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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

maggio 21, 2008

Un classico del pacifismo: Mattatoio N.5


Nel libro di Kurt Vonnegut, la durezza della guerra raccontata attraverso una comicita' paradossale, tra l’assurdo di cio' che non e' possibile che accada e l’assurdita' di cio' che invece e' realmente successo. Febbraio 1945. Dresda era una delle piu' belle citta' tedesche dell’epoca, tanto da essere definita la “Firenze dell’Elba”. Non aveva industrie belliche, nonostante il periodo storico, ma solo numerosi tesori artistici e architettonici. Autorita' e civili credevano che Dresda fosse estranea alla guerra e, per questo motivo, migliaia di tedeschi si rifugiarono in questa citta' durante l’avanzata sovietica verso il confine con la Germania. Ma il 13 febbraio si scateno' un inferno che duro' tre giorni. Gli Alleati attaccarono la citta' dal cielo, con un quadruplice attacco, benche' nella citta' ci fossero circa 26. 000 prigionieri di diverse nazionalita', tra cui americani e inglesi. Testimone insieme agli altri di questi bombardamenti, fu un giovane Kurt Vonnegut, nascosto nel mattatoio che da' il nome al titolo del libro, scritto nel 1968 e ristampato per la seconda volta da Feltrinelli nel 2005: Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini. Il sottotitolo del libro si spiega nelle prime pagine, quando Billy Pilgrim, il protagonista, va a trovare un vecchio commilitone, Bernard V. O’Hare, amico durante la guerra, per ripercorrere insieme i ricordi che serviranno a Pilgrim per scrivere il suo libro. La moglie di O’Hare, Mary, e' indignata dai discorsi dei due amici e dall’idea di Pilgrim di ricavarne un libro: “Eravate solo dei bambini, durante la guerra. . . Fingera' che eravate degli uomini anziche' dei bambini, e poi ne tireranno fuori un film interpretato da Frank Sinatra e John Wayne o da qualcun altro di quegli affascinanti vecchi sporcaccioni che vanno pazzi per la guerra. E la guerra sembrera' qualcosa di meraviglioso, e cosi' ne avremo tante altre. E a combatterle saranno dei bambini come quelli che ho mandato di sopra”. La guerra non e' giustificabile, la guerra e' assurda, la guerra non ha senso e Vonnegut decise di rappresentarne l’assurdita' attraverso una precisa scelta stilistica: il paradosso. “Un tedesco americano di quarta generazione, oggi residente in mezzo agli agi di Cape Cod (dov’e' fin troppo schiavo del vizio del fumo), ebbe modo di assistere, molto tempo fa, come soldato di fanteria hors de combat, prigioniero di guerra, al bombardamento di Dresda, in Germania, ‘la Firenze dell’Elba’, e di sopravvivere per narrarne la storia. Questo e' un romanzo scritto un po’ nello stile telegrafico e schizofrenico in uso sul pianeta Trafalmadore, da dove vengono i dischi volanti. Pace”. L’esigenza, richiamata dallo stesso scrittore, di fornire ai posteri una testimonianza, si intreccia a inserti di fantascienza attraverso i quali Billy Pilgrim ripercorre la storia del Novecento, finendo prigioniero degli alieni del pianeta Trafalmadore, dai quali verra' esposto in uno zoo come esemplare maschio della razza umana, insieme a un’ex attrice pornografica. Vonnegut utilizza questo espediente per passare dal presente al futuro e dal futuro al passato: durante la Seconda Guerra mondiale, quando era poco piu' che un ragazzino, fino agli anni Settanta, quando Billy e' un anziano signore che fa arrabbiare la figlia perche' pubblica sul giornale locale le cronache dei suoi viaggi e della sua permanenza su Trafalmadore, passando cosi' per un vecchio pazzo. È proprio su questo pianeta alieno che Pilgrim afferra la non sensatezza della guerra di cui lo stesso chiedere un perche' non ha senso: “Questa e' un tipica domanda da terrestri, signor Pilgrim. Perche' proprio lei? Perche' proprio noi, allora? Perche' qualsiasi cosa? Perche' questo momento semplicemente e'. Ha mai visto degli insetti sepolti nell’ambra? [. . . ] Be’, eccoci qua, signor Pilgrim, incastonati nell’ambra di questo momento. Non c’e' nessun perche'”. La guerra non e' in alcun modo giustificabile e Vonnegut ha realizzato con questo libro un classico, una bandiera del pacifismo, inserendo, qua e la' tra le pagine, parole su cui riflettere:

“Dio mi conceda la serenita' di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso e la saggezza di comprendere sempre la differenza”.


di Donatella La Viola per http://www.educational.rai.it/

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