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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

aprile 16, 2008

100 anni di Anna Magnani


Si innamorò di lei Tennessee Williams. Se ne innamorò in modo così fugace ed ardente, che il più grande tragediografo contemporaneo, omosessuale dichiarato, scrisse solo per lei due copioni cinematografici di una caratura intensa e personalissima (La Rosa Tatuata e La Discesa Di Orfeo), come personalissima fu l’interpretazione di Anna Magnani.
Quando un grande artista mette in gioco il suo talento e la sua grandezza per un nome, ebbene quel nome è baciato dalle stimmate della magnificenza. Eppure Anna Magnani non fece mai nulla per essere diva, non lo pretese, e lo fuggì sempre, come quando, nel 1956, non si presentò neppure a ritirare il Premio Oscar vinto proprio grazie all’interpretazione ne La Rosa Tatuata, storia di una vedova siciliana che si innamora del verace Burt Lancaster. Con l’estro, la passione, la caparbietà e la luminosità della sua indole italica, prese possesso con gloriosa sicurezza di quel personaggio accigliato dal romitaggio vedovile, squassandolo e modulandolo, lo sbalzò limandolo con un brio che la rese la prima italiana nella storia degli Accademy Awards a vincere il premio come Miglior Attrice Protagonista. Anna Magnani lasciò sempre alle agiografie l’onere del suo nome. Era per tutti Nannarella, con quel vezzeggiativo tutto romano che la incorniciava orgogliosamente senza mai farla sentire costretta o legata ad una “parte”, ma che ne lustrava il riverbero dei suoi natali così fortemente radicati nella sua terra amata. E quella Roma che la vide nascere cento anni fa (7 Marzo 1908) l’ha sentita più “sua” di qualunque bellezza turistica; ella stessa portava sulla sua pelle e nella sua carne, con disinvoltura, i segni del suo tempo, immenso, con la stessa naturalezza di un effigie, incisione, iscrizione di un tempio.Indossava l’autorevolezza della sacralità e la musicalità della gioia di vivere, lei, che donna di mondo lo era, tanto da sapere di che profumo odora la vita. Gli anni Sessanta furono parchi di soddisfazione, troppo euforici e immaturi per il suo fascino misurato e per la sua arte, svezzata con il sapore del sacrificio, a mangiar terra e polvere durante il Secondo Dopoguerra, e tra il 1971 e il 1973 interpretò quattro stupendi film per la televisione scritti e diretti da Alfredo Giannetti: La Sciantosa, 1943: Un Incontro, L'Automobile, …Correva L’Anno Di Grazia. La donna aveva avuto un figlio dall'attore Massimo Serato, ma il ragazzo fu colpito dalla poliomielite, e l'attrice dedicò il resto della sua vita ad occuparsi di lui. Era il 1945 quando Roberto Rossellini intuì il bagliore di quella saetta filmandola correre disperata dietro al camion sul quale i nazisti avevano caricato il marito, prima di venire brutalmente falciata da una raffica di mitra, e quel “Francesco, Francesco” soffocato dalla morte; era Roma Città Aperta. Rossellini fu compagno di una breve stagione amorosa, almeno fino all’arrivo della tumultuosa esperienza bergmaniana; non fu l’autore che, nonostante tutto, la valorizzò meglio, ma Nannarella vi si affidò sempre, fino a raggiungere la sublimazione nell’episodio La Voce Umana, nel film L’Amore, del 1948, tratto dall’atto unico di Jean Cocteau, nel quale la Magnani si cimentò in un appassionato ed angoscioso soliloquio, un grande pezzo di bravura interpretativa, la telefonata di una donna abbandonata dall'amante.Nel 1951 un altro grande ruolo: quello della donna frustrata che trasmette le sue illusioni ed i suoi sogni infranti nell'impossibile carriera cinematografica della figlia, a costo anche di mettere in crisi il suo matrimonio, in Bellissima, di Luchino Visconti. Pier Paolo Pasolini la diresse con veemenza nel 1962, tra i suoi ragazzi di strada, in Mamma Roma, storia di una puttana che decide di cambiar vita per amore del figlio; le liti tra i due ammorbarono il clima crudo e maligno della vicenda, ma la sua interpretazione fu estrema e ruvida, così dissonante dal resto eppure indelebile. La sua ultima, mistica, crepuscolare apparizione sul grande schermo fu nel ruolo di se stessa in Roma, di Federico Fellini, nel 1972. Compare nella notte, i ciottoli umidi sotto la luce della luna illuminano la scena e il suo volto che fa capolino da un portone socchiuso; lei sorride, e salutando scompare nel buio dietro di sé. Scene che segnano la Storia del Cinema e la vita di un’attrice.Morì di cancro a Roma il 26 settembre 1973, assistita fino all'ultimo dall'adorato figlio Luca.

di Claudio Salvati per http://www.laltrapagina.it

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