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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

luglio 09, 2008

Egoismo e amore di sé

La cultura moderna ci insegna che essere egoisti è sbagliato, è peccaminoso; la società in cui viviamo fa dell’egoismo il perno fondamentale dell'economia.Se l’egoismo é inteso come male, l’amore per gli altri viene ad essere l’ideale di comportamento, la virtù.La prima testimonianza di un tale concetto è fornita dalla teoria calvinista, secondo la quale amare sé è peccato, in quanto l’uomo è essenzialmente malvagio e impotente. Essa sostiene che l’uomo non può raggiungere niente da solo, basandosi e facendo affidamento solo sulle proprie forze. Calvino sostiene, infatti, che: "Non siamo nostri. La nostra ragione, la nostra volontà non dovrebbero predominare nelle nostre azioni e deliberazioni. Non siamo nostri; perciò non proponiamo come fine di cercare che cosa possa essere per noi conveniente secondo la carne. […]dimentichiamo noi stessi e tutto ciò che è nostro.Al contrario noi siamo di Dio; per Lui, pertanto, viviamo e moriamo. […] se obbediamo a noi stessi, la peste che ci rovina è la più devastatrice, così l’unico porto della salvezza è non conoscere e non voler nulla per sé, ma essere guidati da Dio, Che cammina davanti a noi."L’uomo, secondo la teoria calvinista, dovrebbe non solo ammettere la propria nullità, ma anche fare ogni sforzo per umiliarsi. "Tale umiltà è non finta sottomissione di una mente schiacciata da un possente senso della propria miseria e povertà; poiché tale è l’uniforme descrizione di essa nella parola di Dio."Quest’accentuazione ed esasperazione della propria miseria e nullità implicano che l’uomo dovrebbe disprezzarsi e odiarsi: è questa una dottrina radicata nell’odio e nel disprezzo di sé."Se l’individuo trova qualcosa in sé da potergli dare un qualche piacere, tradisce il proprio amore di sé, pecca; questo peccato lo porterà ad essere giudice e in questo modo disprezzerà gli altri."Secondo questa concezione (come del resto secondo quella luterana) lo scopo della vita non è la felicità dell’uomo, ma la realizzazione dei fini di un Dio onnipotente.Per Kant desiderare la felicità degli altri è una virtù, mentre è "eticamente indifferente" desiderare la propria felicità, perché ciò è una tendenza naturale e questa non ha alcun valore etico positivo.Anche se egli ammette che, in alcune occasioni, amare sé possa essere un modo per svolgere al meglio il proprio dovere, Kant non lo considera una virtù. Essendo un principio etico, prediligere la propria felicità "è il principio più opinabile (contestabile), non semplicemente perché è falso… ma perché le fonti che esso offre alla moralità sono tali, che piuttosto ne minano e ne distruggono la sublimità…".Kant distingue diverse manifestazioni di quest’amore: l’egoismo, l’amore di sé, la philautia –la benevolenza verso sé-, l’arroganza e il piacere di sé. Persino l’amore razionale di sé si deve limitare e il piacere di sé deve essere attutito e sottoposto alle leggi morali, nei confronti delle quali deve nutrire un sentimento d’umiltà. La felicità estrema si trova adempiendo il proprio dovere e la realizzazione del dovere morale è possibile nello stato, anche se il benessere dello stato non corrisponde a quello personale.Nonostante Kant abbia una maggiore considerazione dell’individuo e ne rispetti l’integrità, gli nega però il diritto di ribellione nei confronti dello stato, pure se di tipologia tirannica, pena la morte. Egli vede le leggi morali come strumento per vincolare e soffocare il male, che è innato in ogni uomo e che, se lasciato senza alcun vincolo, porterebbe la società all’anarchia.Opposta è la filosofia di Nietzsche e di Stirner, che converge con quella calvinista e kantiana solo nell’affermare che l’amore di sé e quello nei confronti degli altri si escludono a vicenda.Questi due filosofi vedono l’amore per gli altri come debolezza e autosacrificio, mentre indicano l’amore di sé, l’egoismo, l’egocentrismo (che nemmeno loro differenziano) come una virtù.Stirner così dice: "qui, l’egoismo, l’egocentrismo, dovranno decidere; e non il principio d’amore; non motivi d’amore come la misericordia, la gentilezza, la benevolenza, o persino la giustizia e l’equità, poiché anche la justitia è un fenomeno d’amore, un prodotto dell’amore; l’amore conosce soltanto il sacrificio ed esige il sacrificio di sé."Stirner si oppone a quella che è la tendenza della teologia cristiana, ancora