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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

settembre 05, 2008

Educazione come arte


A scuola si chiede al bambino di essere spettatore: raramente si stimola il suo mondo sentimentale e volitivo. Il nostro intelletto ci chiede di essere volitivi e distanti.
Che cosa succede quando del bambino spettatore si fa un bambino attore, che può recitare la Storia, il mondo delle piante, il mondo degli animali, i racconti?
Nella scuola Waldorf l’espressività del bambino è sempre stata tenuta in considerazione. Non solo il corpo fisico si sviluppa e ha bisogno di nutrirsi ed esercitarsi ma anche l’anima e lo spirito necessitano di essere alimentati.
Il bambino deve poter sviluppare le sue forze creative e imparare ad usare questa capacità.
Rudolf Steiner sottolinea che è importante trattare la materia scolastica in modo artistico. Ci sono altre pedagogie che prevedono la recitazione, la pittura e l’esercitazione di altre arti accanto alle materie scolastiche; la pedagogia Waldorf fa un passo in più, perché tutte le materie scolastiche sono impregnate d’Arte.
L’entusiasmo dei bambini e degli insegnanti è la migliore base per il processo di apprendimento. Facendo teatro ed altre espressioni artistiche con i bambini, l’insegnante arriva ad una migliore comprensione dei suoi allievi. Possibilità e limiti prima sconosciuti vengono alla luce. Per esempio un bambino difficile si fa conoscere come comico. Il bambino rumoroso appare timido, il sognatore salva la scena con la sua presenza di spirito, quello sempre sicuro di sé si sbaglia e si fa prendere dal panico: Il teatro è uno specchio senza pietà.
Strada facendo l’insegnante ha la possibilità di osservare i propri allievi e di dare loro quello di cui hanno bisogno per il loro sviluppo. Se l’insegnante scrive una recita per la sua classe ha la possibilità di dare un ruolo specifico ad ogni bambino.
Il piccolo attore, in tal modo, qualche volta potrà giocare con se stesso e qualche altra con il suo contrario. Nelle prime classi si può lavorare con i temperamenti dei bambini attraverso la metrica: ritmi “salendo” (giambo, anapesto) per i bambini collerici e sanguigni (fuoco e aria), ritmi “discendendo” (trocheo e dattilo) per i bambini melanconici e flemmatici (terra, acqua).
L’IMPORTANZA DELL’ARTE DRAMMATICA
IL recitare, il declamare poesie, il tenere la parola durante la lezione davanti agli altri bambini, le dimostrazioni alle feste del mese a scuola, formano il carattere del bambino. Tutto questo aiuta a vincere gli ostacoli interiori e solleva il morale. Che i bambini, in più, imparino storia, letteratura, lingua straniera, ecc. è naturale, ma non è lo scopo principale. L’importante è la formazione pedagogica. La direzione e la forma del tipo di rappresentazione deve adattarsi all’età del bambino, alla sua fase di sviluppo.
I bambini e i ragazzi amano molto il teatro. Il lavoro necessario per arrivare a uno spettacolo accettabile diventa però sempre più pesante: il regista deve far gradualmente superare numerosi limiti, prima di riuscire a far veramente recitare. Questi limiti sono soprattutto la qualità dell’espressione linguistica, il movimento, la capacità di identificazione con il proprio ruolo e la fantasia. Queste sono l’espressione di armonia e disarmonia generale dell’essere umano. Per questo il recitare, soprattutto dalla pubertà in poi è sempre più un avvenimento terapeutico. I tre limiti citati sono l’espressione della debolezza della volontà, perché ogni movimento è collegato con la parte volitiva dell’uomo.
