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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

agosto 01, 2008

"Lo specchio dell'arte"

Pittore,mettiti ben saldo e non cadere.Non cadere, sii svelto e pronto, trasporta il tuo corpo nel regno del colore….”.Così iniziava “La canzone del pittore”, di Ludwig Meidner (1918) e così inizia il percorso artistico di Jole Caleffi.La sua esperienza frutto non solo di studi, ma di innata propensione ed attitudine, sviluppate fin dall’infanzia.E’ la curiosità del sapere, dell’investigare,che formerà quella nota distintiva che è una particolare “energia interiore”, che prenderà vigore fin dalle prime opere della pittrice Jole.
Il senso delle cose,la ricerca delle combinazioni, lo sperimentare la “corporeità” dei colori, danno quel senso di equilibrio e di profonda trasformazione, anche quando la risoluzione si caratterizzerà nella composizione formale.La fine degli anni cinquanta,del secolo scorso, vede la giovane artista Caleffi impegnata a guardare la realtà con gli occhi delle nuove tendenze artistiche, che come tanti altri prodotti industriali e commerciali, provenivano dai paesi anglo-sassoni: dalla scuola di New York all’avanguardia inglese.Nuove esperienze saranno,però, fondamentali ed importanti per la pittrice Jole, quelle soprattutto di “scuola italiana”: dalla scuola di Roma, allo spazialismo, ai neo naturalisti.Tra gli anni cinquanta e sessanta, quindi si aprirà un nuovo dibattito che vedrà alcuni sostenitori dell’arte come impegno sociale rispetto a coloro che sostenevano l’arte come un continuum sperimentale, senza preoccuparsi delle connotazioni ideologiche o la necessità di determinarle.La pittrice Jole Caleffi non si sente coinvolta in questo ampio contesto di produzioni culturali delle finalità dell’arte: è un altro il suo impegno.In questo primo periodo di formazione artistica è decisiva la scelta rivolta alla ricerca dei mezzi espressivi, quella dotazione plurilinguistica della comunicazione, che avrà grande influenza per l’individuazione del “campo giusto” nel quale ritrovarsi e rinnovarsi.

SEZIONE II
Agli inizi degli anni Sessanta si registrava la scomparsa dei grandi protagonisti della pittura informel (da Gorky a Pollock ) e si chiudeva,così, uno dei periodi più prolifici e contrastanti della storia della pittura (1945 – 1960), che avrà epigoni,significativi,nella evoluzione e/o involuzione dell’ inesauribile filone della produzione vitalistica e degli ultimi cascami del surrealismo. L’Europa andava,in questo stesso periodo, accademizzando le nuove e vecchie teorie dell’astrattismo e dell’informale e nello stesso tempo si imponevano,come correnti dominanti e di tipo manieristico: la produzione artistica dell’action painting e
l’avvento del materico che comunicavano i sensi di disperazione e di angoscia, che si condensarono,principalmente in Italia, nell’opera del “cinico” Burri. La pittrice Jole preferisce non sentirsi influenzata da questi cambiamenti epocali della cultura dell’arte contemporanea e quindi sintonizza le sue esperienze nel desiderio di sperimentare le proprie capacità e la propria dotazione intuitiva e compositiva. Di fronte all’enciclopedismo sempre più dilagante dei vari saperi caldi e freddi, l’artista Jole Caleffi è determinata a ricercare il fattuale creativo nel suo costante sogno di sentirsi realizzata, utilizzando,anche, materiale della quotidianità come il vetro e la stoffa. Il contatto con la materia Le offre occasioni tangibili per riconoscere quella che Barthes chiamava la posa degli oggetti, cioè un approccio quasi fotografico con la realtà e le sue basilari componenti.E’ il gioco dell’empatia che nasce tra l’idea e l’emozione: un anello indissolubile, che diventerà la fonte inesauribile e critica della discontinuità tra informazione ed espressione.

