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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

giugno 04, 2008

Arvo Pärt la sua musica

La storia dell'Estonia, come avviene per tutte le terre al centro degli interessi dell'Est e dell'Ovest, ha vissuto solo una manciata di anni di indipendenza nell'ultimo millennio. Dopo ottocento anni di occupazione, il paese baltico finalmente si dichiarò indipendente dopo la prima guerra mondiale, ma fu una breve illusione. Dopo pochi anni cadde nelle mani dei nazisti, per poi essere annessa, dopo il secondo conflitto mondiale all'Unione Sovietica in pieno regime staliniano. Un contesto non proprio ottimale, dunque, per lo sviluppo di un'arte libera da condizionamenti politici. Eppure l'Estonia sarà ricordata per aver dato i natali ad uno dei più grandi e conosciuti compositori del Novecento, secondo per fama, tra i compositori sovietici, soltanto a Dimitri Shostakovich.
Percorrendo la storia a ritroso
“Potrei paragonare la mia musica alla luce bianca, che contiene tutti i colori. Solo un prisma può dividere tutti i colori e farli apparire; questo prisma potrebbe essere lo spirito dell'ascoltatore” (Arvo Pärt)
Arvo Pärt nasce a Paide, cittadina un po' isolata all'interno del territorio estone e, nonostante la sua personalità artistica libera, poco conciliante alle ottusità dei regimi, vi rimase per buona parte della sua vita, scegliendo la via più difficile per un compositore d'avanguardia, di affermarsi. Il suo nome, come è stato per molti compositori estoni suoi contemporanei, è legato in maniera indelebile a quello di Heino Eller (1887-1970), suo primo maestro al conservatorio di Tallin. Quello di Eller fu un insegnamento all'insegna della libertà espressiva: “Non ti spingeva in nessuna direzione. Ti sosteneva anche quando quello che scrivevi non era esattamente vicino al suo credo” ebbe a dire Pärt riguardo all'uomo al quale è stata maggiormente legata la sua prima formazione. Nonostante la difficoltà di reperire materiale dall'estero e i pochi contatti permessi tra Europa dell'Ovest e Unione Sovietica, il giovane Arvo, quasi trentenne, riesce a venire a contatto con gli esperimenti della scuola di Darmstadt e quindi con il serialismo post-weberniano. In particolare, lega una forte amicizia con Luigi Nono, conosciuto a Tallin al principio degli anni '60. Con l'audacia di chi non si fa intimidire dalle minacce politiche di regimi sordi alle trasformazioni dell'arte, Pärt sarà il primo compositore estone a sperimentare e diffondere le tecniche seriali nel suo paese. Non senza destare scandalo negli ambienti istituzionali: il plenipotenziario capo dell'Unione dei Compositori Sovietici,Tikhon Khrennikov, lo tacciò, davanti al Congresso, di “criticismo”, un'accusa che, nei regimi dell'Est, per un compositore, equivaleva a quella di nemico del popolo. Raggirata la minaccia di censura, Pärt non riuscirà a sfuggire, però, alla sua crisi di creativà, che alla fine degli anni '60 lo colpì inesorabilmente interrompendo per quasi un decennio la sua attività compositiva. Un decennio, come si è detto, caratterizzato dall'interiorizzazione dei linguaggi delle avanguardie, dal serialismo al puntillismo e da una serie di lavori sperimentali, tra i quali Perpetuum Mobile, Diagrams, la Sinfonia n.1 e Musica Sillabica, opere tutte dedicate a Nono e contraddistinte da una intensità tale da dare l'impressione di sfiorare più volte il collasso sonoro.In questi anni già si intravvedono, anche se in maniera ancora molto flebile, alcuni elementi che contraddistingueranno il suo stile maturo, quello stile tintinnabuli per il quale diventerà famoso in tutto il mondo: l'interesse per le forme classiche e barocche, la devozione assoluta per Bach e la ricerca di un linguaggio estremamente semplice attraverso il quale poter esprimere un'arte senza fronzoli, essenziale e primitiva, si possono già cogliere in alcune delle più importanti composizioni di questo primo periodo, dal Collage Uber B-A-C-H, che gioca con le tonalità partendo dalle lettere che formano il nome del compositore tedesco, a Pro & Contra (per violoncello e orchestra), che accosta stile weberniano a cadenze barocche, fino ad arrivare al Credo (1968), culmine del suo primo periodo compositivo e di una crisi che lui stesso attribuirà al timore reverenziale verso le grandi figure del passato e in particolare a quella, per lui irraggiungibile, di Johann Sebastian Bach.
Alla ricerca di una semplicità primitiva: lo stile tintinnabuli
