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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

luglio 31, 2008

Il Labirinto di Momò Calascibetta

Ai regni opulenti, ai re soddisfatti, ai poteri sicuri e iattanti, ai sontuosi palazzi, alle giare di grano e di miele, alle piazze di giochi e di danze, di salti su groppe, fra punta di corna mortali, alle ridondanze solari, ai bronzetti busti, alle tiare, alle armille dorate che serrano vite, tempie, braccia, agli onici, ai lapislazzuli, agli smalti celesti corrispondono le dimore infernali, le putride li incrinati pilastri, le fratture allarmanti, i sotterranei grondanti, le gomme, i mucchi, i filamenti, i liquami stagnanti, i notturni sentieri, i labirinti angoscianti. Là alla fine del tortuoso degrado, lo scivoloso sentiero lungo cui s'aprono porte, grotte, svolte, nuovi sentieri, trappole inganni, s'odono voci, bisbigli, rimbalzano echi d'ogni sibilo, fiato, squittio, baluginano occhi deserti di fronte, sprazzi, palpiti fiochi, là, all'estremo, contro la parete dell'oscuro meandro è l'anello mutante, il bestiale legame, l'ebbrezza rimossa, il limite infranto e nascosto, l'innesto chimerico, la creatura innocente, il testimone occultato. Una mente perversa e servile ha ideato una prigione assoluta.
Regna il toro a Crosso, la bestia potente che irrompe sull'orlo di un fasto che si sfalda e decade sforza e invade regime di noie e mollezze. Il prezzo di tanto regresso, d'innaturale ritorno ad ere pregresse, sepolte, è il sacrificio barbarico di fanciulle e fanciulli di un Atene civile in scadenze fatali.
Si sa come avvenne il mito nella grande metafora.
Sul mare di Creta naviga la prua raggiante d'azzurro
Potava Teseo e sette coppie di giovani Ionii
(Bacchilide)
Fu accolto l'eroe come figlio di re e al banchetto narrò le sue imprese, innamorò Arianna che lo soccorse col filo al punto mortale e nel ritorno alla vita. Rinsalda così Teseo, col sacrificio della bestia dolente, del mostro innocente, la frattura, lo iato tessuto civile, nella ragione del mondo. La favola, quindi, il romanzo, apre e dipana, nel rito d'uscita, ancora volute, sentieri, sviluppi, narra d'Arianna abbandonata sullo scoglio di Nasso, della fuga di Dedalo e Icaro dal labirinto serrato per le vie del cielo, del precipitare nel mare del figlio imprudente, dell'approdo del sagace architetto a Comico, nel regno del siculo Còcalo.
Si rientra così in un labirinto più tetro e tremendo di quello di Creta, nel palazzo fascinoso e pervaso in cui resta rinchiuso per sempre chi per ventura è nato in Sicilia: vocalico inganno, spirale infinita, abbaglio e stupore, groviglio di sensi, terrore vulcanico e delizia di loto, abbandono e torpore, follia. Ci narra il pittore, Calascibetta con dolore e furore, in ogni scena, sequenza, in ogni snodo della vicenda, che il sotterraneo palazzo, l'occulto viluppo di strade, il buio riflesso, la bestia del recesso obliata, che tutto è riemerso alla luce, s'è fatto palazzo regale, colonnati e scaloni infiniti, odeon ed arene e teatri, s'è fatto esistenza e potere, paesaggi di idillio e di caos, colate di lave vulcaniche e flora opulenta, sinistro rigoglio d'opunzie e labirinti di tronchi, di fibre nodose, di radici pendenti. Nei meriggi d'incandescenza, nel fulgore sospeso, nelle ore dei fauni, vaga per i boschi, le rive del mare, per città e villaggi la bestia biforme, il Minotauro anelante, invoca, si strugge, bramisce. I gialli, i rosa, gli azzurri, i verdi, i rossi squillanti, i marmi, le scaglie, i metalli, le punte oltraggiose, le volute infinite, le estatiche pose, gli abbandoni, le smanie, le fughe delle figure, gli orizzonti di fuoco e i cieli corruschi, l'amaro grottesco, il brutto linguaggio che regna questo modo dipinto è lo specchio fedele della nostra, della deformazione del mondo, del labirinto odierno di stortura, lo cura, perdita di memoria, nesso, ragione, armonia, misura.
C'è offesa e risentimento nei quadri di Antonio Calascibetta, c'è aperta denuncia della colpa di Pasifae e bisogno, desiderio struggente di liberazione, d'uscita dalla nostra prigione, dal labirinto d'angoscia e dolore .

di Vincenzo Consolo per http://www.artmomo.com/

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