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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

gennaio 25, 2009

Il dadaismo



La forza eversiva e straniante dell’avanguardia si esaurisce e si rigenera. Quando sembra arrivare alla completa disgregazione ecco che una nuova forza, come un germe che riprende d’improvviso la sua pericolosa vitalità, da qualche altro paese europeo nasce. L’esperienza della Grande Guerra e la crisi delle certezze positiviste ottocentesche continuano a produrre dei fermenti stranianti, ma nello stesso tempo carichi di forti pulsioni creative. Il distacco dalla cultura del passato e nello stesso tempo la necessità di scandalizzare, provocare il benpensante costituiscono esigenze comuni a tutti i movimenti artistico-letterari del primo ventennio del Novecento che si susseguono incalzanti e prepotenti.Nel 1916 in Svizzera, al Cabaret Voltaire, un gruppo di artisti e letterati di varia provenienza di cui fanno parte, oltre al poeta rumeno Tristan Tzara, Marcel Janco, Hugo Ball, Hans Arp, dà origine al movimento più eversivo dell’avanguardia storica: il Dadaismo. Disgustati da una guerra che sembrava non finisse più, relegati in un paese ai margini delle questioni politiche europee, la rivolta ideologica e conseguentemente artistica di questi intellettuali coinvolse ogni forma di produzione artistica fino ad arrivare alle basi della cultura moderna, alla logica, al linguaggio. La parola Dada non aveva alcun significato reale. Fu inventata aprendo a caso un vocabolario tedesco – francese. Nella nostra lingua suggerisce la forma onomatopeica del linguaggio infantile, ovvero le prime parole che i bimbi utilizzano quando iniziano a parlare. Il dadaismo zurighese, a differenza di quello tedesco, non ci fu un vero impegno politico e sociale. La sua protesta era spinta alle estreme conseguenze arrivando alla negazione assoluta della ragione, rifiutando anche la nozione di arte. La necessità di distruggere ha mezzi ben più radicali di quelli dei movimenti d’avanguardia precedenti. Si afferma solamente la libertà sfrenata dell’individuo, la spontaneità, l’anarchia contro l’ordine, il gusto per il gesto irridente e ribelle. La sua furia, il suo rigore negativo coinvolge tutto, dal concetto di bellezza ai principi universali, dal progresso al modernismo. Il suo principio fondamentale quindi diviene la negazione di tutti i valori e i canoni estetici dell’arte, di quella tradizionale ma anche di quella d’avanguardia, accusate entrambe di essere funzionali ai valori del sistema borghese.Diviene quindi fondamentale la necessità di creare un’arte nuova, elementare, capace di ridare agli uomini la forza di rinnovarsi, rigenerarsi, abbandonando lo spirito di sopraffazione. Ma in realtà era il gesto più che l’opera che interessava Dada, un’azione provocatoria contro il buon senso e la morale comune, facendo dello scandalo lo strumento preferito per esprimersi. Le serate trascorse al Cabaret Voltaire non sono così diverse da quelle organizzate dai futuristi. In entrambe forte era l’esigenza di stupire con provocazioni, manifestazioni eclatanti, ma nonostante i punti in comune Dada muove da presupposti del tutto nuovi tra i quali l’odio per la guerra e per le macchine che opprimono, schiacciano l’umanità.Sappiamo quindi che l’arte dadaista era anticubista, antifuturista, anti-astrattista, ma ciò che doveva essere non era realmente chiaro, definito. Probabilmente una sorta di miscellanea già riscontrata degli altri movimenti. Non esisteva una vera e propria coerenza stilistica. I dadaisti non crearono delle vere e proprie opere, ma fabbricarono degli oggetti, non scrissero poesie ma estrassero parole a caso da un sacchetto per comporre versi alogici, casuali. Molte opere furono realizzate con questo metodo, ovvero raccogliendo gli elementi più disparati e mettendoli insieme secondo la casualità, nelle forme, nei colori, nella materia. Il tedesco Schwitters ad esempio si serviva di pezzi di legno, di ferro, biglietti del tram, ecc.. ed assemblava le sue opere con tutti questi materiali raccolti dalla realtà della sua vita quotidiana. E furono i dadaisti tedeschi che inventarono il fotomontaggio, furono loro i primi a servirsi della fotografia come tecnica per creare.Verso la fine del 1919 Tzara approdò a Parigi. In realtà in questa città un gruppo di artisti come Breton, Vachè, Argon, Eluard era già attivo da qualche anno. Con l’arrivo di Tzara iniziarono anche in Francia le manifestazioni e le serate caustiche e impertinenti. Ma il movimento si era diffuso in tutta Europa. Alcuni fermenti si erano propagati oltre oceano, negli Stati Uniti, a New York, in tempi non sospetti. Già nel 1917 personalità come Duchamp e Picabia si erano spinti verso questa prospettiva. Duchamp in particolare sin dal 1914 aveva decontestualizzato una ruota di bicicletta e l’aveva firmata come opera sua. Il “ready-made” diventa uno dei meccanismi di maggior dissacrazione del concetto tradizionale di arte e il dadaismo lo fa suo strumento per eccellenza. L’opera d’arte poteva essere qualsiasi cosa ed di conseguenza l’arte era nulla.A New York, al salone degli Indipendenti, l’artista inviò addirittura un orinatoio e lo intitolò “Fontana”(1917). Come dimenticare i baffi che sempre Duchamp disegnò sul volto della Gioconda di Leonardo firmando la riproduzione come opera sua, e Man Ray con le sue rayographies, delle vere e proprie radiografie di oggetti catturati dal mondo reale. L’opera dell’artista non consiste nella sua abilità manuale, ma nelle idee che questo riesce a proporre. La vita del movimento fu abbastanza breve, destino insito nella sua natura di avanguardia. Svolse egregiamente la sua funzione di distruggere la concezione oramai vecchia e stantia di arte, e fu nel contempo un movimento di rottura che non poteva protrarre al lungo la sua esistenza, qualcosa che potesse ridimensionarsi e rientrare nei canoni normali. Era dunque logico che infine Dada uccidesse Dada.


di Nadia Sorace http://www.tbarte.com/


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