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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

maggio 22, 2008

Epicuro: la concezione filosofica, la fisica e la cosmogonia


LA CONCEZIONE FILOSOFICA

Per Epicuro la filosofia ha in primo luogo una funzione terapeutica: "Vana è la parola del filosofo se non allevia qualche sofferenza umana", egli diceva.Una delle metafore da lui preferite per indicare l'obiettivo della vita filosofica é il galhnismoV, la quiete del mare dopo la tempesta, ma questa situazione di quiete é minacciata e impedita dalle credenze infondate che sovente si generano in noi e procurano ansie e timori: l' uomo che vive con animo sereno é paragonato a coloro che, al sicuro sulla terraferma, osservano distaccati il mare in tempesta, l' altrui pericolo.La filosofia deve dunque liberarci da queste credenze e condurci in un porto sicuro senza turbamenti.A tale scopo essa deve preliminarmente mostrare che cosa si può realmente conoscere e come lo si può conoscere.La filosofia si articola pertanto in tre parti: dottrina della conoscenza, fisica ed etica.La dottrina epicurea della conoscenza, o canonica, ravvisa il punto di partenza e il criterio, o canone, del conoscere nelle percezioni sensibili, le quali sono prodotte da qualcosa di esterno o interno a noi.Le sensazioni sono sempre vere, non ingannano mai sulla rappresentazione sensibile dell'oggetto, ma non tutte sono egualmente evidenti.Soltanto quelle evidenti sono testimonianze attendibili sulla realtà oggettiva; le altre, invece, attendono conferma dalle prime.Il ripetersi di rappresentazioni sensibili evidenti e simili tra loro dà luogo ai concetti generali o prolessi, termine che significa letteralmente anticipazioni.Tali concetti ( per esempio il concetto di uomo o di cavallo ) consentono, infatti, di conoscere in anticipo, in base alle sensazioni già avute dai singoli oggetti, che cosa li contraddistingue.E così, vedendo un certo oggetto, in base a queste anticipazioni, sarà possibile riconoscerlo e dire: questo oggetto che ora percepisco, presentando un certo insieme di proprietà già conosciute mediante un determinato concetto o anticipazione, é un cavallo o un uomo e così via.L'esperienza si genera, infatti, dalla conservazione nella memoria di tali concetti.L'errore nasce, invece, quando le parole che usiamo significano concetti che non corrispondono all'oggetto, e ciò deriva da quello che l'opinione aggiunge alla sensazione.Ciò può dipendere dall'ambiguità delle parole o dalla confusione tra rappresentazioni evidenti e non evidenti.Le rappresentazioni evidenti sono il canone, o criterio, che consente di testimoniare a favore o contro i giudizi che mediante i concetti ci formiamo sugli oggetti.La conferma meno forte é data dall'assenza di una attestazione contraria: per esempio, la proposizione che gli uomini sono mortali riceve una conferma di questo genere dal fatto che la nostra esperienza non ci attesta alcuna eccezione rispetto ad essa.La percezione e i concetti sono collegabili tra di loro in modo da dar luogo a inferenze, che permettono di risalire da ciò che é chiaro a ciò che non lo é: questo punto é di estrema importanza per costruire i capisaldi della dottrina fisica.

