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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

luglio 10, 2009

Roberto Saviano: Ecco perché scrivo

Roberto Saviano (Foto: Edoardo Rebecchi)

Nel meraviglioso scenario della basilica di Massenzio, dove sembra che il tempo si fermi lasciando fuori un mondo rumoroso e veloce, apre la serata la voce dell'attrice Anna Bonaiuto che legge un brano tratto dall'ultimo libro di Saviano "La bellezza e l'inferno", sugli ultimi tre anni "pieni di soddisfazioni ma anche molto duri" vissuti dallo scrittore.Poi, sul palco, Roberto Saviano. In duemila si alzano in piedi, non smettono di applaudire. I cinque uomini della sicurezza che lo accompagnano ovunque faticano a tenere sotto controllo i movimenti della platea che lo acclama con foga. Saviano sorride commosso, si passa la mano sulla testa rasata. "Grazie, grazie davvero... Siete proprio in tanti, non me l'aspettavo..." dice quasi indietreggiando, come sopraffatto dall'affetto di una folla che non è fatta scoraggiare dalle due ore di fila pur di ascoltarlo, applaudirlo, sostenerlo.Sullo schermo, per tutta la serata, scorrono le immagini «Sposati alle mafie» di Alberto Giuliani, che fanno da sfondo ai racconti: donne in nero, segnali stradali crivellati di colpi di arma da fuoco, stragi di africani, volti di mafia, case mai finite di costruire. L'Italia raccontata da Saviano ha altri protagonisti e, soprattutto, altre protagoniste. Lo scrittore esordisce parlando di donne, ma non delle donne giovani e belle che in abiti succinti riempiono le televisioni ed i giornali, ma di donne vestite di nero, perennemente in lutto, con espressioni dure sui volti struccati. Sono le donne che vivono in terra di 'ndrangheta, di mafia, di camorra. Sono donne del Sud, vincolate a "regole complesse, riti rigorosi, vincoli inscindibili".Come dice Saviano, essere donna in terra criminale è terribilmente complicato, perché bisogna "mantenersi in precario equilibrio tra modernità e tradizione, tra gabbia moralistica e totale spregiudicatezza nell'affrontare questioni di business".Ed è proprio il contrasto fra modernità e tradizione che colpisce in queste donne. Donne che si sposano prestissimo, a venti, venticinque anni e da subito sono educate alla morte; sempre con un motivo per tenere il vestito nero, che spesso nasconde l'intimo rosso simbolo del sangue da vendicare. Eppure sono donne che prendono decisioni importanti, che danno ordini di morte, ma che non possono permettersi di avere un amante o di lasciare un uomo; donne che decidono di investire in interi settori di mercato, ma che non possono decidere di truccarsi quando il loro uomo è in carcere.Saviano continua, nella serata, a parlare di un'altra Italia, diversa da quella urlata e propagandata, chiusa e piena di paure, anzi la contraddice: "Ogni volta che si rende la vita impossibile ad un migrante si sta facendo un regalo alle organizzazioni criminali"In questa Italia che esiste, ma che non è raccontata, i migranti scendono in strada contro le mafie, perché non conoscono l'omertà, non hanno la percezione che tutto è sempre stato così e sempre lo sarà, in un Sud che in quelle strade li lascia soli, che ha dimenticato il coraggio.Ma di criminalità organizzata in Italia non si vuole parlare, nonostante un fatturato di 100 miliardi di euro l'anno, nonostante le 172 amministrazioni comunali che negli ultimi anni sono state sciolte per infiltrazione mafiosa, nonostante dal '92 ad oggi le organizzazioni di stampo mafioso abbiano ucciso più di 3.100 persone. "Vengo spesso accusato di diffamare il nostro Paese. Ma io vi dico che per me raccontare è resistere. E non tutto è immagine negativa. All'Italia viene riconosciuto prestigio e professionalità all'estero per il suo sistema di contrasto alla criminalità organizzata. In Italia - spiega - abbiamo il miglior Dipartimento Antimafia perché abbiamo la mafia più antica. Abbiamo le migliori leggi antimafia, sempre che non ce le cambino - dice scatenando un applauso - perché c'è una lunga tradizione penale di contrasto ai mafiosi. All'estero chiedono la nostra consulenza per aiutare a capire le dinamiche mafiose, soprattutto ora che la crisi economica ha aperto alla criminalità organizzata settori prima inesplorati e l'esperienza investigativa e giudiziaria italiana viene spesso consultata da Paesi che hanno una legislazione antimafia debole, come Spagna o Inghilterra". Per questo, conclude, di fronte alla domanda che tutti gli pongono su cosa si debba e si possa fare, come sia giusto agire, Saviano non ha dubbi: "comprate i giornali che raccontano queste storie, convincete gli editori a imporre all'attenzione pubblica questi problemi". Parlare di mafia, di scrivere di mafia: "Bisogna parlarne, mostrare la ferita", perché se è vero che la cosa più pericolosa che possa fare la letteratura è sussurrare all'orecchio del lettore: "questo ti riguarda", ebbene tutto questo ci riguarda.

di Barbara Minisci meltinpotonweb.com

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