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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

giugno 19, 2008

In natura prevale la resistenza

Intervista a Luciano Erba
Impenetrabili, disorientanti o univocamente indirizzati, gli input socio-culturali sono spesso causa di difficile decodificazione in un contesto sempre più acritico.Appare, al contrario, fervido di spunti per una successiva interpretazione, l’incontro con figure significative del panorama culturale ed intellettuale contemporaneo. Così, seppur incisiva, la conversazione con Luciano Erba permette un ulteriore tassello di disvelamento del senso attribuito dal poeta milanese al «mistero del tutto, di fronte al quale – ha affermato – la natura ci fa riflettere, ci fa sperare, ci fa dubitare del dubbio.» L’intervista che il poeta (già inserito da Luciano Anceschi, a fine anni Cinquanta, nella cosiddetta Linea Lombarda cui appartenne anche Vittorio Sereni) ha voluto concederci, è stata raccolta, a giugno 2007, nell’ambito della “Prima Rassegna dell’Editoria di Poesia” (promossa dalla rivista «La Clessidra» a Pozzolo Formigaro, Alessandria) al termine di un reading in cui Luciano Erba, insieme ad alcuni tra i più interessanti nomi della poesia contemporanea, ha letto personalmente brani tratti dal suo ultimo testo.
D. Nel titolo dell’ultima sua raccolta poetica Remi in barca sembra emergere, quasi, un punto di arrivo, in realtà è evocato un punto di partenza, un momento del suo lavoro, un’apertura prospettica…
E’ un momento di riflessione. La raccolta è divisa in tre parti, direi una parte di inediti e una parte di poesie ritrovate del passato. E poi la sezione L’altra metà che si riferisce a un’edizione uscita a Genova alcuni anni fa. Unite queste tre sezioni ho concepito il titolo: Remi in barca che non è un congedo finale come ammainare le vele quando si arriva in porto ma un tirare i remi in barca in quanto, come nel mio caso, mi trovo in navigazione, sono stanco, voglio riflettere e quindi tiro i remi in barca perché la barca non debba far fatica a procedere.
D. Rispetto invece all’elemento minimo che c’è nella sua poesia, sempre collegato all’elemento biografico ed autobiografico, quale importanza riveste quest'ultimo nella sua produzione poetica? La poesia è sempre autoreferenziale, anche quando finge di non esserlo. Anche se parlo di guerra, faccio capire per che parte propendo. Allora tanto vale parlare chiaramente e dire come si è coinvolti.
D. L’autoreferenzialità della poesia è anche un modo di fare una riflessione di ampio respiro sulla società civile che ci circonda?
Sì, però venendo meno a certi luoghi comuni, a certe ideologie o addirittura ideocrazie. D. Quanto è importante il contatto con la natura che è emerso anche dalla lettura dei testi proposti stasera? E’ fondamentale perché di fronte al mistero del tutto la natura ci fa riflettere, ci fa sperare, ci fa dubitare del dubbio.
D. E’ un impatto invasivo, aggressivo quello dell’elemento naturale nel testo? No. La natura bisogna lasciarla fare in quanto fa sempre per il meglio come diceva Darwin; in fondo vinca il migliore.
D. Quindi nella natura vince il più forte?
No. Vince quello che ha possibilità di resistenza maggiore.
D. Sta scrivendo in questo periodo? Ha in mente altre raccolte?
Sì. Sto scrivendo la raccolta Le contraddizioni, perchè quello che dico è sempre in contraddizione con ciò che esprimo sotto altre, mentite spoglie. Non sono un impostore ma ho bisogno di due braccia per andare avanti come un nuotatore non può andare avanti con un braccio solo. E un braccio è il contrario dell’altro.
D. Scrivere, essere un artista, per lei essere poeta che cosa ha significato anche da un punto di vista personale. Che senso ha e ha avuto esprimersi in poesia. E’, immagino, un modo di vivere? Sì. E’ un modo di tenere il proprio diario, intervenendo su quello che è accaduto, commentandolo, a torto o a ragione. Quindi allo stesso tempo è un lavoro critico, non solo un lavoro narcisistico.
di Maria Antonietta Trupia

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