arrivonon ha nessun rapportocon la riuscita del quadro.Quando l'uccello arrivase arrivaosservare il più profondo silenzioaspettare che l'uccello entri nella gabbiae quando è entratochiudere dolcemente la porta col pennellopoicancellare una dopo l'altra tutte le sbarreavendo cura di non toccare nessuna piuma dell'uccello.Fare quindi il ritratto dell'alberoscegliendo il ramo più bello, per l'uccellodipingere anche il verde fogliame e la frescura del ventoil pulviscolo del solee il fruscio delle bestie dell'erba nella calura estivae poi aspettare che l'uccello si decida a cantare.Se l'uccello non cantaè cattivo segnosegno che il quadro è sbagliatoma se canta è buon segnosegno che voi potete firmare.Allora strappate con tanta dolcezzauna piuma all'uccelloe il vostro nome scrivete in un angolo del quadro. (Per fare il ritratto di un uccello, Jacques Prévert)
Grazie Ettore,
ciao e vai.

pubblicato in Editoriali da Matteo Pirola

Nessun commento: