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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

gennaio 14, 2009

Erotismo, violenza, potere.

Henry Darger morì nel 1972, a Chicago. Nella stanza in cui aveva trascorso i suoi ultimi quarant'anni, il padrone di casa trovò una dozzina di volumi dattiloscritti, rilegati a mano, per un totale di circa 19mila pagine. Nessuno li aveva mai visti prima. In mezzo a cumuli di carta, riviste, fumetti, feticci religiosi e altre cianfrusaglie era sepolto anche un incredibile corpus di lavori grafici, che illustravano il monumentale romanzo The Story of the Vivian Girls. Darger era un uomo strambo, cresciuto in un ricovero psichiatrico e poi vissuto ai margini della società, in povertà e riservatezza, tra il lavoro come lavapiatti in un ospedale, la fede cattolica e il suo hobby segreto, che lo rese post mortem uno dei più interessanti esponenti dell'art brut. Happiness, opera del 2003 riproposta da Paul Chan (Hong Kong, 1973; vive a New York) per la sua personale alla Triennale di Torino, rielabora il soggetto del delirante racconto epico, materializzazione delle ossessioni più profonde di Darger. La videoanimazione, proiettata sui due lati di uno schermo panoramico, ricalca con un'estetica da videogame la storia delle sorelle Vivian, sette piccole principesse a capo della lotta armata dei bambini contro i crudeli “glandeliniani”. L'idilliaco Eden in cui le ninfette vivono in armonia con la natura, dedite al piacere e al gioco, si trasforma in un atroce campo di battaglia, tra violenze e torture d'ogni sorta. Innocenza, eros e corruzione convivono nel “remake” digitale di Chan, che mescola la vicenda artistica di Henry Darger con espliciti riferimenti al socialismo utopico di Fourier.

Stessa tecnica per l'altra animazione, My birds... trash... the future, apocalittica rappresentazione del truce epilogo a cui sembra destinata l'umanità: un lembo desolato di terra, abitato da un ultimo albero spoglio, è invaso da uccelli rapaci, simboli di morte e devastazione. Accanto ad ambigue comparse - cacciatori, kamikaze, uomini nudi - si riconoscono due illustri personaggi, entrambi vittime di omicidio: Pier Paolo Pasolini e il rapper Biggie Smalls. Tra I disastri della guerra di Goya, citazioni bibliche e atmosfere beckettiane, l'opera mette in scena l'ipotesi nichilista di un futuro consegnato alla barbarie. In un mix d’inquietudine e spirito ludico, i due video indagano temi controversi, dalla dialettica servo/padrone e vittima/carnefice alla relazione tra sessualità e potere, libertà e repressione, stato di natura e ordine civile. Torna il tema del sesso nella doppia proiezione ispirata al Marchese De Sade. Evocando l'imperativo categorico della perversione, l'artista materializza sul muro la figura di un uomo in poltrona che spia nervosamente qualcosa al di là di una finestra. L'immagine, tratta da un libro di pornografia del Settecento, riporta brevi frammenti dal saggio di Lacan Kant avec Sade, mentre l'ombra di una coppia intenta a copulare incarna sul pavimento l'oggetto del desiderio del voyeur.


Zeppo di citazioni colte, il percorso scansa aridi intellettualismi e trova la giusta cifra. Chan gestisce con ironia e apparente leggerezza una ricerca che si nutre di temi politici e filosofici, come nel caso delle costellazioni della Via Lattea, ribattezzate coi principi della Costituzione americana: la carta dei valori democratici si specchia nella mappa del cielo, palesando la propria miserevole disfatta terrena e risorgendo nel segno di un irrinunciabile orizzonte utopico.
di helga marsala per www.exibart.com
fino all'1.II.2009
Paul Chan
Torino, Fondazione Sandretto

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