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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

aprile 07, 2009

Socrate e l'agire educativo.


L’agire educativo socratico tra antichità e mondo moderno

Ancora oggi, dopo secoli di storia, perdurano e si mostrano di larga attualità gli insegnamenti educativi e didattici derivanti dalla dottrina socratica.È sempre accesa, difatti, la fertile discussione sui costrutti basilari introdotti dal noto maestro: la ricerca costante del dialogo, del confronto e della cooperazione, l’arte della maieutica, le problematiche connesse al “fare ragionamento” e ai processi di concettualizzazione.Secondo uno dei più autorevoli storici dell’educazione antica, Henri-Iréné Marrou, occorre attribuire ai sofisti in generale, e aggiungerei alla figura di Socrate, nello specifico, uno spessore pedagogico notevole, in quanto spetta a loro il merito di aver “scoperto e abbozzato una serie di tendenze pedagogiche diverse”[2], di aver cioè percorso in ogni strada solo alcuni passi, ma nel contempo di aver tracciato la direzione che fu successivamente seguita.
L’azione formativa della maieutica

È ben noto il principio teorico legato a Socrate: la Verità non può scaturire né erompere dal mondo esterno, né può essere tramandata. Essa è frutto di un processo di ricerca interno all’individuo, contraddistinto da momenti di tensione e di riflessione e che veicola come mezzo educativo e pedagogico più efficace il ragionamento che si esplica, a sua volta, attraverso la maieutica (azione del trarre fuori).Avveniva, infatti, che l’allievo, dopo esser stato interrogato dal maestro su una determinata questione, era indotto all’abbandono delle possibili certezze e alla rinuncia dei propri pregiudizi, per poter dar spazio all’azione della maieutica, atto squisitamente educativo in grado di far venire alla luce la “verità” che è nell’animo di tutti (evidente è la correlazione con il termine “educare”, derivante dal latino “educere”, ovvero, “trarre fuori”).A tal proposito si riporta l’inizio di un dialogo estrapolato dal Menone[3] dove Socrate, parlando con uno schiavo che non ha mai studiato geometria, dimostra praticamente l’arte della maieutica:
SOCRATE. [...] Chiamami uno qualunque del tuo numeroso seguito, affinché io possa farti in lui la dimostrazione.
MENONE. Va bene. (Rivolgendosi ad un servo) Vieni qua.
SOCRATE. Sta’ attento se ti fa l’impressione ch’egli ricordi o impari da me.
MENONE. Starò attentissimo.
SOCRATE. (Disegna nell’arena un quadrato e parla al servo) Dimmi ragazzo, riconosci tu in questa figura unquadrato?
SERVO. Sì.
SOCRATE. Il quadrato dunque è una figura che ha tutte queste linee AB, BC, CD, DA uguali?SERVO. Certamente.
SOCRATE. E queste due diagonali AC, BD, non sono anch’esse uguali fra di loro?
SERVO. Sì.
SOCRATE. Questa superficie ABCD può essere più grande o più piccola?
SERVO. Sicuro.
SOCRATE. Se un lato AD fosse di due piedi e quello adiacente AB di due, di quanti piedi [quadrati] sarebbe l’intero [quadrilatero]? Osserva in questo modo: se da questa parte AD fosse di due piedi e da questa AB soltanto di uno, la superficie non sarebbe di una volta due?
SERVO. Sì.
SOCRATE. Ma essendo di due piedi anche da questa parte AB, non risulta di due volte due?SERVO. Appunto.
SOCRATE. Dunque è di due volte due piedi [quadrati].
SERVO. Sì.
SOCRATE. E due volte due piedi [quadrati] quanti sono? Fa’ il calcolo.
SERVO. Quattro, o Socrate.
SOCRATE. E ci può essere una superficie doppia di questa che come questa abbia tutti i quattro lati uguali?
SERVO. Sì.
SOCRATE. Di quanti piedi [quadrati] sarà?
SERVO. Di otto.
SOCRATE. Bene; prova a dire quanto lungo sarà ciascun lato. Questo è di due piedi; quanto sarà quello del [quadrato] doppio?
SERVO. Evidentemente il doppio, o Socrate.
SOCRATE. Vedi Menone che io non insegno nulla, ma domando tutto? Adesso costui crede di conoscere il lato di un quadrato di otto piedi [quadrati]; non ti pare?
MENONE. A me sì.
SOCRATE. E lo conosce?
MENONE. No certo.
SOCRATE. Crede che il lato sia doppio.
MENONE. Sì.
SOCRATE. Osservalo mentre comincerà a ricordare via via quanto deve ricordare.
l’azione della maieutica ha rappresentato, pertanto, il primo grande passo, compiuto nella storia della pedagogia, volto al rifiuto di un metodo impositivo di trasmissione culturale unilaterale, dall’esterno verso l’interno, e lineare, dal maestro verso l’allievo.La modalità socratica di intendere la relazione educativo- didattica si caratterizza, al contrario, da una vitale circolarità dialogica che, scombinando il ruolo dei soggetti che vi partecipano, li riveste di nuovo senso: il maestro è colui che sollevando dubbi, destando incertezze, cogliendo contraddizioni, sollecita alla ricerca, indirizzando l’allievo verso la problematizzazione, guidandolo ad intraprendere uno scavo graduale che lo conduce al ritrovamento della verità, alla scoperta di un “sapere concettualizzato”.
La forza costruttiva del dialogo