fortemente viva in quel tempo negli ideali tedeschi: egli si oppone a che l’uomo debba sottomettersi ad un principio al di fuori di sé.Egli ha il coraggio di ribellarsi alla filosofia che non riconosce l’individuo concreto, favorendo il potere oppressivo.Anche Nietzsche denuncia l’amore e l’altruismo come espressioni di debolezza e di negazione di sé. Egli ritiene che il bisogno d’amore è tipico degli schiavi che non sanno combattere per ciò che desiderano, e che per ottenerlo usano l’amore.Per Nietzsche, altruismo e amore per l’umanità sono segni di una lenta e progressiva degenerazione. L’essenza di una buona aristocrazia è per lui la capacità di esser pronta a sacrificare molte vite umane per raggiungere un proprio tornaconto, senza provare il minimo rimorso.Egli vede la società come "un sistema di fondamenti e di strutture mediante il quale una classe selezionata di persone possa trovarsi in grado di elevarsi ai propri doveri supremi, e in generale a un’esistenza più alta".Vari i motivi che lo spingono ad esprimersi in questo modo: fra questi la necessità di una reazione contro quella branca della filosofia che vuole subordinare l’individuo concreto (empirico) a potenze e principati posti al di fuori di sé.Egli è affascinato dalla teoria evoluzionistica enunciata da Darwin, nella quale si accentuava l’idea di "sopravvivenza del più adatto". Ciò non toglie che egli distingua l’amore verso sé e l’amore verso gli altri, sottolineando la contraddizione fra questi due tipi di amore.Egli ritiene che: "l’amore del vostro prossimo coincide col non amare voi stessi. Fuggite da voi stessi al vostro prossimo, e siete pronti a farne una virtù! Ma il vostro "disinteresse" io lo misuro".Inoltre, egli asserisce: "non siete in grado di essere all’altezza di voi stessi, e non vi amate sufficientemente". L’individuo di Nietzsche possiede "un significato enormemente grande".L’individuo "forte", quello destinato a salvarsi, possiede "vera gentilezza, nobiltà, grandezza d’animo, che non dà per prendere, che non intende eccellere essendo gentile: "distruzione"come tipo della gentilezza vera, ricchezza della persona come premessa"."L’UNO VA AL SUO PROSSIMO PERCHÉ CERCA SE STESSO, L’ALTRO PERCHÉ È LIETO DI PERDERE SE STESSO".L’amore è un fenomeno di sovrabbondanza: sua premessa la forza dell’individuo che sa dare. Amare un’altra persona è una virtù soltanto se scaturisce da questa intima energia, ma è un vizio se è espressione dell’incapacità di essere se stessi.La "dottrina" secondo cui l’egoismo è un qualcosa di malefico, e secondo cui l'amare sé esclude la possibilità di amare gli altri non si limita a coinvolgere l’ambito filosofico e religioso, ma è ormai largamente diffusa dai mezzi di persuasione, in casa, a scuola." Non essere egoista ": è una delle frasi che ci accompagnano fin dall’infanzia. Chi non se lo è mai sentito dire? Ma cosa ci vogliono dire con questa frase? " Non essere egocentrico, sconsiderato, privo di interesse per gli altri". Ciò implica l’impossibilità di fare ciò che si vuole, abbandonare i propri desideri per l’amore e i desideri di un’autorità. Significa anche "non amare te stesso", "non essere te stesso", ma sottomettiti ad un qualcosa di più importante di te, il "dovere". Diviene così uno dei mezzi ideologici più potenti per sopprimere la spontaneità e il libero sviluppo della personalità del singolo. Eppure la società in cui viviamo ci impone la dottrina opposta: cerca di trovare il massimo profitto, agisci secondo quello che tu ritieni più giusto, ma ciò facendo agirai anche nell’interesse degli altri. Questo risultato contraddittorio è dovuto alla confusione in cui si trova l’uomo, diviso fra due dottrine che convivono insieme e che sono una l’opposto dell’altra. Il pensiero secondo il quale egoismo ed amore per se stessi coincidono, ed escludono l’amore per gli altri è stato anche analizzato da Freud nella teoria del narcisismo. Nel bambino tutta la libido ha come oggetto la persona del bambino stesso: è il narcisismo primario. Durante la crescita la libido si sposta da sé ad altri "oggetti". Se la persona rimane bloccata nella sua "relazione con l’oggetto", la libido ritorna sulla propria persona: è il narcisismo secondario. Secondo Freud, l’amore che si riversa sugli oggetti è l’equivalente dell’amore che noi non dedichiamo a noi stessi: l’amore è un impoverimento dell’amore di sé, poiché la libido si rivolge ad un oggetto che è al di fuori di sé. Anche Freud si schiera, dunque, dalla