SEZIONE III
“Per un’estetica della psicoanalisi. Vita e morte dell’Eros. Paper performance di Jole Caleffi”, Modena, Foto-Lito Dini, 1980. La lettura di questa antologia dei progetti artistici legati a parole chiave come : narcisismo – coscienza – frustrazione – fascinazione – l’Eros viene crocifisso – arte marziale, ci comunica l’universo culturale ed estetico dell’artista Caleffi , che in una vera e propria immersione sulla ricerca delle identità e del “tempo” e della “memoria”, fissa, in modo, efficace la performance della vita e degli indelebili simboli della nostra esistenza.Esaurito lo spazio come dimensione rappresentativa e comunicativa, l’artista della
seconda metà del secolo scorso, si rivolge alla scoperta dell’io psicologico,alla percezione del proprio tempo , alla soggettività del proprio esistere.E’ il nuovo programma per ri-scoprire valori antichi e nascosti dall’irruenza delle realtà effimere e dei sogni senza “chimere”.La pittrice Jole Caleffi coglie questo periodo di transizione e di messa al bando di ogni idealità di un mondo che appare sempre più passatista e privo di genuinità e di autenticità.L’artista compie, in questo periodo, in particolare dal 1977 al 1984, un’intelligente operazione di costruzione ed integrazione dei diversi linguaggi espressivi e comunicativi.Percorre,con temperamento, la geografia della creatività in sintonia con i linguaggi che denotano e connotano il senso profondo del sentire intimo attraverso la scrittura dei simboli del comunicare.Questa instancabile ricerca traduce le ansie del doppio specchio dell’anima vincolata dalle maglie simboliche che oppongono la voglia di vivere alla sua inevitabile morte.“I simboli che ciascuno di noi porta in sé, e ritrova improvvisamente nel mondo e li riconosce e il suo cuore ha un sussulto,sono i suoi autentici ricordi.Sono anche vere e proprie scoperte” (C. Pavese).

SEZIONE IV
Nel periodo che va dagli anni ’80 agli anni ’90 Jole Caleffi continua la sua ecclettica esperienza artistica e mostra,altresì, la voglia di andare oltre. Nelle produzione della metà degli anni ’80 si nota il desiderio di trovare qualcosa di nuovo,qualcosa che esca dai canoni determinati ed obbligati. L’attività didattica e l’insegnamento Le offrono occasioni per sentirsi sollecitata a non abbandonare il senso della ricerca,anche se si fosse presentata in modo estemporaneo.Questa occasione arrivò e fu come un colpo di fulmine.Il nuovo che aspettava si presentò con la dolcezza di un soffio di brezza primaverile.
La scoperta e l’ascolto di musiche soavi eseguite dal valente violinista Uto Ughi, segnano una proficua produzione dell’artista Caleffi.In una breve poesia a lui dedicata,intitolata “Violini”, l’eccitazione del testo musicale,farà dire:”Le note come rugiada, purificano l’anima che si schiude assetata di profondo amore e d’infinita luce”.La musica, l’esecuzione, il violino, il talento di Uto Ughi diventano una miscela esplosiva di composizioni, fortemente cromatiche, che sembrano materializzare i suoni e gli andamenti ritmici dei singoli brani ascoltati. E’ la musica che si fa materia,non per rintracciare ideali binari linguistici da opporre o da coniugare, ma per costruire delle tracce, che diventano l’impronta di una trascendenza che incanta l’ascoltatore e in particolare l’artista.La pittrice Jole fulminata da questa influenza creativa, ha dato testimonianza di sé, in un periodo fondamentale, per la sua maturità artistica.Ciò che ci diventa necessario è considerare che dall’esperienza della “performance” a questa della “magia della luce” che unisce il suono ed il colore nell’intreccio compositivo , l’ideazione non è più memoria delle cose, ma specchio interiore, parte autentica del sentimento e delle nostre emozioni.

SEZIONE V
Cézanne ci ricorda che la pittura si concretizza attraverso i colori delle sensazioni e delle percezioni.Sensazioni e percezioni che obbligano lo spettatore ad interagire per cogliere non gli oggetti della pittura ma l’azione.L’arte diviene così una parte del “sensibile” che condiziona la verità dello choc sensoriale del sogno estetico.Questa illusione e questo sentire sono la nuova “poetica” dell’artista Jole Caleffi. La sensazione di un ricco mondo interiore diventa, fondamentalmente, un modo di
comunicazione: è nel sentire-percepire che noi viviamo il nostro essere con la realtà che ci circonda.E’ ciò che ci comunica la pittrice Jole. La sua ricerca continua nello sperimentare equilibri ritmici e geometrici tra le forme fatte di linee su grandi macchie policrome che dànno la profondità del mistero dell’Io come identità e dell’Io come pensiero individuale.Il senso drammatico dell’esistenza come atto creativo e non evolutivo.In questo periodo si consolida una riflessione anche sull’orientamento religioso. C’è una crisi in atto: l’artista desidera trovare nel suo agire pittorico una ri-scoperta di valori religiosi e morali, che aprano a nuove vie, a nuove affermazioni e serenità, il sommerso che è vivo in noi. Siamo alla vigilia di una grande e decisiva scelta: le aspettative per un luminoso cambiamento verrà attraverso il sogno trasfigurato dalla luce. Gli occhi socchiusi sono rivolti al sole e questo provoca un caleidoscopio di forme di colori incandescenti che daranno vita ad una nuova produzione,denominata:Nuovi cieli Nuove terre.E’ la preghiera della nuova scelta religiosa,libera e ricca di tensioni vitali che ci ripetono le meraviglie dell’universo, in una visione intima di congiunzione tra il sentire-percepire e capire.Qui l’artista Caleffi ha raggiunto la sua piena maturità e le convinzioni più solide per nuove forme di costruzione e di ideazione.

