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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

marzo 31, 2009

Giovanni Jervis: Pensare diritto, pensare storto.


Basta assistere ad un telegiornale per accorgersi di quanto il dibattito pubblico sia dominato da una serie di termini e concetti - relativismo, etica laica, bioetica, laicismo, dottrine, religioni, scontro di civiltà - che da un lato sembrano essere divenuti patrimonio comune (tutti crediamo di poterne parlare con cognizione di causa, grazie ad un discutibile conformismo mediatico e culturale), mentre dall'altro mantengono un carattere ambiguo e quasi sfuggente. Allo stesso modo, è sufficiente assistere ad un dibattito tra intellettuali (o sedicenti tali) per capire quanto le posizioni perorate dagli uni o dagli altri siano, il più delle volte, del tutto soggettive, giustificate solo dal gusto e dall'opinione personali, e non suscettibili di verifica. Per fare un esempio molto banale, è come chiudersi in una stanza buia e sostenere a gran voce che è notte, rifiutandosi di uscire per controllare.Ecco, di fronte a tanta confusione e autoreferenzialità, penso che la lettura di questo saggio dello psichiatra Giovanni Jervis, il cui sottotitolo è Introduzione alle illusioni sociali (2007), possa risultare interessante o comunque invitare ad un riflessione meno sommaria e più circostanziata. Nell'opera, Jervis propone un percorso agevole, a tutto vantaggio dei non addetti ai lavori, alla scoperta delle scienze cognitive e delle loro implicazioni nello studio delle relazioni interpersonali, della coesistenza degli individui e della vita sociale. A partire da episodi di cronaca più o meno recenti, dal delitto di Novi Ligure alla strage di Columbine, e attraverso una critica al diffuso analfabetismo scientifico e ad un certo "egocentrismo metodologico", l'autore affronta il tema delle cosiddette 'illusioni', ovvero di quegli errori e fraintendimenti che si annidano in modi di pensare comuni e condivisi, e che sono alla base dei giudizi che esprimiamo e dei convincimenti che ci formiamo.Da profana, ho trovato il volumetto molto interessante: certo, non saprei prendere posizione nel confronto tra cognitivisti e psicologi analitici, e ho poca dimestichezza con concetti come 'mente', 'inconscio' e 'profondo', ma posso dire che la lettura ha suscitato in me numerosi spunti di riflessione, portandomi ad osservare alcuni dibattiti, soprattutto in materia di aggressività sociale, relativismo e rapporti tra fedi e culture, da un altro punto di vista, meno speculativo e più empirico, meno teorico e più concreto. Un esperimento che sento di potervi consigliare, anche perchè sono appena duecento pagine e lo stile è davvero molto scorrevole.

di lisavagnozzi.blogspot.com

1 commento:

Anonimo ha detto...

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