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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

maggio 02, 2008

Ezra Pound


Il grande innovatore
E’ tale l’originalità del personaggio – l’uomo e il poeta – da richiedere un approccio non convenzionale alla vita e all’opera. Favorito, oltre che da una genialità ormai indiscussa, da un lungo arco esistenziale (1885, Hailey, Idaho – 1972, Venezia) questo autore giganteggia nella storia letteraria non solo americana del secolo scorso come una sorta di dittatore e ministro di poesia.
Ezra Loomis Pound lasciò assai presto la nativa America dove aveva studiato i classici antichi, letteratura inglese e letterature romanze allo Hamilton College e poi all’Università di Pennsylvania a Filadelfia, città dove suo padre era un agiato funzionario della Zecca. Nel 1908 già si trovava in Europa, a Venezia, e poi soprattutto a Londra, dove compose e pubblicò le prime opere poetiche (A Lume Spento, Venezia 1908; A Quinzaine for This Yule, Londra 1909) mentre teneva al Regent Street Polytechnic corsi di letteratura rinascimentale e medioevale. Iniziava così la sua avventura di espatriato, tuttavia sempre profondamente consapevole e orgoglioso della propria americanità. Nessun autocompiacimento in lui per la propria competenza di lingue e culture europee come, più tardi, di storia e cultura cinesi che fornirono una ulteriore dimensione artistica e filosofica ai suoi Cantos, l’opus magnum per cui è celebre e la cui stesura si protrasse per tutto il corso della vita. Invece un sincero sforzo di rinnovare e potenziare dal di dentro la produzione letteraria inglese e quella americana, facendo aggio sulla rivalutazione delle origini storiche della propria nazione e sulla migliore accoglienza riservata alla ricerca e all’originalità artistiche in Europa. Il giovane Pound già metteva un fervore missionario nell’impresa innovatrice che si era proposto, nonché una non comune ambizione che, mentre lo spingeva a frequentare accortamente i circoli sociali opportuni, non gli impedì mai di riconoscere generosamente altri ingegni nell’ambito delle arti, di aiutarli a farsi a loro volta conoscere. Molto gli devono, per motivi diversi, scrittori come T.S. Eliot e James Joyce…

