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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

marzo 18, 2009

La strategia di imbavagliamento della cultura

La foto prende spunto dalla vicenda del super
manager dei musei ex direttore di Mac Donald's Mario
Resca, insediato da Sandro Bondi
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Quattro minuti dopo aver ricevuto le dimissioni di Salvatore Settis da presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali, il ministro Sandro Bondi ha nominato subito al suo posto l’archeologo Andrea Carandini che negli ultimi tempi si è guadagnato molte benemerenze dicendo alcuni autorevoli “sì” alla linea del governo, da ultimo al trasloco dei Bronzi di Riace alla Maddalena per il G8 e allo stesso clamoroso commissariamento delle aree archeologiche di Roma e Ostia (peraltro non ancora formalizzato con un decreto). Dunque era tutto pronto, predisposto da giorni. Da quando sul “Giornale” – quotidiano della famiglia Berlusconi (elemento di finezza non trascurabile) – Bondi aveva attaccato frontalmente Salvatore Settis, uno degli intellettuali più prestigiosi, direttore della Normale di Pisa, chiedendogli di cessare dalle critiche rivolte alla politica del governo in materia di beni culturali (tagli, commissariamenti, rinvii, ecc.) e ordinandogli, in pratica, di allinearsi o di dare le dimissioni. Dal Consiglio Superiore – la cui prossima riunione è prevista per il 4 marzo – stanno fioccando le dimissioni: Salvatore Settis, Andrea Emiliani, Andreina Ricci, Gianfranco Cerasoli segretario della Uil-Bac, Mariella Guercio, Walter Santagata, probabilmente Cesare De Seta e Antonio Paolucci, cioè otto consiglieri su diciotto. Mentre i presidenti di tre Comitati di settore (Dalai, Carbonara e Sassatelli) resterebbero, in quanto eletti, ma soltanto per testimoniare la loro opposizione. La limpida e incisiva lettera di dimissioni di Settis (pubblicata su “Repubblica” di oggi) – al quale è andata la unanime solidarietà del Consiglio Superiore - non lascia spazio a dubbi: il governo Berlusconi vuole imbavagliare la cultura italiana, ridurla al silenzio e fare quello che gli pare dei beni culturali e paesaggistici e dell’amministrazione che li tutela: immettere manager esterni ed esautorare i dirigenti attuali, rimandare sine die i piani paesaggistici previsti dal Codice Settis-Rutelli (già allontanati di sei mesi), autorizzare la cementificazione dell’Agro romano, del litorale ostiense e di quant’altro, trasferire competenze decisive al Comune di Roma e, dopo, ad altri grandi Comuni, dividere musei, monumenti e siti archeologici fra quelli che possono rendere e quelli invece che non incassano soldi privatizzando la gestione dei primi. Rischia così di venire travolto in poche battute l’intero impianto legislativo delle tutela a favore di un decisionismo tutto politico che ritiene d’impaccio e puramente consultivo il ruolo dei tecnici del Ministero e delle Soprintendenze. E’ vero che c’è di mezzo l’articolo 9 della Costituzione (“La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”), ma, nei fatti, il suo aggiramento, grazie anche al Titolo V della Costituzione che pesa sulla coscienza del centrosinistra, verrà perseguito con ogni mezzo. Per puntare a valorizzare quanto può venire commercializzato.Questa è la devastante strategia del centrodestra che probabilmente si prepara a mettere l’aggressivo senatore Quagliariello al posto di Bondi (il quale, peraltro, qui ha agito con pesante determinazione). Ma qual è invece la linea di opposizione del centrosinistra? Al di là di alcune singole voci polemiche levatesi anche ieri (gli onorevoli De Biasi, Ghizzoni, Giulietti, Tocci, il senatore Della Seta, l’ex ministro Rutelli), si aspettano prese di posizione forti e convincenti in proposito dai vertici del Partito Democratico e dell’Italia dei Valori. Arriveranno?
di Vittorio Emiliani per Articolo 21

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