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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

novembre 24, 2008

Quando in Olanda la borghesia fece della ricchezza un'arte.

Un bel libro dello storico inglese Simon Schaman, Gli occhi di Rembrandt,, raccontava come d’improvviso i poveri e malnutriti olandesi riuscirono a far girare il vento del destino in loro favore, diventando ricchi, borghesi e, particolare non da poco, esteti. Dal fornaio al mercante di sete, dal macellaio al banchiere, tutti contribuirono, consumando cibi prelibati, acquistando indumenti, mobili e case, vendendo bulbi, tabacco, sete e ogni altro ben di dio, al Secolo d’oro, che occupa, grosso modo, il Seicento. Di pari passo fiorivano commerci , begli oggetti, belle architetture, bei quadri. Tutto a misura della nuova classe di consumatori e produttori di ricchezza, la borghesia, fino ad allora sconosciuta nel resto d’Europa.Tanti artisti, Da Rembrandt a Vermeer – che è anche il titolo della mostra romana al Museo del Corso, fino al 15 febbraio 2009 – regalarono al mondo un nuovo modo di dipingere, dai soggetti alle tecniche e allo studio della luce. In cento anni di economia fiorente vennero commissionati cinque milioni di dipinti. Quasi nessuno a tema religioso, perché la Riforma protestante imponeva chiese spoglie. Rari sono gli aristocratici ritratti e mai olandesi, mentre non si contano le giovani borghesi, come la Ragazza col filo di perle che Jan Vermeer eseguiì fra il 1662 e il 1665, poco prima della sua celebre Ragazza con l’orecchino di perla.. Ecco poi i giocatori di carte, le vecchie signore, le cuoche, i suonatori, gli artisti e figli di artisti. Nella mostra, frutto di un fortunato accordi di scambio con opere di Sebastiano del Piombo esposte la scorsa primavera a Palazzo Venezia, sfilano 55 capolavori che sancirono per la prima volta quanto anche l’arte fosse un bene commerciale.
di Rossella Sleiter

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