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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

giugno 17, 2009

Multiculturalità nel pensiero liberale.


Una delle caratteristiche delle società più avanzate è costituita dalla loro fisionomia di società multiculturali. In alcuni casi si tratta di una connotazione acquisita recentemente in ordine al processo di mobilità transnazionale in atto, in altri semplicemente di una presa di coscienza rispetto ad una serie di conflitti e di tensioni tra culture diverse preesistenti in un'area. L'esclusivo riconoscimento di questa caratteristica alle società avanzate poggia su una motivazione condivisa dai diversi filoni di studi politici sul tema della multiculturalità: in particolare il filone di studi sui rapporti tra pensiero liberale e multiculturalismo.
Una società multiculturale si riconosce tale soltanto nel momento in cui le comunità presenti al suo interno sono decise a sopravvivere, consapevoli delle difficoltà legate alla coesistenza tra le diverse comunità. Diamo così per scontato che una società può essere liberale nel momento in cui riconosce i fini collettivi e sa mantenere il rispetto di questi fini pur condividendo l'attenzione e la soddisfazione delle differenze culturali che permangono al suo interno tra membri appartenenti a comunità diverse. Seguendo questa ottica, rientrano nella multiculturalità l'insieme delle pratiche che si realizzano a livello politico, religioso, economico e sociale, laddove la configurazione di queste pratiche non crea forte instabilità politica. L'area palestinese, ad esempio, è qualcosa di più di un'area caratterizzata da una presenza multiculturale di comunità. I fini collettivi forti posti dalla politica israeliana si scontrano con i fini collettivi forti posti dalla comunità palestinese, sulla base di un mancato riconoscimento reciproco delle sovranità.
Qualunque società liberale è alle prese da decenni con i temi di libertà, uguaglianza e ingiustizia sociale ed è impegnata nel tutelare i diritti fondamentali riconosciuti che si intendono salvaguardare. La presenza di culture diverse al suo interno e la consapevole articolazione delle differenze rispetto alle leggi ed alle esigenze delle diverse comunità che nelle leggi sovrane non trovano soddisfazione, crea qualche difficoltà ulteriore.
Due sono gli atteggiamenti che si generano nel pensiero liberale in rapporto al mantenimento dei fini collettivi della società, tali atteggiamenti si svolgono in modo pressoché omogeneo e sono condivisi e riconosciuti nelle società occidentali. Un primo atteggiamento si è concretizzato in una vera e propria accusa nei confronti del liberalismo politico, considerando l'accettazione che si esprime nei confronti delle altre culture una forma di neutralismo cieco alle differenze. Separando pubblico e privato, abitudini di vita e istruzione di base, e isolando la sfera di legittimità politica, si assicura la coesistenza pacifica senza avviare un percorso concreto di integrazione.
Nel sistema liberale le differenze culturali vengono garantite, purché non interferiscano con la sfera politica. Il neutralismo si trasforma e semplifica la multiculturalità in un procedimento burocratico, diviene una prassi in cui i differenti valori si definiscono nell'elenco dei diritti, alcuni dei quali ritenuti da noi fondamentali, altri meno importanti anche nel momento in cui per le altre culture sono da considerare parimenti fondamentali.
La vicenda di Salman Rushdie, di cui si sono occupati diversi studiosi del multiculturalismo, in particolare Siedentop e Taylor, evidenzia la forza della critica al sistema liberale che stiamo esaminando. Noi separiamo da lunghissima data la sfera religiosa dalla sfera politica in una maniera che per la maggior parte degli islamici risulta inconcepibile. Il nostro atteggiamento laico e razionalista che pone alla base dello Stato e delle sue leggi un insieme di valori fondamentali, tra i quali la libertà di opinione, è quanto di più lontano dalla concezione dell'Islam, in cui la religione e la politica sono la medesima cosa, o addirittura è la religione che regola la politica e lo Stato.
Il secondo atteggiamento è più pericoloso: i principi su cui fondiamo la società liberale sono il risultato di un processo storico naturale, incentrato sul progresso delle libertà civili, politiche, economiche. Tali libertà sono disponibili al perseguimento ed alla realizzazione da parte di tutte le altre società, purché si impegnino ad entrare in relazione positiva con il modello liberale. Tale atteggiamento è, per usare le parole di Taylor, imbarazzante per due ragioni. La prima è legata alle trasformazioni che si sono generate all'interno delle società liberali, sempre più a contatto con altre culture e con altri modelli antropologici. Imbarazzante è, nell'ottica di un'analisi matura del problema interculturale, la recente posizione espressa dalla Fallaci che, nel suo manifesto emotivo, non spiega per quali ragioni, ferma restando la severa condanna dei responsabili della tragedia dell'11 Settembre, il modello liberale non sia riuscito ad affrancare tutti, dal momento che la società liberale è ormai una società porosa in cui coesistono arabi e americani, italiani ignoranti e cinesi, portoricani e coreani. La seconda motivazione, posta da Taylor, ritiene che il problema della integrazione di culture diverse si misuri con l'orizzonte filosofico che ogni cultura assume con un grado più o meno resistente di consapevolezza critica.
Non è certamente ipotizzabile prescindere dalla difesa di alcuni valori, mantenendo una neutralità assoluta, ma non è possibile neanche rispondere alle esigenze di integrazione separando i settori delle attività umane dalla sfera politica.Il pensiero liberale deve procedere, a detta della maggior parte degli studiosi, su un doppio binario: difendere i valori in cui crede e farsi carico dei processi di marginalizzazione che riguardano larghi strati della popolazione che della cultura liberale hanno conosciuto gli effetti del colonialismo o del neocolonialismo finanziario delle fondazioni di beneficenza.
Le implicazioni positive di una eventuale ridistribuzione della ricchezza mondiale, non siamo certi, riusciranno a soddisfare le culture non liberali. Ma i limiti del modello politico e culturale a cui si ispirano le società liberali emergono già all'interno della scala dei valori etici che abbiamo nel tempo elaborato. È sufficiente collocare nel lungo elenco dei valori liberali condivisi da tutti, il valore della difesa dell'ambiente per comprendere che nella pratica economica e materiale, tale valore, che peraltro non figura nei primi posti, è contraddetto con una costanza ed una reticenza che non conosce storie illuminate.

Bibliografia
J. Habermas - C. Taylor, Multiculturalismo e lotte per il riconoscimento, Feltrinelli, Milano, 1998J.
Rawls, Liberalismo politico La Comunità, Milano, 1994
I. M. Young, Le politiche della differenza Feltrinelli, Milano, 1996

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