Il periodo di stasi nella composizione, coincide con una fase riflessiva e di studio, quasi dieci anni durante i quali Pärt si immerge nello studio del canto gregoriano, continuando a percorrere la storia della musica occidentale a ritroso, nella ricerca costante di un'espressività sempre più semplice e allo stesso tempo viva. E' il periodo di incubazione di quello stile che l'autore stesso definirà di lì a poco tintinnabuli: “Lavoro con pochissimi elementi-una voce, due voci. Costruisco con i materiali più primitivi-con l'accordo perfetto, con una specifica tonalità. Tre note di un accordo sono come campane ed è perciò che chiamo questo tintinnambuli (nome di derivazione onomatopeica ricavato dal tintinnìo delle campane, ndr)”. Con questo stile, Pärt dimostra come sia possibile comporre utilizzando materiali primitivi come le scale e le triadi, combinandole tra loro nella più semplice delle costruzioni: due voci che si dividono l'accompagnamento (a volte ridotto a bordone, altre volte accordale) e la melodia, spesso costruita, sia per durate che per altezze, a partire dalla struttura sillabica di un testo.La ricerca di questa estrema essenzialità dei materiali è stata, troppo spesso, associata ad un minimalismo del quale, in realtà, si trovano poche tracce nella musica del compositore estone. La sua idea di ridurre ai minimi termini il materiale compositivo ha più relazioni con le prime forme di canto liturgico che con gli esperimenti minimal-ripetitivisti che Reich, Glass, Riley e una manciata di altri musicisti americani che, dall'altra parte del mondo, cominciarono a mettere in pratica a partire dalla fine degli anni '60. Il 1977 è considerato l'anno della rinascita per Arvo Pärt, che ritorna all'attività di compositore dopo otto anni di silenzio (se si eccettua la Sinfonia n. 3, del 1971, preludio al nuovo stile) con tre composizioni emblematiche del nuovo corso e rimaste, nel tempo, l'esempio più felice del suo nuovo modo di comporre: Tabula Rasa, Fratres e Cantus In Memoriam Benjamin Britten. La fama di questi brani è senz'altro legata all'etichetta ECM che, grazie soprattutto all'interessamento di Manfred Eicher, affascinato da quella musica ascetica, fatta di pochi elementi eppure affascinante e coinvolgente, a partire dal 1984 cominciò a pubblicare le opere dell'estone. La prima uscita, Tabula Rasa (Ecm New Series, 1984), rimasta memorabile, raccoglie proprio queste prime tre opere della nuova fase compositiva di Pärt, eseguite da grandi interpreti come Keith Jarrett, il violinista Gidon Kremer, Alfred Schnittke al piano preparato e il direttore Dennis Russell Davies.
Verso la musica sacra del XX secolo
Il culmine dello stile tintinnabuli e, insieme, la conferma che gli interessi di Pärt si stavano sempre più orientando verso la musica sacra, è la Johannes Passion. Composta tra il 77 e l'82 (anno in cui il compositore si era già trasferito a Berlino), quest'opera, tratta dal Vangelo Secondo Giovanni, e con precedenti illustri (ricompare di nuovo, inesorabile, il nome di Bach) apre un ciclo di composizioni che lo avvicinerà sempre più alla musica liturgica e che coinciderà, per lui che era luterano, con la sua adesione alla chiesa Cristiana Ortodossa, cominciando a comporre su testi in lingua slavonica, utilizzata solo in ambito liturgico. In musica, questa religiosità si manifesta attraverso atmosfere calme, ipnotiche, sempre in bilico tra suono e silenzio, ricche di citazioni, reminiscenze e di un linguaggio tonale che reinterpreta la modalità della musica antica raggiungendo effetti straordinari. Una musica incantatrice, il canto gregoriano del XX secolo, che si esprime in alcune tra le più belle pagine di musica sacra (un genere per la verità poco praticato durante il secolo scorso) del Novecento: il Te Deum (1985, ma rivisto nell'86), lo Stabat Mater, dello stesso anno, il Miserere del 1989, fino ad arrivare al monumentale Kanon Pokajanen, per coro a cappella, che segue e reinterpreta la tradizione corale russa.Al di là del suo significato religioso, la musica di Pärt, probabilmente grazie al suo carattere sognante e ipnotico, a volte quasi ambient, ha affascinato anche il mondo del cinema senza che il compositore si dedicasse espressamente alla Settima Arte. Cantus In Memoriam Benjamin Britten è stato utilizzato sia da Leos Carax in Les Amants Du Pont-Neuf, sia da Michael Moore, che nel recente Farenheit 9/11 lo ha inserito a commento musicale dell'attentato alle Torri Gemelle, mentre Spiegel Im Spiegel è stato impiegato da Mike Nichols (Wit, 2001), Gus Van Sant (che nel suo Gerry inserì anche Fur Alina) e nel documentario sul mountain climbing Touching The Void, a sottolineare l'adattabilità della musica di Pärt a fare da sfondo a situazioni tanto diverse. Per fortuna il compositore estone è uno dei pochissimi musicisti “cosiddetti” contemporanei a fare ancora parte di questo mondo, testimonianza viva, musicalmente parlando, del passaggio di millennio e fortunatamente ancora attivo sia dal punto di vista compositivo (tra le sue ultime opere, For Lennart, scritta in memoria del presidente dell'Estonia Lennart Meri ed eseguita in occasione del suo funerale, il 2 aprile 2006), sia da quello sociale e politico (ha dedicato tutte le esecuzioni di sue composizioni del biennio 2006-2007 alla memoria della giornalista Anna Politkovskaja, assassinata, nemmeno tanto misteriosamente, in Russia e divenuto nuovo simbolo della libertà di espressione, sempre più minata e osteggiata dalle istituzioni politiche). Un musicista così, fin quando c'è, proviamo a godercelo.

di Daniele Follero per http://www.sentireascoltare.com/

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