SEZIONE VI
“Il silenzio è la consacrazione generale dell’universo;esso è al tempo stesso la più innocua e la più terribile cosa dell’intera natura”.Una frase illuminante di Melville per entrare nel periodo aureo dell’artista Jole Caleffi. Questo periodo che comprende gli ultimi dieci anni e l’attuale momento ricco di intensa e luminosa produzione artistica. Siamo di fronte alla sublimazione dei sentimenti che si aprono sullo scenario,senza fine, degli arcobaleni dei “nuovi cieli e nuove terre”.“E vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra sono passati e il mare non c’è più”.
Così dal testo dell’Apocalisse,un’attesa millenaria per un nuovo mondo, senza il mare,da dove era emersa la bestia satanica.L’avvento di una nuova Gerusalemme.I quadri della pittrice Jole sono la visualizzazione mistica della nuova Gerusalemme della vita, della rinascita di sé, dei sogni che ricorrono nella nostra memoria, del nostro essere “immortale”, della consapevolezza del nulla nella proiezione infinita di un divenire perenne. L’artista mentre si rende interprete di questi caledoiscopi della contemplazione, ci conduce sul limitare di una porta invisibile dove non con gli occhi della vista, ma con quelli della mente e dei nostri più profondi sentimenti, trasformiamo le immagini in parole e le parole in un canto di polifoniche armonie, per sentirci, per un attimo, sospesi senza tempo e senza memoria in un’unica “realtà” che è principio e destino della nostra vita.

SEZIONE VII
“Nuovi cieli e nuova terra”
“Il cielo stellato è di cristallo fuso:era così nell’Eden.Ora risplendinel mio pensiero”.
E’ un frammento,significativo, di una poesia della Caleffi,dedicata ad un amico, dove sono evocate, quasi rapite, immagini trasognate che scolpiscono nella mente i segni di antiche visioni del mondo.Dalla poesia all’arte il percorso della creatività dell’artista si fa azione: le opere della Caleffi, infatti, suggeriscono ricerche di indagine sul rapporto spazio – forma / linea e ritmo / colore-contenuto. Tutte categorie che costituiscono il lessico fondamentale della grammatica dell’arte e diventano la tavolozza ideale dell’artista per scoprire ed inventare nuove soluzioni, soprattutto, in senso metaforico e performativo. E’ la realizzazione di campi visivi che , come un caleidoscopio, in modo circolare, si materializzano in figure geometriche che, con rinnovate energie, vengono proiettate nel vortice misterioso dell’infinito cosmico . Nella ricerca di “nuovi cieli e nuova terra” si avverte una sofferenza esistenziale, una esigenza di dare delle risposte, di superare una opprimente limitazione degli eventi, che condizionano e vincolano la nostra esperienza quotidiana.Si coglie nella struttura compositiva dell’artista una lettura intimistica: la magia dei colori e delle geometrie quale conforto psicologico al senso della precarietà e dell’incertezza dell’esistenza. Tutto questo è altrettanto espressione di un sentimento religioso del mondo: un sentimento fatto di silenzi e di ascolto delle “atmosfere” celesti, quasi il voler ritrovare una musicalità primordiale, dove l’uomo è realtà spirituale e testimone eterno del tempo della vita.Caleffi, per la sua ricca formazione artistica, teatrale e letteraria, tra le prime laureate al Corso di laurea in Arte del DAMS dell’Università di Bologna, ci offre una preziosa opportunità: leggere con gli occhi della mente l’utopia degli universi impossibili per ritrovare in noi quell’Eden luminoso, stella polare e sogno vivificante del destino dell’umanità .Le immagini delle sue opere si trasformano,quindi, in sequenze didattiche per un apprendimento non dottrinale e ci sottopongono nuovi modelli di ricerca,quasi una nuova esigenza ermeneutica delle sacre scritture, quelle stesse che hanno parlato di “nuovi mondi” solo con lo sguardo della trascendenza e della devozione assoluta.La Caleffi tenta,invece, attraverso l’arte, forme nuove di comunicazione, con intenti non celebrativi, ma antinomici e dicotomici, senza oscurare il significato più puro di esistere e di esistenza come microcosmo, specchio di focalità nascoste dei sentimenti e della realtà effettuale.E’ il mito di Prometeo che ritorna e che la Caleffi sembra voler ri-considerare, quale antidoto ai rischi di una crisi di identità e di civiltà, soprattutto per aiutarci e liberarci dalle ipocrisie sociali, dalle menzogne ideologiche e dalle conoscenze globalizzanti e dogmatiche.
di Franchino Falsetti per http://www.iolecaleffi.com/

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