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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

luglio 18, 2008

La metamorfosi in campo artistico.

Paul Delvaux - Pygmalion

In ambito artistico il tema della metamorfosi copre un ruolo decisivo soprattutto nel primo dopo guerra quando, cioè, il mondo subisce notevoli trasformazioni a causa della istruzione e morte che il Primo Conflitto Mondiale ha determinato. Come conseguenza di ciò anche l’identità e la personalità del singolo uomo patiscono una repentina crisi poiché l’essere umano si sente svuotato di valori ora che vive in una società dove a prevalere, è il caos. Quindi anche in ambito artistico si sente la risonanza della crisi sociale. Infatti, l’immagine rappresentata può sembrare apparentemente svuotata di significato, ma comunque ben lontana dal dettame winchelmano di “nobile semplicità e pacata grandezza”. I surrealisti muovono la propria arte attorno a questa nuova immagine.
Il surrealismo metamorfico di Paul Delvaux.
Il Surrealismo può essere considerato il più importante movimento d’Avanguardia nato negli anni eventi e, in un certo senso, anche l’ultimo grande movimento d’Avanguardia.Il primo manifesto del Surrealismo, che nasce quindi come movimento letterario, è scritto e firmato nel 1924 a Parigi da André Breton. Costui definisce tale Avanguardia come un “automatismo psichico puro col quale ci si propone d’esprimere, sia verbalmente sia per iscritto sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero”. Infatti, se il poeta deve, attraverso la “scrittura automatica”, registrare l’intero flusso del suo pensiero, senza limitazioni estetiche logiche o morali, il pittore può, quindi, dipingere qualsiasi immagine gli si presenti in mente o anche lasciare correre liberamente la sua mano sul foglio o sulla tela, quasi a procedere, col fare, l’intenzione. Il frottage (pittura ottenuta sfregando carboncino o colore dopo aver posto la tela a contatto con una superficie ruvida o irregolare), la decalcomania (effetto casuale inventato da Oscar Dominguez e ottenuto premendo due superfici tra loro e poi staccandole), il dripping (colature di colore ottenute facendo roteare un barattolo forato appeso a una corda sopra una tela) sono tutte tecniche che hanno, quindi, la funzione di far emergere delle forme casuali capaci di far “apparire” un’immagine alla coscienza dell’artista, che preciserà poi con i pennelli la sua natura allucinatoria. Paul Delvaux è il rappresentante belga del surrealismo, insieme a Magritte. Nato ad Antheit nel 1897 scopre il surrealismo nel 1934, quando alla mostra “Minotaure”, allestita al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles, conosce la pittura di De Chirico, Magritte e Dalì. Decide allora di distruggere i suoi quadri del periodo espressionista, come già erano stati distrutti quelli postimpressionisti dopo il contatto con la pittura di Ensor, Permeke e De Smet. Diventato pittore surrealista, Delvaux espone alle principali mostre del movimento e nel 1944 tiene la sua prima retrospettiva a Bruxelles.Nei suoi quadri egli esprime la dimensione onirica della realtà, creando composizioni inquietanti e visionarie. Lo spazio metafisico dechirichiano si compone così con il processo di straniamento ermetico di Magritte: architetture classicheggianti e interni borghesi si popolano d’inquietanti figure femminili, spesso nude e coinvolte in metamorfosi vegetali, di un’arcana sensualità. “Delvaux fa dell’universo l’impero di una donna”: così Breton sintetizza l’arte di del pittore belga che è pervasa di enigmatiche figure di donne immerse in mondi onirici e fuori dal tempo. La pittura di Delvaux esprime una dimensione onirica della realtà, creando composizioni visionarie e pervase da una sensualità misteriosa anche attraverso l’uso di colori freddi e rarefatti. Nelle sue opere, analogamente a De Chirico, Delvaux introduce complesse scenografie metafisiche in cui utilizza sovente la distorsione prospettica per creare improvvisi movimenti di profondità e visuali aperte verso spazi infiniti. Mondi misteriosi e irraggiungibili in cui si compenetrano spunti classici con quelli moderni, scene prive di azione e di un legame narrativo unificatore in cui Delvaux si diverte a confondere e a spiazzare l’osservatore, lasciandogli la libertà di interpretare e collegare i vari elementi dell’opera. Un carattere fondamentale delle opere di Delvaux è quindi lo spostamento di senso: la trasformazione delle immagini, come la donna-albero, trasmette l’idea di un diverso ordine di realtà. Esempio di ciò è “L’Aurora”, dipinta nel luglio del 1937. In uno spazio surreale quattro enigmatiche figure sono poste a semicerchio intorno a un’ara classica. La scena è ambientata all’aperto in uno spoglio giardino compreso tra due edifici in fuga prospettica. Le quattro figure hanno la testa e il busto di donna ma la parte inferiore del corpo costituita da un tronco d’albero rugoso la cui radici affondano nel terreno. Sono quindi prigioniere dello stesso giardino, elementi immobili di una scenografia. I loro gesti sono teatrali e i loro sguardi attoniti, fissi e senza emozioni. In questa strana ambientazione una quinta presenza è rivelata dallo specchio poggiato sull’ara. Si tratta di un essere che (lo specchio ne rimanda solo la parte superiore del corpo) dovrebbe essere ibrido come le altre quattro figure, ma potrebbe anche essere diverso. È come se si trovasse al di qua del quadro nello stesso spazio, reale, occupato dall’osservatore. Ciò determina curiosità, stupore e una situazione alquanto ambigua: s’insinua nella mente di chi osserva il dipinto, il sospetto che quello che vede nello specchio potrebbe essere addirittura egli stesso che ha subito un mitico processo d’ibridazione ed è diventato come le protagoniste del quadro. E il fatto che chi osserva è spesso un uomo, aumenta l’ironia della singolare rappresentazione. Il dipinto inquieta per la sensazione di attesa eterna suggerita dalle figure femminili ed è evidente per queste l’impossibilità di una qualunque fuga. Completano l’enigma, i due personaggi che si scorgono sotto un porticato a colonne: a destra un uomo e sulla sinistra una donna in abiti antichi che, voltandosi indietro, fugge, probabilmente da qualcuno che la sta rincorrendo. L’opera, come suggerisce il titolo, ci fa pensare alla nascita del giorno, a sua volta metafora di tutte le nascite. Forse questo dipinto è un omaggio dell’inconscio maschile alla donna, portatrice e alimentatrice (così come la terra cui è indissolubilmente legata) del più grande e immodificabile mistero con cui l’uomo è a confronto, cioè la vita. Il tema metamorfico è inoltre presente in “Pigmalione”, del 1939. In questa opera Delvaux offre una concezione opposta del mito classico di Pigmalione e la statua, poiché nell’artista surrealista a contemplare e onorare la statua non è l’uomo che ha plasmato il marmo, ma è la donna vista iconograficamente senza vesti, infatti, l’erotismo è qui molto forte. La figura femminile in secondo piano è naturalizzata, rappresenta il tema della donna-albero. Questa metamorfosi può essere intesa come un cambiamento di personalità tale da rendere il soggetto sempre più lontano dalle fisionomie umane, ma sempre più vicino a quelle naturali. In questo quadro la luce diviene quasi come una protagonista poiché, giungendo da sinistra, evidenzia i volumi dei soggetti rappresentati.
di Francesco Faranna http://www.matematicamente.it/

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