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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 21, 2008

Picasso e i suoi maestri, sfida fra geni


Ci sono quasi tutti. Tiziano, Velazquez, Rembrandt, Goya, Ingres, Manet, Cézanne, Van Gogh. Tutti loro e molti altri pittori, esposti al Grand Palais per l'immensa esposizione parigina dedicata al celebre artista spagnolo, furono i maestri di Pablo Picasso. Mai ha smesso di guardarli, di studiarli, di copiarli, parafrasarli quasi nei suoi quadri, a volte reinventarli, qualche volta tentando di superarli. L'esposizione di 210 opere eseguite dal XVI secolo al 1971, è una concentrazione raramente eguagliata di capolavori firmati da Picasso e dai grandi maestri della pittura occidentale. Oltre al Grand Palais l'esposizione continua anche al Musée d'Orsay e al Louvre. Nel primo Picasso è confrontato al Déjeuner sur l'herbe di Manet, nel secondo alle Femmes d'Alger di Delacroix. Vissuto fra il 1881 e il 1973, Pablo Picasso è forse "fra tutti i pittori moderni, il solo ad aver tanto investito e indossato la storia della pittura" ama ripetere Anne Baldassarri, direttrice del museo Picasso di Parigi e co-commissario di questa "miracolosa" esposizione. "E' questa confraternita di pari - continua la Baldassarri - che hanno tutti detto alla loro epoca 'sono il pittore che rivoluziona la pittura' che accompagna Picasso e lo porta". L'esposizione tende a mostrare il maggior numero dei suoi maestri, con capolavori che arrivano, fatto tanto eccezionale da poter essere presentato come "unico" dai gelosissimi musei del Prado, del Moma di New York, della Gemälde Galerie di Berlino o della National Gallery di Londra. I loro ritratti aprono l'esposizione: Goya, Cézanne, Ingres, Poussin, Delacroix. Accanto ai padri spirituali il vero padre del pittore, José Ruiz-Blasco, che ha abbandonato i pennelli davanti al genio del figlio.Già a 14 anni infatti Picasso, formato accademicamente alla scuola delle Belle Arti, disegna già dei virtuosi studi di mani, torsi, corpi, riuniti per la prima volta dall'esposizione. Già appaiono i suoi "effetti di decentramento", le sue prospettive e "i tagli dello spazio" spiega Baldassarri "È già il figlio del grande pittore che sarà".

Tematico e cronologico il percorso permette il confronto permanente fra temi ma anche fra colori, nature morte, grandi ritratti, nudi, variazioni sul tema. L'esposizione riesce a sfuggire al semplice confronto, che sarebbe stato riduttore, ed evita di creare dei legami di filiazione immediati fra lui e i maestri. A volte è anche possibile osservare che per una stessa tela il pittore ha preso esempio da diversi artisti. Lo spazio ricorderà un pittore, il fondo un altro, le forme un terzo.
Altre volte si ispira liberamente da un solo dipinto, come l'Arlesienne di Van Gogh. Quasi sempre nella sua furia produttrice, Picasso esegue diverse copie e variazioni dello stesso quadro: come quando si ispira al Ritratto di nano di Velasquez. Le variazioni del Nano non erano mai state riunite dal 1971. Nell'ultima sala, dedicata ai grandi nudi, Picasso compete con una Venere del Tiziano, la Maja desnuda di Goya e l'Olympia di Manet, tre opere che non hanno mai lasciato i loro musei. "Nemmeno Picasso le aveva mai viste assieme" sottolinea la commissaria Baldassari.

Picasso et les maîtres

Galleria Nazionale del Grand Palais
8 ottobre 2008 / 2 febbraio 2009

aperto tutti i giorni salvo il martedì
dalle 10.00 alle 22.00
il giovedì fino alle 20.00

di Giacomo Leso per espresso.it

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