parte di coloro che ritengono l'egoismo, ovvero l’amore di sé, l’opposto dell’amore verso gli altri.Diversa è l’opinione di Erich Fromm, il quale sostiene che questi due tipi di amore non siano mutuamente esclusivi.Egli sostiene che, se amare gli altri, in quanto esseri umani, è una virtù, è illogico sostenere che amarsi, dato che anche noi siamo esseri umani, sia peccaminoso. Ogni dottrina che si basa su una tale concezione è contraddittoria. Nel biblico "ama il prossimo tuo come te stesso" l’amore che ho per me - dice E. Fromm - è inevitabilmente legato a quello che do agli altri. Egli sostiene che un atteggiamento d’amore verso se stessi si riscontrerà in tutti coloro che sanno amare. L’amore è indivisibile, in quanto esso congiunge gli "oggetti" con il proprio sé. Se esso è genuino, implica rispetto, responsabilità e conoscenza: è l’"affetto", che non significa essere affetti da qualcuno, ma una spinta a rendere la persona amata felice. Amare qualcuno, secondo Fromm, significa realizzare e concentrare la potenza dell’amore nei riguardi di una sola persona. Per "una sola persona" egli intende l’uomo in quanto tale, e non l’amore romantico che focalizza in modo morboso l’attenzione amorosa verso una persona specifica ed unica. L’amore dell’uomo deve essere però educato: solo chi è amato sa amare, in quanto ha conosciuto ciò che è amore. L’affermazione della propria vita, libertà, felicità si radica nella capacità di amare: chi ama produttivamente, amerà anche se stesso; chi ama solo gli altri, non può amare affatto.Chiarito questo concetto, ci si occupi ora di ciò che è l’egoismo. La persona egoista è colei che non ha il minimo interesse nei confronti degli altri, vuole tutto per sé, trova più piacere nel ricevere che nel dare e vede sé come centro di tutto. Essa giudica cose e persone in base all’utilità che hanno per lei; è fondamentalmente incapace di amare. Tutto ciò dimostrerebbe come amare sé e gli altri siano alternative ineluttabili, se non fosse che amore di sé ed egoismo non coincidono affatto. Fromm sostiene che la persona egoista non si ama per niente e spesso arriva ad odiarsi: non solo non ama gli altri, ma esclude sé dall’amore. La preoccupazione che essa ha nei propri confronti è un tentativo per nascondere l’incapacità di occuparsi e preoccuparsi di sé.Freud sostiene che la persona egoista è narcisistica, come se l’amore per gli altri l’avesse completamente riversato su di sé. Fromm però continua ad insistere circa l’incapacità dell’egoista ad amare sé. Per chiarire la sua tesi egli propone un esempio, prendendo in considerazione l’avida preoccupazione per gli altri che si manifesta palesemente in una madre iperprotettiva e dominatrice. Mentre crede di amare profondamente il suo bambino, in realtà ha nei suoi riguardi un’ostilità profondamente repressa: la sua iperprotettività è un modo per celare la sua incapacità di amarlo. Tale teoria deriva dall’esperienza psicologico-analitica del "disinteresse" nevrotico, sintomo di nevrosi, depressioni, incapacità lavorativa, delusioni amorose: la persona "disinteressata", non vuole nulla per sé, ma vive per gli altri ed è felice di non considerarsi importante. È sconcertata nello scoprire che, malgrado il suo disinteresse, non è felice e che le sue relazioni interpersonali non sono soddisfacenti. Cerca di rimuovere i sintomi del suo malessere, ma non il "disinteresse"; esso però è uno dei sintomi e non un qualcosa di correlato. La persona è bloccata dalla propria capacità d’amare o di godere di qualsiasi cosa; pervasa da un odio verso la vita, cela , dietro il disinteresse, un egocentrismo sottile e intenso. La madre ritiene che i suoi figli impareranno da lei cosa significa essere amati e amare. Ma i figli non manifestano questa certezza di essere amati; sono angosciati e tesi, timorosi della disapprovazione della madre e ansiosi di conformarsi alle sue aspettative. L’influenza di questo tipo di madre è molto peggiore rispetto a quello esercitato da una madre egoista: la differenza sta nel fatto che i figli di una madre "disinteressata" non possono odiare la madre tanto si sentono in dovere di assecondarla e da lei imparano ad odiare la vita; mentre i figli di una madre egoista hanno la possibilità di criticare la madre. Diverso è l’effetto di una madre che ha un genuino amore verso di sé: esso insegna al bambino cosa siano amore, felicità, gioia.
Tratto da www.sperimentaleonardo.it

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