______________________________________________

Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

giugno 25, 2008

Quanto è divulgabile una scoperta scientifica?

“Non pensa che una scoperta scientifica sia comprensibile al pubblico solo attraverso le sue applicazioni tecnologiche e quindi attraverso le ricadute pratiche che modificano la nostra vita?”.
“Io sono molto perplesso innanzi a una questione del genere. C’è un bel libro di Severino, Il destino della tecnica in cui Severino sostiene che oramai, mentre la tecnica è nata come ausilio per la scienza, per consentire alla scienza stessa – la scienza come conoscenza, come ricerca della verità assoluta- di crescere, oggi è diventata scopo: la tecnica è diventata fine a sé stessa in un certo senso. Io credo che il ragionamento di Severino sia incompleto perché bisogna aggiungere che in realtà la tecnica, proprio per il suo carattere di ricaduta, di costruttrice di gadgets, di strumenti, ha dietro di sé una spinta enorme - che la ricerca della verità, la ricerca della conoscenza non hanno - che è il profitto, che è l’industria, la quale vuole costruire e realizzare merci da vendere. Dal punto di vista delle risorse, ricevono un impulso più quei rami della scienza che consentono ricadute di tipo tecnologico, si pensi alla biologia oggi, alla genetica, anche alla fisica dello stato solido, piuttosto che quei tipi di ricerca che sono più astratti e tendono a fornirci informazioni sulla radice prima del mondo”.
Lei ha parlato della necessità di un’alfabetizzazione di massa al linguaggio scientifico, operazione che potrebbe risolvere questa famosa incomprensibilità del linguaggio scientifico, e ha detto anche che non è un problema solo italiano ma in qualche modo planetario. Eppure forse proprio in Italia noi registriamo una carenza strutturale nelle nostre sedi di insegnamento scolastico, forse addirittura universitario. Vale a dire che c’è veramente poca attenzione ad una divulgazione a livello profondo, delle conoscenze scientifiche, quindi della possibilità di avvicinare, di familiarizzarsi con il linguaggio scientifico.
“Se voglio intavolare una conversazione con un tedesco, debbo imparare il tedesco oppure se voglio aggiustare la mia automobile che misteriosamente non parte, debbo capire qualcosa di come funziona un motore a scoppio. Credo che il computer, un aggeggio che si trova oramai in ogni casa, lo usi molto meglio un ragazzino di dodici anni che un adulto che sa tutto dell’elettromeccanica e dell’informatica. Il problema di fondo è che bisognerebbe coniugare sia la capacità di usare gli oggetti che sono prodotti in questo nostro mondo per tre quarti oramai artificiale, gli oggetti che la tecnologia ci propone, sia capire i princìpi da cui sono ispirati. Per questo è necessario che la gente venga alfabetizzata, come diceva lei prima, almeno su alcuni linguaggi di massima. Oggi gli italiani hanno scoperto la possibilità di viaggiare all’estero, cosa che quando io ero ragazzo era piuttosto rara: vanno in Francia ad imparare il francese, vanno in Paesi di lingua inglese e così via. E non trovano per niente assurdo fare uno sforzo, quantomeno munirsi di un dizionarietto per farsi capire almeno nelle cose più elementari. La cosa singolare è che, pur utilizzando un mondo che è così fortemente tecnicizzato come quello in cui viviamo, non mi pare sia diffuso un tentativo di leggere questo mondo anche sulla base di quelli che sono i princìpi della scienza, della tecnologia o meglio della scienza sottesa alla tecnologia. Facevo l’esempio dell’automobile che noi guidiamo e che cerchiamo a volte persino di riparare, quando non corriamo dal meccanico, pur senza sapere nulla di termodinamica o di motori a combustione. Così io credo che lo sforzo principale debba essere quello di convincere la gente a non usare soltanto il cibo predigerito che è costituito da noi, da coloro che traducono i linguaggi della scienza in scoop, in relazioni più o meno piacevoli.
Le dirò che sono stato molto contento nel vedere le domande che sono state fatte, perché dimostrano una capacità di capire quali sono i nodi reali che stanno dietro la ricerca scientifica e dietro anche scoperte o pseudo-scoperte come quelle di cui ci stiamo occupando”.
Arriviamo all’ultima domanda. Maurizio Antimani le chiede: “Nell’ultimo secolo il mondo è stato segnato da innovazioni tecnologiche di interesse consumistico, economico, militare, basti pensare alla creazione della bomba atomica. La scienza come “conoscenza” non rischia per questo di essere alla fine subordinata a tempi e percorsi di ricerca decisi dalla tecnica?”.
“Io direi più che decisi dalla tecnica, decisi da interessi militari, economici, di profitto e così via. E’ vero che la ricerca della conoscenza pura è stata un po’ mortificata in quest’ultimo secolo pur avendo raggiunto dei risultati straordinari, si pensi all’immagine del mondo che scaturisce dalla Relatività generale per esempio. E’ sconvolgente ciò che siamo riusciti a capire, a vedere, a intuire attraverso la scienza, ad esempio la struttura ultima della materia attraverso la meccanica quantistica. Ma certamente oggi l’accento è posto molto più sul lato pratico, anche perché a guidare oggi la ricerca sono le grandi università, i grandi consorzi statunitensi, che sono abilitati a investire gigantesche risorse di cui dispongono senza dubbio molto più delle nostre università e dei nostri enti di ricerca, non dico solo italiani ma dico anche italiani, francesi, tedeschi. Proprio perché queste ricerche mirate entrano immediatamente in circolazione e hanno una ricaduta economica positiva”.

Intervista a Franco Prattico da www.educational.rai.it

Nessun commento: