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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

maggio 18, 2009

Arthur Rimbaud: Memorie


L'acqua chiara: come il sale delle lacrime d'infanzia,
l'assalto al sole delle bianchezze dei corpi
di donne; in folla e di puro giglio, la seta degli
ori fiamma sotto le mura difese un tempo. da qualche
pulzella;
lo svago degli angeli; - no... la corrente d'oro in
marcia, muove le sue braccia d'erba nere e
pesanti e fresche soprattutto. Ella, mesta, con il cielo azzurro
per baldacchino, invoca per tende l'ombra della
collina e dell'arco.
II
Oh, l'umido vetro distende le sue limpide bolle!
l'acqua adorna d'oro pallido e senza sfondo i lettini
pronti. Le vesti verdi e stinte delle bimbe fanno i
salici da cui saltano gli uccelli sbrigliati.
Più gialla d'un luigi, pura e calda palpebra, la
tristezza dell'acqua - la tua fede coniugale, o Sposa!
- nell'impetuoso mezzogiorno, dal suo specchio
appannato, invidia al cielo grigio di calore la Sfera
rosea e cara.
III
La Signora sta troppo impettita nella prateria
vicina dove nevicano i fili del lavoro; l'ombrello tra le
dita; calpestando l'umbrella, troppo fiera per lei;
intanto dei fanciulli nella verzura fiorita leggono
il loro libro di marocchino rosso. Ahimè, Egli
come mille angeli bianche che si separino sulla
strada, s'allontana al di là della montagna! E la tutta
fredda e nera, corre! dopo la partenza dell'uomo.
IV
Rimpianto delle braccia fitte e giovani d'erba pura!
Oro delle lune d'aprile nel cuor dei santo letto! Gioia
dei cantieri rivieraschi in abbandono, preda alle sere
d'agosto che facevano germinare quelle putredini!
Ora, Ella pianga pure sotto i bastioni! il respiro dei
pioppi lassù è per la sola brezza. Poi, lo specchio
d'acqua senza riflessi, senza sorgente, grigio: un
vecchio dragatore, nella sua barca immobile,
s'affatica.
V
Zimbello di quest'occhio d'acqua cupa, non vi
posso cogliere, oh canotto immobile! oh braccia
troppo corte! né l'uno né l'altro fiore: non il giallo
che m'infastidisce, là; non l'azzurro, amico all'acqua
color di cenere.
Ah, la polvere dei salici scossa da un'ala! le rose
dei rosai da gran tempo divorate! Il mio canotto,
sempre fisso, con la sua catena tesa in fondo a
quest'occhio d'acqua senza rive - verso quale
fango?

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