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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

maggio 20, 2008

L'educazione democratica


Professoressa Gutmann, i più grandi teorici della democrazia hanno sottolineato l'importanza dell'educazione democratica dei cittadini per i regimi di quel tipo. Può fornirci un quadro del pensiero classico sull'educazione democratica?
Sin dagli albori, la democrazia non si è mai basata esclusivamente sul potere della maggioranza. I più grandi esponenti del pensiero democratico classico - filosofi come Rousseau, John Stuart Mill e John Dewey - erano convinti che il potere della maggioranza nascondesse il pericolo di una sua tirannia. Si rendeva, dunque, necessario studiare il modo migliore di affidare alla maggioranza il destino politico di un paese e vedere per quale motivo l'unico modo per riuscirci era far sì che tutti i cittadini venissero educati a conoscere i propri interessi. La democrazia, infatti, si basa sulla premessa che i cittadini conoscano perfettamente i loro interessi. Tale premessa è realizzabile solo se le persone non sono analfabete, se ricevono un'istruzione che chiarisca loro cosa è meglio, sia per se stessi che per la società in generale.
Quali sono i motivi per cui l'istruzione è così importante per la democrazia?
La mia posizione consiste in un'estensione del pensiero democratico classico, ma con una piccola variazione. L'estensione sta nell'idea che ogni democratico conosce i propri interessi meglio di chiunque altro se ne occupi al suo posto. In questo senso, un democratico rifiuta il concetto di élite; egli è convinto che, sia nella teoria che nella pratica, la gente debba occuparsi in prima persona dei propri interessi. Per questo ritengo che l'educazione sia essenziale per la democrazia. La variazione è la seguente: l'educazione non è solo strumentalmente necessaria alla democrazia (cioè, essa non è solo un mezzo per arrivare alla democrazia), ma fa parte del concetto stesso di cittadinanza. L'educazione rientra nel concetto dell'essere cittadino perché non insegna solo a leggere e scrivere, ma insegna anche determinati valori, che sono appunto i valori democratici. Fra questi c'è, ad esempio, quello del rispetto per coloro con cui ci troviamo in disaccordo, o il cui stile di vita differisce dal nostro; senza educazione - e per educazione intendo quella pubblica - tale rispetto non può esserci. L'educazione è importante per la democrazia semplicemente perché l'essenza della democrazia sta nella virtù civica. La virtù civica richiede comprensione e rispetto per i modi di vivere degli altri. L'unico modo in cui le persone che fanno parte di una famiglia, o di una comunità, possono riuscire a conoscere e a rispettare stili di vita diversi dal proprio è quello di essere educate a contatto con persone diverse da loro, di comprendere gli altri osservando come sono fatti, di rendersi conto sin da bambini che ci sono sia differenze che somiglianze. A mio avviso, dunque, capire l'importanza di un'educazione democratica è tutt'uno con il capire cosa significhi essere un cittadino democratico e possedere una forma di virtù civica. Senza educazione non può esserci virtù civica.
Professoressa Gutmann, nel suo lavoro sul governo della Polonia Rousseau sembra vedere l'educazione democratica indirizzata alla formazione di patrioti. Lei è d'accordo con questa interpretazione dell'educazione democratica?
No, io non credo che l'educazione democratica debba essere rivolta alla formazione di patrioti. Vorrei però aggiungere che Rousseau e la sua teoria hanno avuto una profonda influenza sul modo di intendere l'educazione. Nel mio paese - gli Stati Uniti - esiste oggi un movimento caratterizzato da uno spirito molto rousseauiano che, pur non facendo diretto riferimento a Rousseau (forse perché Rousseau non è molto noto all'americano medio), si propone di educare al patriottismo. Sono convinta che si tratti di un movimento minoritario, ma al tempo stesso decisamente pericoloso. Il motivo per cui lo ritengo pericoloso dal punto di vista democratico è che sono convinta che i cittadini debbano conoscere pregi e difetti del loro paese. Virtù civica non significa "il mio paese ha sempre ragione", non significa che sosterrò il mio paese qualsiasi cosa faccia. Virtù civica significa assumersi la responsabilità di fare in modo che il proprio paese si trovi dalla parte della ragione. L'unica forma di educazione alla virtù civica che sia compatibile con l'obiettivo di migliorare il proprio paese è quella che insegna alla gente a pensare in modo critico al proprio paese, al suo ruolo nel mondo e al suo modo di trattare gli altri cittadini. Questa non è affatto un'educazione al patriottismo nel senso rousseauiano del termine. Certo, è importante e necessario sentirsi patriottici nel senso di avere a cuore il proprio paese, perché è lì che ognuno ha maggiori responsabilità e capacità di intervento. In questo senso, dunque, siamo tutti patrioti e se possediamo un senso di virtù civica dobbiamo sentirci responsabili innanzi tutto di quanto succede intorno a noi, nel quartiere, nello stato e nel paese in cui viviamo.
Finora abbiamo parlato solo dell'educazione dei cittadini. Non crede, invece, che una parte fondamentale dell'educazione democratica dovrebbe riguardare gli uomini politici? E quali potrebbero essere i criteri fondamentali di una tale educazione?