La parola è movimento del suono, si nota sempre più l’incapacità di dirigere la volontà e con lei il movimento e la parola dall’interno dell’anima verso l’esterno. Con il gioco e con lo sport si stimola in modo diverso il sistema del movimento rispetto all’arte drammatica. Nella recitazione la coscienza deve continuamente accompagnare e controllare quello che la propria fantasia creativa mette in movimento. È come guardare un sogno che si è fatto, solo che il soggetto del sogno (la storia) è stato scritto da uno scrittore.
L’attore ricrea con la propria fantasia quello che lo scrittore ha formato con la sua, ma che nel testo, nelle lettere stampate è morto.
Il ricreare con la fantasia la storia e lo spettacolo, ha un’influenza terapeutica sullo spettatore.
Con l’azione drammatica lo spettatore si distacca dal suo elemento personale. Riconosce se stesso nell’attore e sogna la propria guarigione con il finale del pezzo, che può essere bello, tragico o comico. Per questa ragione i greci avevano il teatro di Epidauro all’interno del Tempio della guarigione.
Nei bambini però l’anima non può usare ancora il corpo come strumento. Questo si manifesta nella respirazione non ancora ottimale e nell’organismo del movimento con disturbi della parola.
La parola è molto personale ed intima. Quando si porta alla coscienza la parola, un passo necessario, il bambino sperimenta il proprio limite, sente di essere frenato. La lingua o la bocca sono spesso troppo molli o troppo tese.
Il pronunciare la Rrrrr (rotolato) è spesso un problema come anche la pronuncia della B e della P e delle vocali non pure. È necessario e molto importante che l’insegnante curi la propria lingua e la propria pronuncia.
Il parlare male è anche la manifestazione di un appiattimento dell’anima ed è il risultato della cultura materialistica nella quale manca ogni tipo di interiorità; tutti gli stimoli che ci giungono dall’esterno non coinvolgono la nostra vita interiore e questo è un danno per l’anima.
Far recitare i ragazzi è una necessità. Il mondo interiore del giovane deve essere risvegliato ed espresso attraverso l’Arte altrimenti l’uomo regredisce e diventa psicologicamente malato.
Nel teatro è importante la forma: la storia diventa nobile nello stile. Lo spazio non è quello fisico ma è lo spazio animico dello spettatore.
Questi intravede nell'apparenza del bello una realtà più alta e nei gesti del recitante le espressioni accentuate dell'interiorità.
La parola è la possibilità d'espressione primaria nell'Arte della drammatizzazione.
"La vera libertà rispetta le leggi". "L'educazione tramite l'Arte è un'educazione verso la libertà". "Attraverso l'Arte l'anima si sveglia e guarisce dai suoi limiti".
LA SCUOLA SUPERIORE
Nella scuola superiore è importante che i sentimenti dei giovani vengano purificati e ordinati attraverso la recitazione di opere di grandi scrittori.
È bene esercitare il controllo del movimento delle membra con i gesti di teatro, poiché la vita volitiva dell'adolescente non è ancora indirizzata.
Esercitandosi con i gesti, gli allievi imparano pian piano a controllare le proprie membra. Questo, naturalmente, influisce sui movimenti gestuali individuali. I ragazzi imparano ad esprimere meglio con il corpo i loro pensieri e sentimenti. Ciò è di grande rilevanza per lo sviluppo della personalità nel resto della vita.
La collaborazione ed il recitare insieme agli altri, sono cose importanti affinché l'allievo
possa staccarsi dal suo piccolo e limitato mondo. Ciò stimolerà il suo sviluppo sociale.
Dopo lo spettacolo e dopo una lunga strada di impegno, sudore, risate e litigate, il legame del gruppo è visibilmente rinsaldato, la classe più unita e l'elemento sociale rinsaldato. Questa esperienza influirà sicuramente sullo sviluppo futuro.
