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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

maggio 07, 2009

Tempo


La parola italiana tempo presenta una grande varietà di significati.
Tempo indica una successione di istanti ma anche un intervallo, che può essere compreso tra due eventi o estendersi parallelamente alla durata di qualcosa.
Il vocabolo tempo determina quindi un’epoca, un’età, o semplicemente un momento storico caratterizzato da elementi particolarmente significativi: pensiamo a espressioni come il tempo di Luigi XIV.
Questo primo gruppo di significati legati alla cronologia, era già presente nella parola latina tempus, da cui deriva la forma italiana attuale.
Tutti i derivati di tempus presenti nelle lingue romanze ammettono anche un significato meteorologico, cioè un valore di condizioni generali dell’atmosfera: oltre all’italiano tempo pensiamo al francese temps, allo spagnolo tiempo e al portoghese tempo.
Le lingue germaniche hanno invece due vocaboli distinti per indicare il tempo cronologico e quello meteorologico: in inglese troviamo rispettivamente time e weather, in tedesco Zeit e Wetter.
Anche in latino c’era questa distinzione che si esprimeva con la coppia di termini tempus e tempestas, una parola quest’ultima che in epoca classica significava genericamente un tempo meteorologico buono o cattivo.
Da quando il termine tempo è comparso nell’italiano antico, fino ai nostri giorni, tutti questi valori si sono conservati.
L’unica innovazione di rilievo ha avuto luogo nel Novecento, e si usa indicare con tempo una delle fasi regolamentari di una partita sportiva, o una delle parti di uno spettacolo o di un film.
Ciò che è cambiato maggiormente nella storia del termine tempo è l’insieme di esperienze concrete e di concezioni astratte alle quali il significato cronologico è stato progressivamente associato.
L’intuizione del tempo è influenzata dai cicli biologici, dall’alternarsi del giorno e della notte e delle stagioni, ma è anche collegata ai modi in cui la successione degli eventi viene misurata in una collettività e vissuta nelle relazioni sociali.
Il concetto di tempo cambia con l’evoluzione della storia: per l’uomo del Medioevo europeo, la giornata era scandita dalle campane che suonavano per ricordare i momenti canonici di devozione e preghiera.
L’idea di tempo che si affermò nella cristianità del primo millennio era invece soltanto interiore, e si fondava sul confronto dell’esperienza del ricordo del passato - la memoria - con quella dell’aspettativa del futuro.
Nell’antichità non esisteva un calendario unificato per tutta l’Europa, e anche nella sola penisola italiana convivevano vari sistemi cronologici nei quali la data di inizio di un anno cambiava a seconda delle diverse aree.
In seguito, i mercanti italiani entrarono in contatto con i sistemi di misurazione del tempo in uso nel mondo arabo e bizantino: vennero così introdotti gli astrolabi, le clessidre e in particolare alcuni meccanismi che sfruttavano il gioco di forze tra pesi e molle.
Con la rivoluzione tecnica e scientifica del Seicento, in Europa si diffusero gli orologi personali e, soprattutto, una nuova concezione del tempo fondata sul metodo sperimentale.
Per Galileo Galilei e Isaac Newton il tempo non è un’intuizione interiore della coscienza, ma una dimensione oggettiva della realtà che costituisce, insieme allo spazio, un parametro misurabile del movimento.
Nel nostro secolo l’idea di tempo ha subito ulteriori cambiamenti: nella grande industria meccanica i singoli gesti del lavoro sono codificati e cronometrati, e il ritmo è sempre più preciso e rapido.
Infine, nel 1954, l’unità di misura del tempo è stata fissata per la prima volta non in rapporto al moto apparente del sole, o ad altri fenomeni astronomici, ma in riferimento a una particolare radiazione atomica.

di Stefano Gensini e Giancarlo Schirru http://www.educational.rai.it/

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