Fin da giovanissimo decise che la poesia sarebbe stata la sua strada: non senza consapevolezza delle difficoltà immani che lo attendevano, giacché si proponeva, in quella, di eccellere. “Song” (canzone, canto) è una delle composizioni che troviamo nel giovanile San Trovaso Notebook, accolto nei Collected Early Poems del 1977 per Faber & Faber : ”Ama il tuo sogno” dice significativamente “Ogni inferiore amore disprezzando. Ama il vento”… E si capisce da riscontri con altri testi che per lui il vento è simbolo di incertezza e pericolo, ma pure dell’ispirazione creativa. Ad esempio in “Vana” della stessa epoca scrive: “In vain have I striven to teach my heart to bow; In vain have I said to him ‘There be many singers greater than thou’.” Ma la risposta della voce interiore è sempre uguale: “As winds and as lutany, As a vague crying upon the night That leaveth me no rest, saying ever, ‘Song, a song’.” (Invano ho lottato per insegnare al mio cuore a piegarsi, invano gli ho detto ci sono molti cantori più grandi di te. Come una litania di venti, come un grido confuso nella notte che non mi lascia riposo, sempre dice, ‘Canto, un canto’).
Un’altra lirica giovanile, “The Summons” (La chiamata) evoca, complice la sua lunga scuola di studioso della letteratura provenzale, l’ardente corteggiamento di una dama dai tratti così intellettuali da apparire, ha osservato un critico, Louis L. Martz, come altra possibile immagine del’ispirazione poetica. Di fatto sembra si trattasse di Hilda Doolittle, la poetessa americana che egli corteggiò prima di sposarsi con Dorothy Shakespear, giovane pittrice, figlia della colta amica di William B. Yeats, il vate irlandese di cui Ezra fu segretario per qualche anno. Considerato che il padre di Pound si chiamava Homer e che la moglie portava un cognome raro in Inghilterra quanto impegnativo, facilmente può capitarci di tornare per un attimo ad accreditare l’antico detto latino nomina numina… Tanto più si può credere di intravedere in questa famiglia la linea di un destino prefissato se si ricorda il lavoro del padre Pound (come noto pound è tuttora il nome della moneta inglese) e, inoltre, l’interesse sviluppato dal poeta e da lui spiegato in svariate importanti pubblicazioni, sulla natura della moneta e sugli equivoci ingenerati dal potere finanziario internazionale, poiché tutti i popoli sono stati espropriati, di fatto se non di diritto, della sovranità monetaria a favore del sistema bancario gestito da privati. Ma di questo paradosso – notato da studiosi di economia e finanza ben prima che dal poeta, il quale si fece portavoce delle loro teorie perfino in chiari passi dei suoi Cantos – non sarà possibile trattare qui per esteso… Se ne occupano in Italia, attraverso convegni, conferenze, pubblicazioni, soprattutto lo specialista di diritto monetario Giacinto Auriti, luminare della Scuola di Teramo, e il Professor Antonio Pantano, presidente dell’Istituto Studi Poundiani di Roma con relativo ricchissimo Archivio (www.ezrapoundkulchur.com).
Tornando all’aspetto più propriamente letterario, il giovane Ezra reagì inizialmente contro una tradizione accademica nelle forme e vittoriana nel sentimentalismo puritaneggiante dei contenuti. A sottolineare la sua whitmaniana volontà di rottura, usava spesso termini dello slang americano e colloquialismi sia negli scritti critici che in testi poetici, nonché parole considerate ‘oscene’ nelle sue lettere. Dopo avere coltivato una difficile mistura di monologo drammatico – Browning il modello – e di intricati schemi strofici ripresi dalla poesia provenzale (“Sestina: Altaforte”, ad esempio, fu la composizione che lo rese celebre in Londra) il poeta passò per l’esperienza dell’Imagismo formulando, con Hilda Doolittle e Richard Aldington, i principi basilari del movimento: trattazione diretta degli argomenti senza alcun abbellimento superfluo e composizione ritmica della ‘frase musicale’ libera da prosodia obbligata. Tipico, e ormai famoso, il distico “In una stazione della metropolitana” (“In a Station of the Metro”) del 1913:
The apparition of these faces in the crowd;Petals on a wet, black bow.
(L’apparizione di queste facce nella folla; petali su di un umido ramo nero).
Nella stessa vena e dello stesso anno “A Pact” (Un patto):
I make a pact with you, Walt Whitman –I have detested you long enough.I come to you as a grown childWho has had a pig-headed father;I am old enough now to make friends.It was you who broke the new wood,Now is a time for carving.We have one sap and one root –Let there be commerce between us.
(Stringo un patto con te, Walt Whitman – Ti ho detestato abbastanza a lungo. Vengo a te come un figlio cresciuto che ha avuto un padre testardo; sono abbastanza grande per fare amicizia. Sei stato tu a fornire il legno nuovo, adesso è tempo di scolpirlo. Abbiamo la stessa linfa e la stessa radice – Parliamoci, tra noi).
Collaboratore dall’estero della storica rivista Poetry di Harriet Monroe (che tuttora viene pubblicata fra le più prestigiose in America) fu curatore di una antologia Des Imagistes.