Strumento cardine per la realizzazione di tale processo è il dialogo, che schiude alla dialettica, intesa come forma di argomentazione che perviene all’unificazione attraverso l’opposizione e permette di costruire un’unità che tende a farsi sempre più ricca. La via, sostiene F. Ravaglioli, è sempre la stessa: “ il ragionamento, la critica delle opinioni, la definizione dei concetti, la formulazione dei giudizi. Il sapere scientifico è quello che scaturisce da questo serrato lavoro dell’intelletto, che scava nelle opinioni per trovare i principi”.[4]

F. Cambi sostiene che “l’azione educativa di Socrate consiste nel favorire tale dialogo e la sua radicalizzazione, nel sollecitare ad un approfondimento sempre maggiore dei concetti per raggiungere una loro formulazione più universale e più critica”.[5]

Ma il kata brachy dialeghesthai, il dialogare per domande e risposte proprio di Socrate, oltre ad essere stimolo fruttuoso per l’innescarsi di processi di ragionamento e concettualizzazione, instaura anche, come sostiene Pancera, un rapporto di educazione reciproca fra l’allievo e il maestro, sebbene, nel caso di Socrate che sapeva di non sapere, sia assai difficile discernere l’allievo dal maestro.[6]

Una pedagogia basata sul dialogo, infatti, secondo R. Fornaca, “tende a superare gli aspetti negativi dei ruoli egemonici e subalterni nell’educazione, della conflittualità, per ribadire il principio dell’identità e della partecipazione; identità come rispetto della crescita e della maturazione della persona, partecipazione come momento di autentica correlazione, di aiuto reciproco, di vicendevole maieutica”[7]

Pertanto la grande maestria di Socrate, in campo educativo- didattico, si snoda primariamente nei seguenti punti:

ha assegnato alla parola un’immensa forza costruttiva e produttiva, veicolandola come portatrice di significati;
ha dato vita e diffusione alla questione sull’utilizzo del dialogo come strumento di natura sia educativa (intendendolo cioè come “spazio educativo” in cui concretamente si realizza l’incontro tra educatore ed educando) che formativa (poiché conduce, attraverso il graduale processo di argomentazione, problematizzazione, ricerca e concettualizzazione, all’autentica scoperta del “sapere”).
Socrate non ha lasciato in eredità un modello pedagogico standardizzato che, come tutti i modelli, non sfugge alla regola di veicolare proposte d’ordine essenzialmente prescrittivo; bensì ha delineato un originale stile educativo e didattico, identificabile come un modo di procedere plastico ed adattato, convissuto e riflesso, scientificamente orientato, caratterizzato da elevata partecipazione personale e centrato sull’uso del dialogo.
I dieci meriti socratici.

