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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

giugno 06, 2008

Il Brasile violento di oggi (e di ieri) due film per riflettere o ricordare

Per una coincidenza cinematografico-geografica apparentemente inspiegabile, sbarcano contemporanemaente nelle nostre sale due film brasiliani (fatto già, di per sé, abbastanza raro), accomunati dalla volontà di squarciare il velo sulla violenza, politica e sociale, che il grande paese sudamericano produce. E allora - per chi è interessato ad approfondire questi temi, ma anche per chi è a caccia di opere d'autore - vale certamente la pena di segnalare sia Tropa de elite - Gli squadroni della morte, diretto da José Padilha, sia L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza, regia di Cao Hamburger. Vincitore dell'Orso d'oro all'ultimo Festival di Berlino, scritto dallo stesso autore del cult City of god, Tropa de elite è ambientato a Rio de Janeiro, nel 1997. Protagonista è Nascimento, capitano della squadra d'eccellenza che si occupa di ordine pubblico, e che viene scelto per dirigere uno dei gruppi incaricati di "bonificare" il Morro do Turano (una delle colline su cui si sviluppano le favelas) in vista della visita di Giovanni Paolo II. Lui però vorrebbe trovare una sostituzione, perché sua moglie è incinta... E così entra in contatto con altre due aspiranti guardie: un giovane idealista, spacciatore d'erba, e il boss del Morro, anche lui coinvolto con la droga. Tre personalità differenti, per un film che, come dichiara il regista, non vuole "schierarsi con nessuno. Diamo solo spazio alle storie che prendiamo dal quotidiano". Ma questo non vuol dire neutralità, visto che la storia è centrata sulla brutalità e sulle torture che opprimono le favelas, e di cui sono responsabili sia gli squadroni di polizia sia i trafficanti del posto. Uniti dagli stessi metodi che non guardano in faccia a nessuno. Insomma, come racconta lo stesso Padilha, "questo è un film sull'ipocrisia carioca, da cui che deriva la violenza". Ed è il ritratto di una metropoli molto diversa da quella del Carnevale: "A Rio de Janeiro - conclude il regista - tutto è grigio, non c'è nulla solo bianco o solo nero. E la gente convive con questo mondo grigio come se fosse normale".
L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza, invece, racconta un periodo storico, e una forma di violenza "istituzionalizzata" di carattere differente. Siamo a Belo Horizonte, nel 1970: i genitori di un bambino, Mauro, costretti (probabilmente dal regime) a vivere in clandestinità, scappano a San Paolo, lasciando il figlio davanti alla casa del nonno. A prendersi cura di lui è un vicino di casa, un anziano ebreo: il film è centrato sulla loro convivenza, mentre sullo sfondo ci sono sia i Mondiali di calcio vinti proprio dal Brasile sia la durezza della dittatura. Insomma, lo stile è molto diverso da quello, durissimo anche visivamente, di Tropa de elite: qui, invece, prevalgono i toni sfumati e nostalgici. Ma il Brasile che vediamo resta un Paese lacerato e oppresso.

di Claudia Morgoglione per http://www.repubblica.it/

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