Nel dominare lo spazio durante la recita e attraverso ciò che trasmette alla sala e al pubblico, il ragazzo impara qualcosa che gli servirà più tardi per portare le proprie iniziative nel mondo. Questa potenziale capacità di iniziativa oggi è frenata a causa delle insicurezze e dei dubbi. Applicando nella pedagogia gli strumenti dell'arte, guidiamo il giovane a rinforzare la propria personalità affinché possa trovare la sicurezza e la serenità interiori che sono le basi di un buon equilibrio dell'anima.
Nel fare teatro con i bambini, dobbiamo, innanzitutto, differenziare le classi inferiori (6/7 anni - 13/14 anni) da quelle superiori (14/18 anni).
Nelle classi inferiori sono fondamentali la fantasia o l'improvvisazione; sono importanti il movimento, il giocare e l'identificazione con i personaggi della storia. Nel bambino sono presenti le forze della creatività e queste devono essere coltivate. Dai 7 ai 14 anni si sviluppa il sentire del bambino e il fare teatro è sicuramente un aiuto.
La vita dei ragazzi delle classi superiori è già formata ma è disorientata. Con l'aiuto delle grandi opere teatrali si cerca di mettere ordine nella caotica vita dei sentimenti dell'adolescente.
Nelle classi inferiori si possono trattare tutte le materie d'insegnamento in modo artistico. Il teatro può essere d'aiuto in questo senso. Nella scuola elementare è possibile, lasciando improvvisare i bambini, ottenere che la materia trattata diventi parte di loro. La materia dunque, non rimane un'astrazione, poiché i bambini possono viverla con i loro sentimenti e con i loro gesti possono portare nell'azione il messaggio dell'insegnamento.
LA STRUTTURA DI UN'OPERA D'ARTE
Il bambino fino a otto anni circa, è ancora molto aperto nei confronti del suo ambiente, è ancora "uno" col mondo circostante. Ha legami con le piante, con gli animali e con tutto ciò che lo circonda.
Nelle prime due classi, non si può ancora parlare di far propriamente teatro: i bambini, nella loro immaginazione, diventano veramente uccelli, animali, fiori, nani ed elfi. Si potrebbe fare ad esempio così: per un mese o più, si recitano le poesie e si fanno dipinti di questi esseri della natura e pian piano si forma una piccola recita che si può ripetere all'infinito; oppure, considerando la stagione, si esercitano testi e canti collegati alla stagione stessa, preferibilmente inventati dall'insegnante. La preparazione è lunga e lenta, ma nasce qualcosa di vivo.
In una classe più alta, per esempio la terza o la quarta, si può già usare un'altra struttura in cui i ruoli siano scritti. Se l'insegnante stesso scriverà le recite per la propria classe, potrà tener conto delle caratteristiche di ogni bambino, anche attraverso il tipo di metrica che userà: il trocheo (melanconico) il giambo (collerico) l'anapesto (sanguinico) o il dattilo (flemmatico).
Dalla sesta classe in poi, la rima non occorre più. Non essendo più la recita in rima, il ragazzo deve avere maggior padronanza e presenza in quel che rappresenta.
LA SCELTA DEI RUOLI
Ci sono diverse possibilità:
- si possono studiare attentamente i ruoli e comprendere per quale bambino ne sia adatto uno piuttosto che l'altro (o perché gli assomiglia oppure perché rappresenta qualcosa che questo bambino deve ancora sviluppare: coraggio, modestia, ottimismo, ecc.).
- Inizialmente si può fare un piano che potrà essere cambiato fino a che non verrà trovata la soluzione definitiva.
- Tutti i bambini, o i ragazzi, potranno recitare una volta ciascun ruolo e poi l'insegnante deciderà autonomamente quale ragazzo dovrà interpretare quel particolare personaggio.
- Si può far recitare ad ogni bambino ciascun ruolo almeno una volta affinché possa vivere tutti i personaggi, ad esempio nelle piccole recite di Natale.
- Nelle classi superiori la distribuzione dei ruoli potrà essere discussa con i ragazzi.


di Monique Gordyn, Articolo tratto dalla rivista "Arte dell'educazione"

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