L’agire socratico, ha contribuito a tracciare una svolta nel pensiero e nello sviluppo della storia dell’educazione e della pedagogia occidentale e a distanza di molti secoli, anche nella società odierna, numerosi educatori hanno attinto dalla sua potenza edificatrice e della sua ampia vitalità.Tale interessante fenomeno scaturisce da una molteplicità di meriti attribuibili al grande maestro, educatore e filosofo, e sintetizzabili in dieci punti:
aver dato luogo al lungo dibattito su cos’è l’educazione, su chi ha diritto a educare e su quali sono le modalità di intervento educativo ottimale;
aver avviato il processo di forte accentuazione del valore individuale della persona, nella interezza della sua libertà e responsabilità morale, senza per questo metter da parte il ruolo essenziale della “comunità educante” (fattore che costituisce uno dei caratteri tipici della cultura occidentale);
aver riconosciuto l’educando come soggetto attivo, protagonista vero e diretto costruttore del proprio percorso di formazione;
aver contrapposto al metodo dell’imposizione, o della trasmissione culturale, quello della scoperta personale e autentica del Sapere;
aver intuito che l’educazione nasce con la parola;
aver sostenuto la propria azione educativo- didattica, con le molteplici forme dell’oralità (dialogo, dialettica, argomentazione, narrazione etc.), dando vita ad originali esperienze formative, rese estremamente coinvolgenti mediante l’esclusivo e semplice uso della parola;
aver creduto nella forza costruttrice del “fare ragionamento”, modalità che conduce al rilevante processo di concettualizzazione;
aver dato inizio alla presa di coscienzache senza processi di universalizzazione concettuale, senza l’acquisizione della capacità di elaborazione concettuale non è possibile giungere a un sapere oggettivo, universale;
aver scoperto la natura sociale ed interattiva dei processi di costruzione delle conoscenze (attraverso la problematizzazione, il conflitto cognitivo, il dialogo, il confronto e l’interazione verbale in genere) che porta con sé oltre al mutamento dal punto di vista cognitivo e linguistico, anche una forte partecipazione emotiva, quindi un cambiamento nel modo di esistere e di comportarsi;
aver introdotto una “regola dialogica” che non gratifica il parlare per parlare, l’improvvisazione, la superficialità e la conflittualità, bensì fonda le sue radici in un rete ove si intrecciano i seguenti momenti: definizione del “problema”, discussione delle opinioni, caduta dei pregiudizi, ascolto delle informazioni, attenta documentazione, ricerca.
Una diretta applicazione dei preziosi insegnamenti socratici, in definitiva, è consigliabile a tutti coloro che, quotidianamente, operano in contesti educativi e didattici, poiché appare urgente il bisogno di tornare a valorizzare le molteplici forme dell’agire verbale, restituendo alla parola la sua straordinaria forza educativa e recuperando la “dimensione” del dialogo in quanto forma più promettente della comunicazione educativa, formativa e didattica.
di Lia Daniela Sasanelli http://www.rivistadidattica.com/

[1], Dottoranda di Ricerca in “Scienze dell’Educazione e Analisi del Territorio”- Universitàdegli Studi di Macerata, Docente Scuola Primaria, Esperta nei processi di formazione e valutazione.

[2] H.I. Maurrou, Storia dell’educazione nell’antichità, Studium, Roma, 1984.

[3] Platone, Menone, traduzione e introduzione di F. Adorno, Laterza, Roma-Bari, 1997.

[4] F. Ravaglioli, Educazione occidentale, Armando Scuola, Roma, 1990.

[5] F. Cambi, Manuale di storia della pedagogia, Editori Laterza, Roma, 2003.

[6] C. Pancera, La paideia greca. Dalla cultura arcaica ai dialoghi socratici, Edizioni Unicopli, Milano, 2006.

[7] R. Fornaca, Storia della pedagogia, La Nuova Italia, Scandicci (Firenze), 1991.

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