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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

settembre 26, 2008

Billo – Il Grande Dakhaar

Billo – Il Grande Dakhaar è l’ultimo prodotto della famiglia che potremmo chiamare “commedia interculturale”. Un genere che nel corso degli ultimi dieci anni ha dato luogo a film come Lettere dal Sahara di Vittorio De Seta e Bianco e Nero di Cristina Comencini, due film che trattavano con un linguaggio leggero la tematica dell’integrazione dei neri in seno alla società italiana.
Un film che è stato fortemente voluto da The Coproducers, Eros Puglielli, Marco Bonini (nel film anche attore) e Gabriella Blasi, sistema produttivo alternativo e rivoluzionario dedicato alla produzione di film indipendenti. In parole povere, le persone che hanno lavorato al film non percepiscono un salario, bensì entrano in possesso di “pezzi” di film. I (pochi) soldi necessari, che Bonini ha quantificato in soli 100.000 euro (il film è girato in digitale), sono stati gentilmente messi a disposizione da Youssou N’Dour, che ha coprodotto il film dando luogo alla prima co-produzione italo-senegalese. Anche le musiche sono firmate da lui, compresa un’inedita versione senegalese di Barcarolo romano. Altri enti che hanno prodotto il film sono il COSPE (Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti), l’IMAIE, ARCI e UCCA, due unioni italiane di cine-circoli, e l’AGCI Solidarietà, un’associazione di cooperative che si occupano in generale di solidarietà sociale.
Un film profondamente sentito, dunque, da tante persone che vi hanno lavorato, e che soltanto per questo assolve un compito ormai essenziale in seno alla società: rendere visibile agli occhi del pubblico di massa una questione cruciale della nostra politica interna.
Thierno arriva in Italia per cercare fortuna. Lui è un talentuoso sarto, orgoglio della sua famiglia. Dapprima alloggia, sacrificato, in un piccolo locale, ma poi viene scambiato per un suo omonimo fondamentalista islamico e finisce in carcere. Qui incontra uno squinternato ladro di galline che, una volta uscito di galera, tenterà di portarlo sulla cattiva strada. Ma Thierno si risolleva, inizia a lavorare e, tra alti e bassi, trova una stabilità professionale e sentimentale. Laura (una brava Susy Laude) è sempre al suo fianco, lo sprona, lo ama. Ma la sua gravidanza, giunta in contemporanea al matrimonio combinato dalla famiglia di Thierno in Senegal, all’insaputa di Laura, con la bellissima Fatou - che a sua volta non sa nulla di Laura -, renderanno la vita di Thierno più complicata fino alla conclusione: per un musulmano, è consentito avere fino a quattro mogli. Così si sposano anche loro e vissero tutti felici e contenti.
Ciò che effettivamente traspare limpidamente da più di un elemento, dalla regia al lavoro con gli attori, è una gran voglia di raccontare la vita di Thierno/Billo (Billo è il nomignolo che inventa dopo aver rimorchiato una bella signora sposata in discoteca ed esser stato colto in flagrante dal marito proprio al dunque del... processo di conoscenza, nomignolo che gli frutterà vari sfottò da parte dei suoi amici Paolo, Paolo e Pap). Gli attori sono bravi, reggono benissimo, la regia di Laura Muscardin è molto appropriata, e con uno stile piuttosto secco ed elementare riesce a rendere molto fluido lo scorrere della vicenda. Il montaggio stesso corre in aiuto alla fluidità del film: il lavoro di Marco Spoletini, reduce dal montaggio di Gomorra, è eccellente, con vette artistiche notevoli quando si tratta di alternare le scene italiane e le scene in Senegal, che mostrano la quotidianità di Thierno e la ritualità della sua vita quotidiana, resa in maniera molto semplice e onesta dalla regia.
L’unico punto di frizione del film è la sceneggiatura, che spesso presenta dei momenti di scarsa coesione, delle disomogeneità di durata, ma soprattutto fa uso di dialoghi spesso troppo didascalici, quando sarebbe stato sufficiente mantenere il dialogo sul tono più strettamente quotidiano, come accade in altre parti del film. Nei momenti di maggiore difficoltà registica, in scene corali ad esempio, o in scene ad alta gradazione drammatica, l’inadeguatezza dei dialoghi e un leggero imbarazzo recitativo rendono il film meno fluido.
Billo – Il Grande Dakhaar è un film che viene da un bisogno profondo, da un’urgenza comunicativa forte che ha spinto tutto lo staff a gettare il cuore oltre l’ostacolo e completare una produzione irta di lungaggini e difficoltà di ogni tipo. Il film era già completo nel 2007, ma solo adesso Achab Film di Enzo Porcelli ha potuto distribuirlo nelle sale.


di Simone Moraldi http://www.cinemafrica.org/

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