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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

dicembre 11, 2008

Guzzanti: «La mia satira? Con l'avvocato»


Ormai gli spettacoli li scrive assieme all'avvocato. Non ne fa mistero Sabina Guzzanti e infatti il nuovo show con cui è in tour, dal 16 dicembre a Milano, lo dichiara già nel titolo: «Vilipendio». Conferma la protagonista: «È riferito al mio rinvio a giudizio quando, dopo il discorso a piazza Navona, sono stata indagata dalla procura di Roma per offese al Papa. Poi però — aggiunge con punta ironica — mi hanno "perdonato", come dicono loro. Per il reato che mi veniva contestato non si poteva procedere senza l'autorizzazione del Guardasigilli, così il ministro Alfano ha archiviato il "caso". In realtà, si tratta di un reato previsto dai Patti Lateranensi firmati da Mussolini e non dall'integrazione successiva di Craxi».
Tant'è, ma ha imparato a essere più prudente? «Le querele sono un mezzo di intimidazione, non si possono evitare e finora, in tribunale, ho sempre vinto, sia con Previti sia con Mediaset. Poi è venuto fuori il "caso" col Vaticano e quello con il ministro Carfagna. Di sicuro, ho imparato a prendere meglio la mira». In che senso? «Faccio leggere i testi prima all'avvocato, per trovare il modo migliore di dire ciò che voglio dire, con parole inattaccabili sotto il profilo legale. A volte l'avvocato prova a essere più restrittivo... ma con poco successo».
«Vilipendio» vuole essere uno sguardo satirico sull'Italia di oggi. Gli spettatori vengono accolti da un Berlusconi sdraiato sul letto dorato e con la corona d'alloro in testa: «Le signore spettatrici — avverte Sabina — sono però invitate ad andare da lui...». Accompagnata da due musicisti, l'attrice dà vita a una carrellata di personaggi noti e meno noti: dalla Finocchiaro a D'Alema, dall'Annunziata a Di Pietro. «Più che uno spettacolo è un programma — precisa — Cosa possiamo ancora dire in questo Paese? Cosa si può tollerare? A cosa ci siamo abituati? Mi pare evidente che stiamo prendendo una deriva autoritaria e l'idea è quella di far capire al pubblico i meccanismi con cui il dissenso viene schiacciato: in politica, nei media».
È per questo che la satira in tv non è più in buona salute, vedi lo show della Cortellesi...? «Questo della satira che non funzionerebbe più in tv è un dibattito inventato. I media definiscono satira certi programmi che satira non sono. Quello della Cortellesi non l'ho visto, ma so che c'erano degli sketch leggeri, generici... Non è in base a trasmissioni così che si può affermare che la satira politica non funziona. Crozza è più politico e va bene. Si può dire, semmai, che esistono prodotti più o meno riusciti. Ma la realtà è un'altra». Quale? «È che né io né Luttazzi né Grillo, anche se la gente vorrebbe vederci in tv, possiamo accedervi: a me è stato chiuso un programma ingiustamente e da allora non ho potuto più apparire sul piccolo schermo. E allora ecco che si prende come esempio negativo qualche programmino, ripeto, di altro genere, per sostenere che la satira non funziona. È un modo per impedire che si facciano certe trasmissioni, è censura: ti dicono non funziona e non si deve fare. C'era più libertà negli Anni '90...».
Si sente più libera sul palco? «Certamente, il teatro si fa in forma privata e nessuno ti può impedire di farlo». Non compare più in tv, anche se stasera dovrebbe affacciarsi da Santoro ad «Annozero», ma al rapporto diretto col pubblico Sabina non rinuncia. «Avere il pubblico dal vivo, che partecipa, fa il suo porco effetto!». In quale città si trova più a suo agio? «Non una, tante». Ma è vero che a Senigallia è stata contestata dagli studenti dell'Onda? «No. E non vorrei che questo episodio venisse strumentalizzato: non sono stata contestata dalla "piazza", le cose sono andate in altro modo. Poco prima dell'inizio dello spettacolo, i ragazzi di un centro sociale ci hanno chiesto se potevano leggere un loro comunicato sul palco. Per problemi organizzativi e non politici la produzione ha risposto che sarebbe stato meglio leggerlo alla fine. Loro temevano di avere meno visibilità, ma io comunque sarei rimasta sul palco. Hanno sfondato la sorveglianza e hanno letto il loro documento, tra qualche buuh! che veniva dal pubblico. Tutto qui. La verità è che io accolgo sempre i giovani, li faccio parlare, davanti ai miei teatri raccolgono le firme per le loro iniziative. Non chiedo la beatificazione, ma credo di essere una che dedica molto tempo all'impegno civile».

di Emilia Costantini

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