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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

giugno 19, 2009

Ralf Dahrendorf: La Libertà che Cambia


“La nostra vita ha bisogno di significato, e molto di ciò che avviene nel mondo moderno milita contro questa esigenza. In questi anni prossimi alla fine di un secolo cruciale, c’è la possibilità di migliorare il saldo umano del cambiamento sociale. Chi è disposto ad andare in questa direzione troverà forse di suo genio alcune delle riflessioni contenute in questo libro.”Con questa frase Dahrendorf conclude la prefazione alla edizione del 1994 del suo testo sull’analisi delle società avanzate contemporanee d’occidente e sulla necessità di un mutamento d’orizzonti del liberalismo, della sua futura prassi, indicando finanche le linee guida di un atteggiamento culturale nuovo che si attagli ad una realtà sociale la cui complessità multiforme vediamo palesemente ogni giorno sottrarsi agli schemi irrigiditi e inadeguati della politica attuale.Per sua stessa ammissione “La libertà che cambia” non è tuttavia un libro di carattere strettamente politico bensì teorico, ma compare, per nulla invecchiato dal ’79 anno della sua prima edizione tedesca (Dahrendorf lo considerò allora apparso prematuramente) in un’epoca della nostra storia in cui l’immaginazione sociologica, la capacità e la volontà di costruire il mondo, si mostrano come risorse assai carenti in un clima stagnante nel quale sembra sia impossibile andare oltre la gestione dell’esistente, in cui ogni forma di idealità sembra di per se stessa scandalosa se non rivoluzionaria.In parecchi luoghi del suo testo l’autore tenta di riannodare il legame che in passato comprendeva in un’ unità inscindibile la filosofia politica alla pratica di governo della società e non v’è dubbio che uno dei suoi scopi fondamentali sia proprio quello di riportare il pensiero, il contenuto dei prodotti della mente o di ciò che meglio ancora egli definisce “l’egemonia delle idee nella sfera dell’azione” di modo che questa non finisca per tradursi nell’anomia individuale o per i gruppi dotati di identità in quel disorientamento che è frutto dell’automatismo dell’azione quando non è sostenuta da quel pensiero che egli definisce, come vedremo, di natura rappresentativa. Primo passo nell’analisi di Dahrendorf è la definizione del concetto di libertà che anzichè preoccuparsi di illustrare sinteticamente come d’abitudine a partire dal pensiero democratico più antico per giungere alle tesi del liberalismo classico ( libertà come aspirazione alla massima felicità in Aristotele ,libertà come massima utilità in Bentham, libertà come massimo oggettivo benessere nel modo attuale) egli descrive come campo delle possibili chances di vita per ciascun individuo. Questo concetto, quello delle life chances (che noi chiameremo occasioni di vita) egli definisce ulteriormente in modo disgiuntivo come composto da tre essenziali caratteristiche che lo implicano e lo rendono dispiegabile. Si tratta di tre valori specifici: i diritti positivi, la disponibilità di beni, le “legature” (entitlements, provisions, ligatures). I primi due come egli specifica sono attinenti alle opzioni di vita in regime di libertà, il terzo riguarda il significato.Dopo una ridefinizione, nel rispetto della tradizione liberale, del principio del diritto positivo (entitlement) in quanto appartenente alla sfera dell’individuale in opposizione al dubbio concetto di diritto come fenomeno prevalentemente sociale che ebbe particolare rigoglio durante gli anni settanta e un’analisi dei guasti prodotti negli anni ottanta dalla convinzione secondo la quale al massimo del benessere doveva corrispondere la concentrazione quasi esclusiva sulla disponibilità di beni (provisions) si dedica ad analizzare quello che considera il problema fondamentale degli anni novanta e di quelli a venire, ovverosia a denunciare il pericolo che nel prestare solamente attenzione ai diritti positivi (la cui difesa non è mai comunque da considerarsi scontata) e alla disponibilità di beni si rischi di distruggere :” i nessi più profondi che connettono le persone alle loro comunità” quei nessi che egli chiama legature (ligatures).Nella prefazione egli commenta in particolare riguardo alla situazione italiana : “...sono venuto sempre più associando il concetto di legature a quello della società civile. Una società civile offre ai propri cittadini una” home”, oltre ai diritti che loro spettano. In Polonia è stata l’incapacità di distruggere la società civile a causare alla fine la disfatta dei comunisti: Certo la società civile non è tutto. L’Italia è un modello di società civile, ma è stata a lungo una società civile senza uno Stato. Almeno, non vi erano strutture che meritino il nome di Stato. Il problema presente dell’Italia è di creare queste strutture senza distruggere la società civile. Tutti coloro che, come chi scrive, amano l’Italia per la sua vitalità e libertà sperano che il grande esperimento di riforma dall’interno abbia successo. Le legature della società civile saranno un fattore determinante.”Quali sono le condizioni necessarie perchè l’individuo nella nostra società possa godere delle chances di vita più ampie possibile? Il concetto viene da Dahrendorf più precisamente delimitato con l’assumere che esse sono “ le impronte della esistenza umana nella società”: definiscono in sostanza fino a che punto l’individuo può svilupparsi e sono la stessa traccia storica dell’evoluzione sociale. Tali impronte (le forme di vita della società) rappresentano dunque per l’autore il grado di misura delle eventualità del progresso possibile, la cui natura va oggi confrontata con il mutare dell’unico tipo di progresso attualmente certo, quello scientifico-tecnologico a cui, per drammatica contraddizione, non corrisponde altrettanto sviluppo etico-morale.
Secondo Dahrendorf per quanto le società moderne abbiano visto maturare, proprio a causa degli squilibrii impliciti nel progredire tecnicamente, le proprie tensioni e crisi interne, sembra esserci, a causa della catena ormai consolidata di diritti positivi fondamentali di carattere istituzionale un aumento delle quantità di chances di vita esistenti e del numero di persone per le quali esse sono disponibili ,mentre, d’altro canto, afferma non potersi ignorare che la tendenza alla uniformità delle credenze e dei valori ha condotto ad una riduzione della complessità del sistema di relazioni tra gli uomini che a sua volta conduce invece ad un calo di chances di vita; paradossalmente il sistema di opportunità che si offrono in varietà molteplice nel contesto nel quale viviamo soffre dello stesso vizio di cui sembra essere inficiato il sistema dell’ informazione che ottunde le differenziazioni trasformandosi in un rumore di fondo che tutto permea impedendo di distinguere e di contrassegnare i valori secondo appropriate gerarchie di senso.Questo è il discorso sulle legature, che altro non sono nel linguaggio di Dahrendorf se non le relazioni umane il cui insieme di legami è stato in gran parte sciolto proprio per poter porre gli uomini in grado di avvalersi delle opzioni offerte dalla società moderna tra le quali la riduzione dei conflitti di classe, la diffusione del sapere e, sempre di più, la mobilità nel mondo del lavoro giocano un ruolo determinante.
di Walter Falciatore http://www.kore.it/

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