______________________________________________

Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

febbraio 25, 2009

Epicuro: Le cose e il cosmo

La scienza della natura, per Epicuro, non si risolve in una fisica quale è la cosmologia di Democrito o, per altro verso, quella di Aristotele. La scienza epicurea si distingue da ogni sapere sistematico o di universale coerenza dei fenomeni naturali. Essa non riguarda l’origine da cui le cose iniziano e di cui sono costituite, né illustra una natura prima e ultima delle cose (è il nobile silenzio del Buddha sulle questioni metafisiche), bensì illustra il modo della relazione tra il soggetto e le cose. Se per la fisica di Democrito gli elementi originari sono in primo luogo l’atomo e il vuoto, per Epicuro gli elementi originari sono gli aggregati. L’oggetto, la cosa, non è più in sé, ma, vicina o distante, albero o stella, è nell’ordine dell’insieme che procede la conoscenza (synoràn: vedere insieme, riferire di nuovo insieme) . Nella Lettera ad Erodoto, il testo in cui Epicuro illustra la dottrina fisica, l’uomo è soggetto conoscente in quanto è corpo, ossia unità fisiologica in trasformazione continua, secondo la teoria atomica, che in tal modo diventa il fondamento scientifico dell’intera dottrina. ..ogni cosa esistente: sasso, pianta, animale, uomo o dio, è sempre soltanto un aggregato di atomi; ogni evento che accade, ogni processo di aumento o diminuzione, di alterazione, di nascita e di morte, è sempre soltanto il risultato di uno spostarsi degli atomi nello spazio vuoto. Da questa concezione dell’universo segue, sempre con limpida coerenza, la risposta al problema della verità: se non esiste altra realtà fuori del corpo, non esisterà altra conoscenza fuori del contatto con il corpo e cioè della sensazione.
Al momento, basti meditare quanto abbiamo appena appreso: la corporeità della conoscenza che, per il tramite della sensazione, diventa il pilastro su cui innalzare ogni discorso; l’aggregarsi degli atomi, come costituzione di una tale corporeità; e, in fine, o meglio in origine, l’atomo (indistruttibile ed eterno) e il vuoto (che si inferisce dalla realtà del movimento). E’ il momento di assaporare la prosa epicurea: Dobbiamo indagare su quello che sfugge all’esperienza sensibile prendendo questo come punto fermo: in primo luogo, non v’è nulla che derivi dal non essere; altrimenti tutto nascerebbe da tutto, né ci sarebbe alcun bisogno di semi. E analogamente se ciò che viene meno si dissolvesse nel nulla tutte le cose avrebbero già finito col dissolversi, non esistendo ciò in cui si sono risolte. Inoltre il tutto fu sempre quale ora è e quale sempre sarà; nulla esiste in cui esso possa mutarsi, né al di là del tutto vi è alcunché che, penetrando in esso, possa provocare in esso un mutamento. Il tutto è costituito di corpi e vuoto. Che i corpi esistano, lo attesta di per sé in ogni caso la sensazione.. Se poi non esistesse ciò che noi chiamiamo vuoto, o luogo, o natura intangibile, i corpi non avrebbero né dove stare né dove muoversi così come evidentemente fanno. (Lettera a Erodoto ) I corpi, perciò, esistono. La sensazione li attesta. Insieme a ciò, nel momento stesso in cui attestiamo così, dobbiamo ammettere che i corpi mutano, che quel che era piccolo si fa grande, quel che era umido si fa secco, e che quel che viveva, muore. Non esiste, per Epicuro, altra lezione se non questa che ci viene dalla sensazione, cioè dal nostro essere vivi e ricettivi. Nel sostanziale realismo con il quale Epicuro affronta il problema della conoscenza, schematizzando, è possibile dire che: Tutto è qualcosa/corpo, aggregato di atomi indistruttibili ed eterni. (E qui, Epicuro ha necessità di porre l’atomo indistruttibile ed eterno, per non cadere sotto la mannaia dell’eleatismo - Parmenide - non v’è nulla che derivi dal non essere) ; Tutto è qualcosa/corpo che muta. Gli atomi, si muovono senza posa in eterno. Ciò presuppone l’esistenza del luogo di questo muoversi eterno, che è appunto il vuoto, lo spazio. Inoltre il tutto fu sempre quale ora è e quale sempre sarà. E’ merito teorico di Epicuro quest’architettura nella quale, l’atomo indistruttibile ed eterno farà da composto per altro da sé – gli aggregati in continuo mutare – per niente indistruttibili e per niente eterni; ciononostante, in tale vorticoso mutamento, niente finisce mai e niente si perde mai. Questa sorta di quadratura del cerchio, di sistema ad entropia zero entro il quale, veramente, è il caso di dire che nulla si crea e nulla si distrugge, è resa possibile dal fatto che la fisica epicurea parla della realtà delle cose a partire dal tutto, e non a partire dalla nozione di essere; altrimenti tutte le cose si fonderebbero su un presupposto, su un a-priori, che è quanto dire sul nulla. Da un lato, il pensiero imperante e con il quale Epicuro dovette fare i conti: l’essere, l’idea; dall’altro, Epicuro e le cose, realtà piena attestata dalla sensazione e perciò tutto. E se il tutto-è, e se questo tutto-che-è comprende ogni cosa nel suo divenire, il tutto è corpo (può mutare solo qualcosa che c’è: la molteplicità delle cose la cui natura ultima è il pieno dell’atomo) e vuoto (ciò che permette alle cose di essere nel loro divenire). Il tutto è , infine, il mutamento stesso, la dinamica realtà che ritaglia in ogni cosa un’intangibile ( condizione delle cose, atomo indistruttibile, eternità) ma anche un divenire, (aggregazione e aggregati, relazioni mutevoli ed interdipendenti, tempo). Se così non fosse, se l’insieme di corpo e vuoto in continua trasformazione non fosse tutto quel-che-c’è, nulla potremmo concepire poiché vivere è sentire, e possiamo sentire solo ciò-che-c’è . E ciò-che-c’è, necessariamente, deve essere un corpo in uno spazio. Detto in altro modo: se l’atomo indistruttibile e perciò eterno non fosse la natura delle cose nel loro farsi e disfarsi, non ci sarebbe nulla data l’insostanzialità e mutevolezza delle cose, degli aggregati; dall’altra parte, se l’atomo indistruttibile ed eterno non desse luogo alle cose fenomeniche, cosa attesterebbe la sensazione? E se la sensazione non potesse attestare niente cosa se ne farebbe l’essere umano del suo sistema nervoso e della sua coscienza? Di più: cosa attesterebbe di sé, vista la sua natura di cosa nel cosmo, aggregato fra gli aggregati? Ora, fortunatamente, quello che la sensazione attesta, quello che noi sentiamo, è che c’è qualcosa e che ci siamo noi; .. In ogni occasione infatti la sensazione attesta di per sé che i corpi esistono, ed è necessario che su di essa si fondi il ragionamento.. (Lettera a Erodoto, 39); qualcosa e noi che costantemente diviene, così lo stesso atto che ci fa vivere –poiché sentiamo- ci dice anche che moriremo –che tutto cambia-. Ma morire, per Epicuro, non è una terribile cosa da esorcizzare poiché significa soltanto che non sentiremo più: da cui la celeberrima tesi secondo la quale quando noi siamo, la morte non è presente, e allorquando essa è presente, noi non esistiamo. (Lettera a Meneceo) Visto che è per la sensazione che accediamo alla conoscenza del mondo e di noi; e visto che morire è assenza di sensazione; chi sarà il soggetto del morire? Vertiginoso!

Nessun commento: