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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

giugno 20, 2008

Smettere di fumare: Aristotele contro Platone


Platone e Aristotele affrontano l'interrogativo che si pone il fumatore. Se per Platone la virtù regola ogni decisione, Aristotele ricorre a piccole astuzie per stabilire un abito mentale capace di aggirare l'umana debolezza. Ecco però che l'artista, fra il serio e il faceto ruba i panni al filosofo per pronunciare la sentenza definitiva.

Un effetto benefico della legge che proibisce il fumo nei locali pubblici è che permette a tutti, fumatori e non fumatori, di capire meglio alcuni aspetti della filosofia di Platone e di Aristotele. Immaginate i due filosofi di fronte alla questione « smettere di fumare ».

Per Platone (anzi per Socrate, il protagonista dei suoi dialoghi) la soluzione è semplice. Una volta che si conoscono il bene e la virtù non si potrà che agire di conseguenza. Per il saggio e per il filosofo sapienza e virtù non possono che andare a braccetto.

Aristotele sarebbe arrivato a una conclusione ben diversa. Sapere che è bene smettere di fumare non basta. Egli aveva scoperto un fenomeno, l’akrasìa, o debolezza del volere, che ci spinge a compiere scelte in disaccordo con ciò che riteniamo sia un bene per noi. Neppure il saggio, il sapiente, o l’aspirante tale, è al riparo dagli accidenti della sorte, del desiderio, delle tentazioni esterne, dei piaceri. Per poterli fronteggiare deve costruirsi, giorno per giorno, con astuzie che ricordano Ulisse alle prese col canto delle sirene, degli abiti mentali e comportamentali che lo spingano ad adottare comportamenti virtuosi. Si costruisce così una « seconda natura », che alla lunga modifica il proprio carattere finché l’essere virtuosi si trasforma in un istinto.

L’idea è geniale e profonda, ma forse oggi saremmo meno ottimisti di Aristotele sull’esito finale di tali astuzie. « La prossima poesia che scriverò... » scrive Raymond Carver « oh, la prossima poesia farà scintille! Ma non ci saranno sigarette in quella poesia. Comincerò a fumare la pipa. » E resta anche da definire in che senso lo smettere di fumare possa essere considerato una virtù, o un vantaggio; o in che modo – pur giovando alla nostra salute – possa modificare il nostro destino.

Uno spunto per meditare su questi problemi più grandi di noi ci viene da un importante filosofo del nostro tempo, Allen Konigsberg, noto anche come Woody Allen. Al contrario di Carver, egli ha eroicamente vinto la sua battaglia contro il vizio: «Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana in più. Durante la quale pioverà sempre»

di Armando Massarenti per www.italialibri.net

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