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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

febbraio 09, 2009

Aristotele e l'amicizia.


L’amicizia

Aristotele parla dell’amicizia nell’VIII e nel IX libro dell’Etica Nicomachea. In Grecia l’Amicizia era il sentimento che legava l’uomo nel suo rapporto con gli altri.
Più specificatamente era l’insieme delle disposizioni sentimentali ed emotive tra due esseri viventi. Aristotele, anche in questo caso, riprende il pensiero di Platone, per il quale l’amicizia è una forza cosmica che eleva lo spirito dei due contraenti del rapporto, per rivederlo con le sue opinioni in materia. Aristotele teorizza tre tipi di amicizia: l’amicizia interessata, basata sui vantaggi economici o sociali che si possono ottenere dall’altro, l’amicizia che riscontra il proprio collante nei piaceri mondani e l’amicizia basata su una condivisione di ideali e valori che mira alla formazione e alla crescita spirituali dei contraenti. Le prime due amicizie sono labili e destinate al fallimento , perché dipendono da elementi mutevoli e focalizzano l'attenzione non sull’altra persona, ma su quello che si può ottenere da essa. Il terzo tipo d’amicizia, sebbene anch’esso possa decadere con il tempo, è il più solido e duraturo in quanto fondato su una comunanza abitativa, spirituale e formativa.

Questo tipo d’amicizia può decadere per le seguenti cause:

● È possibile che i valori condivisi cambino in quanto cambiano anche i contraenti.
● La lontananza fisica e prolungata nel tempo può logorare il rapporto d’amicizia in quanto essa
si tramuta da “in potenza” a “potenziale”, cioè rimane come una forza pronta all’utilizzo ma
non utilizzata.
● Si può rompere un’amicizia a causa della disillusione senile, in quanto gli anziani, forti di tutta
l’esperienza di una vita, sono meno portati a credere nel valore dell’amicizia.


L’Amicizia possiede le seguenti caratteristiche:

● Il frequentarsi costantemente (τό συζήν), cioè la convivenza: essa implica una condivisione
totale di ideali, esperienze, interessi ed educazione.
● Consapevolezza reciproca, in altre parole il reciproco riconoscersi tra i due contraenti.
● Deve essere un mutuo scambio di valori e di virtù.

A questo punto sorge lecitamente una domanda: l’uomo virtuoso, l’uomo felice, lo σπουδαιος, insomma, ha bisogno di amici per essere ̃ realmente appagato? Aristotele non esplicita il concetto, ma è lecito supporre che da solo egli non possa essere realmente felice, perché non può esercitare pienamente la sua virtù e perché è per definizione, uno ζώον πολιτικόν, in pratica un animale politico, dedito alla vita sociale. Ad un uomo virtuoso servono però solo pochi amici perché è difficile mantenere molti rapporti di amicizia intensi e autentici, nei quali i due contraenti condividono ogni aspetto della vita e si accrescono spiritualmente reciprocamente.

1 commento:

Anonimo ha detto...

L'amicizia è anche coraggio.
Coraggio di farsi capire deboli, fragili e indifesi.
Coraggio di chiedere aiuto e parlare con l'altro, per seguirne il consiglio.
L'amicizia è - in definitiva - una forma di amore.
Che come tale va espressa, senza remore di apparire indifeso.
L'amicizia che è dentro di noi va esternata, per non essere dispersa.