Seguì il periodo del ‘Vorticismo’, con la rivista Blast (1914-15) in cui Pound insisteva per un superamento della staticità sovente caratterizzante l’Imagismo. Il vortice era visto come una forma primaria generativa precedente a qualsiasi forma specifica di qualunque arte. Può far pensare a certi aspetti del marinettiano Futurismo, con l’importanza conferita al movimento e alla velocità. Negli stessi anni, sulle orme del sinologo Ernest Fenollosa, si impegna nello studio delle letterature giapponese e cinese e resta affascinato dalle potenzialità degli ideogrammi, di fatto incorporanti eventi e azioni nel segno grafico.
Nel 1920 lascia Londra – che ormai trova retriva culturalmente quanto New York – per Parigi: il suo addio fortemente critico si ritrova nel capolavoro che è il poemetto Hugh Selwyn Mauberley. Anche nella capitale francese si fa notare e a sua volta influenza gli ambienti culturali di avanguardia. E’ qui che incontra la bravissima violinista Olga Rudge, che non sposerà ma che diventerà, a tutti gli effetti, la vera grande compagna della sua vita: madre della sua unica figlia Mary (Pound De Rachewiltz). Non divorzierà mai da Dorothy, di cui riconobbe il figlio Omar, e che morì un anno dopo di lui. A Rapallo nel 1925 si dedica ormai soprattutto a raccogliere materiale per la stesura dei Cantos: di evidente ispirazione dantesca fin dal titolo, ma più numerosi giacché arrivano ai 117. L’Alighieri, parlandoci dell’altro mondo nelle sue tre partizioni tradizionali, in realtà mette in scena presente, passato e alcune previsioni future del nostro mondo di vivi in quadri di memorabile potenza. Il fine ultimo è ricondurre l’umanità a Dio, come verità, bene, amore. Anche l’americano ha il suo fine sublime che è migliorare l’umanità e le sue sorti, insistendo su giustizia e buon governo: nel che gli viene in soccorso la filosofia confuciana di cui era un cultore. Filosofia che traspare abbondantemente dalla sua saggistica, là dove non tratta di letteratura o di poesia, ma, appunto, di saggia condotta e di buone leggi. E’ noto come, in Italia, si formò e crebbe la sua ammirazione per Mussolini e per il fascismo, nei cui princìpi intravedeva i pregi dimostrati e posti in atto da grandi reggitori e mecenati del passato, come ad esempio Sigismondo Malatesta; mentre notava somiglianze con le idee di Thomas Jefferson e di John Adams, i due statisti della ‘vecchia America’ etica e agricola da lui ammirati. Oggi sappiamo che c’era una dose di idealizzazione in questa sua visione dell’Italia mussoliniana, come nello spiacevole abbaglio – dovuto in gran parte a una sorta di moda intellettuale del tempo – del suo antisemitismo. Di molte sue affermazioni antisemite Pound si rammaricò apertamente nell’ultima parte della sua vita.
Sono troppo note le vicende connesse con questo atteggiamento poundiano filofascista e con la sua dissidenza nei confronti del governo americano, anzi, di tutti i governi americani dopo Andrew Jackson. La sua antipatia andava infatti non alla propria patria o ai propri connazionali in genere, ma a sistemi amministrativi fondati sul ‘peccato’ che tanto era spiaciuto a Dante stesso, mutatis mutandis, nel suo Medioevo: l’usura. Pound si riferiva, nella sua epoca, ai metodi della ‘grande usura bancaria’ cui ho accennato prima.

Per quanto riguarda la forma, il linguaggio poetico, dei Cantos, esiste tuttora la leggenda, della loro incomprensibilità. E’ vero che il poema poundiano richiede molte note a piè’ di pagina, dato che l’autore adotta un sistema di allusioni e accenni a fatti storici o anche a fatti privati della propria vita sui quali i lettori possono non essere affatto informati; è vero che in un buon numero di versi, soprattutto nei celeberrimi Canti pisani inerenti alla fase dolorosa della sua prigionia in mano americana dopo la fine della guerra, mette in opera un dettato ora ellittico, ora compresso e sintetico, comune del resto a tanta poesia moderna e contemporanea magari sprovvista di motivi e spunti altrettanto validi, ma per la massima parte i Cantos (leggere per credere) offrono pagine di lettura corrente sia quando riportano citazioni da pagine di storia o di cronaca antiche o moderne, oppure stralci di lettere ricevute da amici, o evocazioni di eventi noti e risvolti ignoti di grandi rivolgimenti. Risuonano certo ben chiari i versi del Canto XLV, il suo più famoso, del quale diamo l’incipit rimandando il lettore a continuare fiducioso per conto proprio:
With UsuraWith usura hath no man a house of good stoneEach block cut smooth and well fittingThat design might cover their face,With usuraHath no man a painted paradise on his church wall. . . . . . .
(Con usura nessuno ha una solida casa di pietra squadrata e liscia per istoriarne la facciata, con usura non v’è chiesa con affreschi di paradiso . . . . Trad. di Mary de Rachewiltz).

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