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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

maggio 29, 2008

Proust era un neuroscienziato


Il primo libro di Jonah Lehrer, venticinquenne laureato in neuroscienze alla Columbia University e giornalista scientifico di testate come «Nature» e «Science», non delude le aspettative create dal curioso titolo. Il suo libro regala al lettore una panoramica di intuizioni neuroscientifiche raggiunte da grandi artisti nelle loro opere.Come l'unità fra mente e corpo della poesia di Whitman (che studiava manuali di anatomia cerebrale), l'illuminazione di Proust, che prima di ogni fisiologo riconobbe l'importanza di olfatto e gusto nella rievocazione della memoria (oggi sappiamo che olfatto e gusto sono gli unici sensi ad avere un collegamento diretto con l'ippocampo, il centro della memoria a lungo termine), o il processo della visione svelato con prodigiosa esattezza dall'arte di Cézanne.La scienza non è dunque l'unica strada per la conoscenza, e Lehrer si rivela molto abile a gettare un ponte fra scienza e arte. Il libro è composto da otto capitoli monografici dedicati rispettivamente a Walt Whitman, Thomas S. Eliot, Auguste Escoffier, Marcel Proust, Paul Cézanne, Igor Stravinsky, Gertrude Stein, Virginia Woolf.L'autore tratteggia con linguaggio efficace e netto l'atmosfera intellettuale che circonda il processo creativo, raggiungendo il risultato di un libro stimolante, la cui morale è che "noi siamo fatti di arte e di scienza. Sappiamo abbastanza del cervello per capire che il suo mistero rimarrà sempre tale. Alla scienza occorre l'arte per dar forma al mistero, ma l'arte ha bisogno della scienza perché non tutto sia un mistero".


di Stefano Pisani per Le Scienze



Paul Valéry nell’ "Hommage à Marcel Proust" così commenta la teoria del romanzo e l’uso particolare che ne fece Proust:
“Il romanzo può dunque ammettere tutto ciò che richiede e ammette ogni sviluppo ordinato della nostra memoria, quando essa riprende e commenta un tempo che abbiamo vissuto: non solamente ritratti, paesaggi, e la cosiddetta “psicologia”, ma anche ogni sorta di pensieri, allusioni a tutte le conoscenze. Può agitare, compulsare l’intero spirito. Sotto questo aspetto il romanzo si avvicina al sogno, da un punto di vista formale; di entrambi si può dire, a causa di questa curiosa proprietà, che tutti i loro scarti gli appartengano ... Proust ha tratto uno straordinario profitto da queste condizioni così semplici e così ampie. Non ha colto la “vita” mediante l’azione, l’ha raggiunta, e come imitata, mediante la sovrabbondanza delle connessioni che la più insignificante immagine trova con tanta facilità nella sostanza propria dell’autore. Era capace di dare delle radici infinite a tutti i germi di analisi che le circostanze della sua vita avevano seminato nella sua durata. L’interesse delle sue opere risiede in ogni frammento.”

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