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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 16, 2008

La nuova scuola: non solo vecchi grembiuli


E’ dal 1° settembre che il decreto Gelmini, sul sistema scolastico italiano, è entrato in vigore tra diverse polemiche e discussioni. A Bologna proprio ieri è stata organizzata la Notte Bianca da alcune scuole della città e provincia per protestare contro questa legge che trasforma le nostre scuole. Ma forse per fare un po’ di chiarezza sarebbe opportuno capire cosa prevede il famoso decreto 137/2008.

Innanzitutto bisogna fare una precisazione: non si tratta solo di grembiuli e di voti in condotta. Queste “riforme” in realtà cambierebbero ben poco nell’attuale sistema scolastico. La questione che maggiormente suscita polemiche riguarda l’introduzione del maestro unico nella scuola primaria (articolo 4). Un ritorno alle origini per nostalgici? Magari sì, ma pensiamo alle conseguenze. Secondo l’articolo i presidi affideranno ogni classe primaria ad un unico insegnante e per un orario di 24 ore settimanali. Questo significa che il tempo pieno alle elementari verrà eliminato –e il problema sorgerà per quei genitori che lavorano e che non possono accudire il figlio al pomeriggio- e che molti insegnanti rimarranno senza lavoro. L’adozione del maestro unico significa infatti 7mila cattedre in meno ogni anno alle elementari. Difficoltà anche per gli studenti con handicap: avranno diritto ad un insegnante di sostegno? Curiosamente le differenziazioni verranno invece fatte per gli studenti stranieri: una mozione votata ieri a Montecitorio considera la possibilità di istituire “classi-ponte” (ovvero "classi a parte") strettamente riservate a studenti stranieri –che saranno così divisi dagli altri compagni italiani (la strada verso l´integrazione appare un po’ lontana).Conseguenze gravi anche per gli insegnanti delle medie: le 33 ore settimanali subiranno una riduzione, alcune materie –e alcuni insegnanti- verranno probabilmente eliminate (20mila posti a rischio). Tagli anche per i licei: anche qui sono previste 30 ore settimanali e una semplificazione dei vari indirizzi.
Seguendo la logica del decreto, un risparmio è necessario visto che in Italia la spesa pubblica per l’Istruzione è cresciuta di oltre 10 miliardi negli ultimi 10 anni, ma secondo i dati Ocse questi eccessi sono dovuti non tanto al fatto che “spendiamo”, ma che lo facciamo male: la spesa per studente è la più alta d’Europa, mentre il rapporto studenti-docenti è tra i più bassi, l’età media degli insegnanti è tra le più elevate e il loro stipendio tra i più bassi.Ma invece di parlare di questo, in Tv o sui giornali si parla spesso solo di grembiuli e di voti in condotta. Nell’articolo 2 del decreto viene in effetti stabilito che il comportamento degli studenti sarà valutato dagli insegnanti con voto espresso in decimi, secondo criteri stabiliti in modo più possibile uniforme. Stesso discorso per quanto riguarda le valutazioni sulle altre materie (articolo 3) espresse da ora in decimi. Come ai vecchi tempi. Non manca un pensiero al portafoglio dei genitori: i libri di testo andranno cambiati ogni 5 anni (circoleranno quindi meno libri e meno aggiornati, ma attualmente sembra più importante pensare al risparmio). E un’altra novità riguarda il programma scolastico: l’articolo 1 introduce la nuova materia di “Cittadinanza e costituzione” (la vecchia “Educazione civica”). Forse l’intenzione è quella di presentarla –insieme al voto in condotta- come possibile soluzione per sconfiggere il bullismo? Molte perplessità in merito.E il grembiule? A quanto pare sul decreto non appare nulla a riguardo.


di Francesca Mezzadri per paceediritti.it

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