LA FISICA E LA COSMOGONIA

La fisica epicurea é, infatti, caratterizzata dal risalire, mediante ragionamento, da ciò che é evidente ai sensi a principi che tali non sono, ossia gli atomi e il vuoto.Epicuro riprende per lo più questi concetti da Democrito e ritiene che un numero infinito di corpi indivisibili, che si muovono entro il vuoto infinito, é ciò che può spiegare il mondo fisico quale appare ai nostri sensi.Egli inferisce questa tesi a partire dall'esperienza, la quale ci attesta che nulla può nascere dal nulla e nulla può finire nel nulla, altrimenti il tutto si sarebbe dissolto col tempo: di qui si giunge alla conclusione che l'universo é sempre stato e sempre sarà quale é ora.D'altra parte, é evidente ai sensi che i corpi dotati esistono e sono dotati, sicchè possiamo inferirne l'esistenza del vuoto, che non é di per sé evidente e contro alla quale aveva già dimostrato Melisso.Infatti se il vuoto non esiste, non può esistere il movimento; ma il movimento esiste, e tutti possiamo vederlo, dunque esiste anche per forza il vuoto.I corpi, a loro volta, sono suscettibili di disgregazione, ma poichè nulla scompare nel nulla, ciò significa che essi sono composti di entità che permangono indistruttibili: queste entità sono gli atomi.Gli atomi sono di forme innumerevoli, ma non sono dotati di qualità come colore, temperatura e così via.Per Democrito gli atomi, probabilmente, non avevano peso, nè esisteva una direzione privilegiata del loro movimento.Epicuro, invece, attribuisce peso agli atomi, forse in base alla tesi che un corpo privo di peso non é in grado di muoversi.Nell'universo infinito non ci sono un centro, un alto, un basso assoluti: ma per Epicuro si può parlare di un alto e basso relativi ed é appunto verso il basso che gli atomi si muovono grazie al loro peso.Ma se gli atomi si muovono verso il basso verso linee parallele, come é possibile la formazione di corpi? In queste condizioni, infatti, gli atomi non potrebbero incontrarsi e dare luogo ad aggregazioni.I testi conservatrici di Epicuro non rispondono a questo interrogativo, ma, secondo Lucrezio, Epicuro avrebbe introdotto a questo proposito la dottrina del clinamen o declinazione.Attraverso di essa, egli attribuiva agli atomi anche una tendenza a deviare casualmente dal loro moto perpendicolare verso il basso.In tal modo, gli eventi, e in particolare le aggregazioni tra atomi che danno luogo alla formazione dei corpi composti, perdono ogni carattere di necessità.Riprendeva la dottrina democritea dell'atomismo e dell'infinità: però Democrito diceva che gli atomi si muovevano con moti corpuscolari, Epicuro invece si serve dei concetti di alto e basso, sebbene nell'infinito essi non esistano: gli atomi cadono dall'alto verso il basso ( immaginiamoci una specie di pioggia di atomi ): ma se andasse così, a rigore, il mondo non potrebbe generarsi perchè gli atomi non potrebbero mai scontrarsi tra loro e cadrebbero verso il basso all'infinito: quindi Epicuro introduce questa teoria della deviazione o klinamen secondo la quale gli atomi avrebbero deviazioni tali da consentir loro di scontrarsi e di creare il mondo.E' una sorta di correzione del meccanicismo, ossia del mondo visto come grande macchina dove il semplice sbattere d'ali di una farfalla ha il suo spessore.Il klinamen é imprevedibile e questo stona con il meccanicismo.La fisica epicurea, quindi, oltre a non essere farina del suo sacco ( non a caso Cicerone dice " in physicis totus est alienus ", ossia sottolinea come Epicuro sia totalmente dipendente da altri " fisici ", e soprattutto Democrito ), é forse il suo " punto debole ", probabilmente quello meno riuscito.Va poi detto che Epicuro ha anticipato per alcuni aspetti la fisica moderna: l'idea del klinamen ( e della sua imprevedibilità ) é simile al principio di indeterminazione definito da un fisico moderno tedesco, Werner Heisenberg: " E' impossibile conoscere simultaneamente la posizione esatta e la esatta quantità di moto di una particella subatomica.Tanto più esattamente conosciamo la posizione, tanto meno sicuri siamo della quantità di moto, e viceversa ": é una questione strutturale: l' osservazione stessa che si effettua di una cosa la modifica già: è già legata a noi per il fatto che la si osservi; la situazione delle particelle é indeterminata.La struttura dell'universo é spiegabile univocamente, secondo Epicuro, soltanto mediante la nozione di atomo e vuoto presenti nell'universo.Egli respinge la costruzione di modelli astronomici e matematici per spiegare i fenomeni celesti; su questo punto egli conduce una polemica esplicita nei confronti dell' Accademia platonica, ma di fatto si allontana anche dalla pratica degli astronomi del suo tempo.

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