Sì, educare i cittadini significa anche educare i leaders politici. In democrazia, i cittadini diventano leader, ma se l'educazione si rivolge solo ai cittadini comuni, rischia di trascurare l'educazione dei leader. Parte dell'educazione democratica invece deve occuparsi della formazione dei futuri leader della società, affinché essi comprendano esattamente le particolari responsabilità di cui sono investiti proprio in base al maggior potere di cui dispongono rispetto ai cittadini comuni. Ora, se diamo per scontato che il potere corrompe, e che il potere assoluto corrompe in modo assoluto, ci sono diversi principi che andrebbero insegnati a coloro che detengono il potere. Il tutto non si risolve nel seguire semplicemente il volere della maggioranza. Al contrario, questo principio fa parte di un'educazione sbagliata, perché governare un paese comporta necessariamente la responsabilità di guidarlo. Naturalmente, non si tratta neanche di fare tutto quello che si ritiene giusto, senza curarsi dell'opinione altrui. Ci sono, quindi, due aspetti che riguardano l'educazione di un leader democratico. Il primo riguarda la necessità d'ispirargli il coraggio e la capacità di capire che vale la pena di battersi per ciò che si ritiene giusto, e di spiegarlo alla gente. Il secondo è quello di fargli capire che, anche se ritiene che le sue azioni siano giuste, ed anche se le illustra ai cittadini in modo a suo avviso soddisfacente, può succedere che i cittadini rispondano: "Ci dispiace, ma secondo noi è sbagliato". In tal caso, indipendentemente dal suo valore come politico, è suo dovere ritirarsi.
Professoressa Gutmann, come sa, uno dei mali più seri che minacciano le società democratiche è la corruzione del mondo politico. Cosa pensa di questo problema?
L'elemento più comune che porta un politico alla corruzione è la convinzione che riuscirà a farla franca, non solo nel senso che non verrà scoperto, ma anche in quello di pensare che i cittadini comuni non riusciranno mai a capire veramente cosa sia la politica. Partendo da questa visione, gli uomini politici, sebbene democraticamente eletti, possono fare praticamente ciò che vogliono e possono farlo in un modo che li soddisfi in pieno. L'educazione democratica è il miglior antidoto che abbiamo contro questa forma di corruzione, che si nutre di due elementi. Il primo è la visione dall'alto, dalla posizione dei leader politici, da cui il cittadino comune non appare abbastanza intelligente, o interessato alla propria società democratica, da riuscire a esercitare un controllo sui suoi rappresentanti. Il secondo è ciò che io chiamo l'"apatia" dei cittadini, cioè la sensazione provata da questi ultimi che gli uomini politici siano in ogni caso incontrollabili, che non ci sia nulla che i cittadini possano dire, o fare, per impedire ai politici di fare ciò che vogliono. E' proprio questa la ricetta per la corruzione: l'arroganza da una parte e l'apatia dall'altra.
Esistono rimedi per correggere queste deviazioni?
L'educazione democratica, se riesce nel suo intento, dovrebbe rappresentare un antidoto sia per l'apatia che per l'arroganza, un antidoto che lavora in modo molto sottile. Per prima cosa, pur non trasmettendo ai cittadini comuni la sensazione che possono fare quello che vogliono, o di essere più potenti di quanto non siano in realtà, l'educazione democratica può fare in modo che essi comprendano meglio cosa sia la politica e che osservino con molta attenzione gli atti dei loro leader politici. Il migliore, l'unico antidoto sia all'apatia e all'arroganza, quindi, è la comprensione, la conoscenza, lo studio. Quello di sconfiggere l'ignoranza di fondo di molti cittadini è un passo importantissimo, che nessuna società democratica ha ancora compiuto con successo. Un altro antidoto alla corruzione è una valida educazione democratica, cioè un'educazione basata sulla filosofia democratica, che insegni ai futuri leader che il politico non è al di sopra della gente comune, se non per le responsabilità che comporta il suo compito di governare e di rendere conto del suo operato alla maggioranza. Parte dell'educazione democratica dei futuri leader quindi sta nel far comprendere loro che dovranno dar conto alla gente di tutte le loro azioni, che la loro capacità di giudizio non è affatto migliore di quella della gente comune, se non per il fatto che essi si trovano in una posizione da cui è possibile difendere il proprio operato in pubblico e che hanno il dovere di difenderlo. La più grande lezione di educazione democratica per i leader politici è quella impartita da Kant quando affermò che la condizione assoluta per qualsiasi azione etica è il suo carattere pubblico, la sua trasparenza. Se non può sostenere l'esposizione alla luce del sole, o lo sguardo del pubblico, allora è necessariamente un'azione corrotta. E' l'apparenza della corruzione, e l'apparenza della corruzione in democrazia corrisponde alla realtà della corruzione stessa: essa non può sostenere la chiarezza del controllo pubblico, né attraverso il normale processo decisionale, né attraverso un processo di qualsiasi altro tipo.


Intervista a Amy Gutmann di Maurizio Viroli

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