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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

aprile 28, 2008

La Russia va in scena


La Russia va in scena. E colpisce. A smuovere il cuore e la pancia degli spettatori non è l’ennesimo Cechov, ma l’attualità più scottante: due spettacoli teatrali in corso in questi giorni riguardano, con diverse modalità, il dramma del popolo ceceno. Al teatro L’Orangerie di Roma, in chiusura della rassegna Theatron, dedicata al teatro civile, la compagnia Babateatr sabato e domenica dedica Perché ce l’ho tanto con… (per Anna Politkovskaya) alla figura della giornalista russa uccisa nel 2006 nell’androne di casa sua probabilmente a causa del suo impegno per dare voce ai ceceni e delle sue coraggiose indagini sul conflitto decennale che li opponeva al governo di Putin, da lei definito “terrorismo di stato contro il terrorismo di gruppo”.Quel terrorismo di gruppo che, d’altra parte, è sfociato in tragedie come quella della scuola di Belsan, del 2004, e del precedente sequestro dei 900 spettatori del teatro Dubrovka di Mosca, del 2002, finito con il blitz delle teste di cuoio e la morte di 130 ostaggi e 41 militanti ceceni.Su quest’ultimo è incentrato l’ultimo spettacolo del noto gruppo teatrale catalano Fura dels Baus, che ha appena debuttato a Barcellona e che sarà in Italia il 29 e il 30 maggio al Teatro Comunale di Bolzano, il 22 e il 23 giugno al Festival Teatro di Mantova e poi al Festival di Asti. Si tratta di una rivisitazione del Boris Gudonov di Puskin “contaminato” con la puntuale ricostruzione scenica di quei terribili giorni (proiettate su uno schermo anche le discussioni ufficiali tra i governanti in carica per risolvere la crisi). Ricostruzione che coinvolge direttamente - in pieno stile “Fura” – il pubblico in sala, che si trova a vivere due ore da “ostaggio”. Un’esperienza estrema che ha lo scopo, sottolineano i registi e drammaturghi David Plana e Alex Ollé, di far riflettere sulle nostre paure, ponendo “lo spettatore al centro” di un conflitto terroristico “perché si senta indifeso e spaventato” al pari della “società” di fronte al terrore di cadere vittima di un’aggressione di questo tipo.


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