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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

gennaio 27, 2009

Il mio sogno costruito di segni.


La pittura di Mauro Benetti è generata da un processo creativo alimentato dall’energia mentale ed emozionale di una singolare visionarietà immaginifica.Questa visionarietà da un lato ha radici che pescano nel profondo della dimensione dell’infanzia, dove la realtà è trasfigurata attraverso fantasticherie di autentica e affascinante freschezza poetica, e dall’altro lato fa riferimento a una visione del mondo incentrata su una sorta di bizzarra visualizzazione iconica degli enigmi della vita umana e dei misteri della natura, del microcosmo e del macrocosmo, in chiave decisamente organicistica, con suggestive valenze oniriche e surreali. Ogni tema, ogni problema è strettamente legato ad una prospettiva suggestiva: l’io dell’artista in modo esplicito o implicito è sempre in primo piano sulla scena.Non a caso le opere esposte in questa occasione fanno parte di una serie intitolata “Museo Personale”. In due grandi lavori realizzati con foto ed interventi dipinti: “Albero cosmico“ e “Cerchio delle streghe”, vediamo in posizione centrale, ripreso di spalle, l’artista seduto su una poltrona di vimini che guarda un albero ed oltre la siepe il cielo, dove come un’allucinazione esteriorizzata incombe un’inquietante e misteriosa forma sferica (rossa e gialla) che sembra un astro cosmico o un’enorme cellula biomorfica.In un terzo lavoro analogo “La casa. Illusione di segretezza”, la figura dell’artista è raddoppiata specularmente e l’albero secco viene, per così dire, rivitalizzato da rami e foglie dipinti in rosso vivo. In tutti e tre i quadri un gran numero di funghi chiude in un cerchio magico il luogo della fantastica meditazione contemplativa dell’artista.Ma l’opera più sorprendente e tecnicamente più originale è “L’inno delle lucciole”, un polittico formato da otto parti congiunte (quattro più grandi rettangolari e quattro quadrate) che con un impianto simmetrico mette in scena un corpo umano (o meglio i suoi organi interni trasformati in strane articolazioni rizomatiche) che emerge al centro di una dilatata configurazione che assomiglia ad una mano con la superficie della pelle maculata. La particolarità di questo fiammeggiante lavoro è che è stato realizzato con una pittura che, grazie ad un’infinità di piccoli buchi, risulta carica di vibranti luccichii, un effetto prodotto da un dispositivo invisibile di retro – illuminazione. Questa enigmatica e metaforica composizione diventa forse ancora più criptica dopo aver letto il seguente commento dell’autore: “Nelle linee della mano, ad ogni punto si potrà stabilire un nesso di affinità o di contrasto che serve da richiamo istantaneo alla memoria. La mano è il mio sogno costruito di segni che sono desideri e paure e il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, ogni cosa ne nasconde un’altra. Le percorro per vedere come si sarebbero svolte le vite che avrei potuto vivere, a partire da lì”.

di Francesco Poli http://www.exibart.com/

Il mio sogno costruito di segni
Dal 28 gennaio a aprile 2009
Claudio Bottello Contemporary
Via Bogino, 17/h - 10123 Torino
Mar – Sab 15,30 – 19,30
+390117631050

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